Abbiamo appena letto una delle ultime bozze in preparazione a Copenaghen pubblicata dall’Unità.
A caldo, la bozza sembra molto debole. Come previsto un accordo globale vincolante è rimandato all’anno prossimo, e le parti trovano un accordo solo sul fatto che l’aumento della temperatura globale non debba superare i due gradi, tuttavia ancora non c’e’ un accordo su come e quanti tagli alle emissioni debbano essere fatti, e da chi.
questi i principali punti:
- – Impegno esplicito a fare in modo che la temperatura non cresca di più di due gradi. Ma questo quante emissioni di gas serra significa? e 2 gradi globali, quanti gradi significano in Africa? 3-4 gradi? in sostanza, quanti profughi? quante vittime?
- – La cifra essenziale (la % di riduzione di delle emissioni per i paesi industrializzati) non c’è ancora nella bozza, c’è una X dal 1990 e una Y dal 2005
- – Come previsto, ci si impegna ad un accordo giuridicamente vincolante entro COP16, ma per ora solo impegni politici
- – Le parti *dovrebbero* cooperare per raggiungere il picco delle emissioni il prima possibile, i paesi in via di sviluppo lo raggiungeranno dopo i paesi industrializzati perché la loro prioritá sono sviluppo e lotta alla povertá.
- – Gli impegni dei paesi in via di sviluppo sono ancora definiti a livello volontario nazionale (quindi Cina e India si riservano di stabilire in proprio le proprie politiche di mitigazione). I paesi in via di sviluppo si impegnano a fornire dati e report almeno ogni due anni, ma non c’e’ alcun meccanismo internazionale di controllo e auditing. Il controllo delle emissioni è espressamente domestico.
- – Non c’è alcuna distinzione fra paesi emergenti e paesi poveri, quindi resta la distinzione solo fra Annex I e non Annex I. Il ché mi sembra un problema evidente. L’unica distinzione è nel fatto che, quando si parla di iniziative di aiuto e trasferimento tecnologico dai ricchi ai poveri, si fa sempre riferimento in particolare ai paesi meno sviluppati, ai paesi insulari e a quelli piu’ vulnerabili.
- - I paesi sviluppati mettono sul piatto 30 bilioni di $ entro il 2012 e 100 fino al 2020.
- – La gestione di questi soldi è demandata ad una nuova istituzione in ambito ONU e non a Banca Mondiale o simili, e questo mi sembra un successo per i paesi poveri.
- - Si crea un “comitato ad alto livello” per stabilire le modalità di finanziamento del fondo: (questo comitato rimanda la discussione dell’ipotesi, fatta da Brown e Sarkozy, di introdurre una Tobin Tax a fini climatici?)
- - Sulla prosecuzione degli impegni legali presi dagli Annex I a Kyoto, si rimanda: in pratica i paesi sviluppati non garantiscono che proseguiranno dopo il 2012, ma nemmeno lo escludono.
- - Gli Stati Uniti come si sa rimangono fuori dai meccanismi di Kyoto.
Insomma per ora sembra una cosa debolissima. Forse meglio nessun accordo che un brutto accordo, come dice il vescovo Tutu?iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Purtroppo anche il discorso di Obama non ha spostato nulla di sostanziale. Anche se ho letto interpretazioni difformi. Il NYT mette l’accento sul fatto che Obama ha richiesto alla Cina più trasparenza nelle rilevazioni (ed infatti, nel leggere la bozza, mi è sembrato che qualche accenno a misure internazionali dei risultati dei paesi non Annex I ci siano), mentre il Guardian parla di delusione.
Però, almeno, c’è l’impegno a continuare e qualche piccolissimo passo avanti. Il fatto è che sta succedendo che i tempi delle decisioni politiche stanno diventando più lenti dei tempi del clima. Una novità assoluta…
la bozza parla esplicitamente di monitoraggio domestico, e che in caso di dubbio un chiarimento *puo’* essere richiesto ai paesi in via di sviluppo, ma che questi risponderanno *a loro discrezione*!
mi pare evidente che senza un sistema di auditing internazionale non si va da nessuna parte…
La novità dell’ultimo minuto è che pare che l’ONU abbia chiesto ai leaders di fermarsi un giorno di più per perfezionare l’accordo. O stanno litigando sulle percentuali, o forse c’è qualche possibilità di miglioramento…
Questa bozza riflette un accordo ancora debole.
Oltre a non indicare ancora le % di riduzione dei paesi industrializzati, non definisce impegni per i Non-Annex 1.
Anche negativa l’assenza di un riferimento al 2050 (ma pare che sia in discussione).
Infine l’ultimo articolo, traduce ancora la confusione sul trattato da realizzare nel corso del 2010: rinnovo di Kyoto o nuovo trattato?.
La nuova bozza fa un passettino in avanti con l’indicazione degli obiettivi del 50% di riduzione entro il 2050 (80% per i paesi sviluppati). Anche la possibilità di “controllo” internazionale dei dati dei paesi non annex I sembra appena appena migliorato. Certo la strada è ancora lunga…