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Diritti, Laicità

Caro Cardinale Barragan

03.12.09 | 10 Comments

di Cristiana Alicata

(Stolen kiss @Chiara Lalli)

Chi le scrive è un quadro dirigente del secondo partito di questo Paese. Ci tengo a dirglielo perché con questa lettera mi prendo davanti al segretario di quel suddetto partito, il mio, tutte le mie responsabilità legate al mio impegno politico e alla mia carica di delegata nell’assemblea del PD Lazio.

Chi le scrive è anche lesbica.

Oggi lei ha affermato che gay e transessuali (e le lesbiche?) non entreranno nel Regno dei Cieli (il Paradiso) perché violano la dignità del corpo. Lo sa Cardinale? Io non ho affatto l’impressione di violare la dignità del mio corpo quando faccio l’amore con una donna. Quando amo. Non so davvero come lei possa pensarlo. La reciprocità è un atto indegno? L’affetto, l’empatia, il sentire l’altro, è indegno? L’accoglienza è indegna?

Personalmente non so se il Paradiso esiste. Lo desidero assai, come tutti, credo, in cuor loro. Persino gli atei. E non mi permetto certo di definirne i criteri di selezione perché sarebbe certo commettere un atto di superbia, questo sì, assai peccaminoso. Eppure non oso pensare che il Paradiso, qualora esista, sia chiuso ad un giovane adolescente gay che si toglierà la vita leggendo le sue parole. Non oso pensare che sia chiuso a un anziano gay che ha militato tutta la vita per difendere i deboli e gli emarginati e magari ha accudito il suo compagno.

Non oso pensare che Giuseppina, madre lesbica di una bambina, non possa entrarci. Per lo meno non per i motivi che lei elenca.

Lei, come l’arcivescovo Caffarra che si è scagliato contro la finanziaria dell’Emilia Romagna (governata dal centro sinistra, da un governatore militante del mio partito) in cui si riconoscono le famiglie invece che un unico modello di famiglia, quello cosiddetto eterosessuale, sta perpetrando una violenza nei confronti di centinaia di migliaia di persone.

Secondo i suoi criteri, deduco inoltre, non andranno in paradiso i giovani che hanno rapporti pre-matrimoniali, le donne che abortiscono, chi si masturba. Non andrà in paradiso chi usa il preservativo. Chi fa l’amore senza amore. Chi divorzia. Certo con loro non vi accanite con la stessa violenza. Paura, eh? Insomma, Cardinale, in Paradiso, se seguiranno i suoi criteri, ci saranno davvero quattro gatti. Non ci saranno nemmeno tutti quei parlamentari che si inchinano voluttuosi alle vostre parole. Non riesco a pensare che quel Dio, così padre, non sappia, se esiste, chiamare a se i suoi figli. I francescani me lo avevano raccontato così ai tempi della mia adolescenza: perdono e amore. Ma forse anche voi siete divisi in correnti e oggi non è esattamente quella corrente che governa la vostra associazione.

Le chiedo di riflettere seriamente sulle parole che ha pronunciato. Sull’effetto che possono fare sui giovani gay e lesbiche. Su chi si scopre altro rispetto al proprio corpo. Le chiedo di esercitare l’amore cristiano. Non la pietà. No, grazie, quella non la vogliamo. E comunque non la eserciti con noi, adulti gay e lesbiche e transessuali. Ma con quei giovani che magari frequentano anche i suoi oratori e chissà che grado di dolore staranno provando, ora, davanti alle sue parole.

La prego. Un po’ di controllo.

Aggiungo inoltre, me lo suggerisce un vecchio amore che con tutti i problemi del mondo e tutte le miserie, forse la Chiesa più del nostro accesso al Paradiso dovrebbe occuparsi dei problemi del mondo. Quello vero. A noi la Croce, a voi le elucubrazioni sull’Aldilà.

Attendo scomunica.

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