Aria incognita

di Giorgio Gualberti*

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(foto: Giodi)

Una delle “verità scomode” sul clima è che a tutt’oggi, dopo 15 conferenze della Convenzione delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici (UNFCCC), i dati sulle emissioni dei gas effetto serra (GHGs) suddivisi per paese sono incompleti e lacunosi. Esiste una evidenza scientifica solida sulla relazione tra l’aumento delle emissioni e il riscaldamento terrestre (vedi per esempio qui), ma il sistema di monitoraggio finora messo in piedi non copre alcuni dei paesi piu’ grandi e inquinanti, il che è piuttosto sorprendente visto che l’altra metá di qualsiasi accordo sulle riduzioni delle emissioni è un accordo su un sistema di verifica completo e trasparente.

Purtroppo monitorare le emissioni di ciascun paese non e’ facile, viene effettuato attraverso complesse metodologie da tutti i Paesi industrializzati (quelli inclusi nel cosiddetto Annex-I della convenzione) e comunicato all’UNFFC. Gli ultimi dati sono stati presentati a Copenhagen e possono essere consultati qui. Tali dati pero’ non prendono in considerazione i Paesi in via di industrializzazione (quelli non inclusi nell’Annex-I), che si stima producano ormai la meta’ delle emissioni annue mondiali.
Nel frattempo sui media escono dati in libertá e di difficile interpretazione. Davvero la Cina ha superato gli USA ed è oggi il paese che emette piu’ CO2?
Davvero la deforestazione selvaggia rende l’Indonesia il terzo emettitore al mondo? E il Brasile a che punto sta? (e il Madagascar?). E’ vero che il 18% (diciotto per cento) delle emissioni globali deriva dall’industria dell’allevamento della carne?
Tutte queste domande non hanno una risposta “ufficiale” da parte dell’UNFCCC.
Nella pagina web che presenta i dati sulle emissioni di tutti paesi del mondo (questa) i dati dei paesi in via di industrializzazione sono estremamente lacunosi (qua). Un esempio? I dati della Repubblica Popolare Cinese, del Brasile, dell’Indonesia e di molti altri paesi sono fermi al 1994, quindici anni fa! Quindici anni in cui il mondo è cambiato, e montagne di carbone, di petrolio e di alberi sono state bruciate. Quasi tutti i dati sui paesi non industrializzati sono fermi al secolo scorso come si puo’ verificare qua.
Naturalmente questo ha un motivo giuridico. I paesi non-industializzati (cd: non-annex I) non hanno ricevuto limiti alle emissioni nel protocollo di Kyoto, ergo, non hanno ricevuto obblighi di comunicare e monitorare le proprie emissioni e quindi la maggior parte di loro ha fatto il lavoro minimo, ovvero ha presentato il primo report e poi piu’ niente. Il che è comprensibile per la Repubblica Centroafricana, ma molto meno per le superpotenze emergenti.
Naturalmente, siccome la stessa UNFCCC si rende conto di non poter fare affidamento solo sui propri dati, rende disponibile un elenco di istituzioni esterne che “calcolano” le emissioni dei vari paesi del mondo, qua. Tra queste fonti di dati alternative troviamo la divisione di statistica delle Nazione Unite UNSD (che reimpacchetta gli stessi dati UNFCCC qua), la FAO (che ha alcuni dati sul settore delle foreste qua), il programma ambientale delle Nazioni Unite UNEP (che dice di avere i dati, ma sono gli stessi dell’UNFCCC e per di piu’ non si riescono a scaricare), la Banca Mondiale (che nella versione on-line del suo World Development Indicators presenta unicamente i dati di CO2 per capita, in un formato inusabile e ha come fonte il centro di analisi CDIAC del governo Statunitense), e per finire l’Organizzazione Mondiale della Metereologia WMO (che qui, fornisce utili dati sulla presenza di GHGs nell’atmosfera).
Uscendo dal quadro delle Nazioni Unite, l’unico organismo internazionale che fornisce alcuni dati è l’International Energy Agency (che dipende dall’OCSE /OECD e rappresenta 28 paesi) e che stima le emissioni di CO2 causate dall’uso dei combustibili fossili. I dati sono disponibili gratuitamente a partire da qui (grazie!) ma hanno il limite ovvio di prendere in considerazione un solo settore e un solo gas, che anche se è il piu’ importante rappresenta solo il 56,6% delle emissioni totali. Il resto è ancora terra – o meglio aria – incognita.
Due ultime cose, la prima è che il tema dei dati contenuti nelle comunicazioni dei paesi in via di sviluppo è stato uno dei primi temi abbordati (e dato che è scottante, stralciato) nella prima giornata di discussione a Copenaghen (come si puo’ leggere qui).
La seconda è che come si sa, con pochi mezzi, ma grande intelligenza, si possono ottenere risultati straordinari. Il Center for Global Development, uno dei piu’ prestigiosi think tank indipendenti americani, ha appena dimostrato una metodologia a basso costo, usando mappe satellitari pubbliche della NASA, per scoprire trimestralmente dove e quanto le foreste sono tagliate, e la sta offrendo open-source alla comunitá internazionale. Per ora ci sono le mappe dell’Indonesia qua. Ah, sono gli stessi che hanno fatto un database che contiene tutte le emissioni dei 50.000 impianti di produzione energia piu’ inquinanti in tutto il mondo e lo aggiornano ogni anno. Bravi!
*con la collaborazione dei mille-energia!

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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