Abuso porta abuso

di Tommaso Caldarelli
In Italia di Internet si abusa. E se ne abusa per due motivi: perchè non si sa come funziona, e perchè c’è una cultura del diritto da paese del terzo mondo.

Il primo dei due motivi è stato sufficientemente analizzato nelle pagine dei giornali e sui blog, in questi giorni: parlare di lotta contro l’anonimato su Internet è un’idiozia. Su Internet non c’è niente di anonimo, ma non da oggi, non da ieri, da sempre, dal Trumpet Winsock in poi. L’IP dell’utente è sempre rintracciabile, ed è rintracciabile con modi molto facili e veloci: il che porta all’identificazione del computer da cui si opera, con restringimento delle ipotesi di colpevolezza, al massimo, al nucleo familiare. Si ricordino le lotte storiche di Colombo-BT contro la cancellazione, gli spostamenti di server in Repubblica Ceca o in altri paradisi ritenuti sicuri (misure inutili, ti sgamano comunque): noi, sul P2P, sull’anonimato in Internet e sul caso Napster ci facevamo i corsi alle autogestioni scolastiche, cinque anni fa. E valga come esempio la considerazione di buon senso per cui, se qualcuno dei presenti intendesse darsi alla ricettazione monetaria, certo non procederebbe mediante carta di credito. Sarà assurdo, ma la concretezza fisica dei beni riesce ancora ad essere occultata; la virtualità irreale della telematica è sempre stata certa, rintracciabile, palese.

E’ probabilmente non conoscendo tutto questo che ci si ritiene di darsi alla pazza gioia su Internet, improvvisandosi shouters di qualsiasi opinione, anche della più becera, convinti di avere sempre a disposizione un martello in un negozio di cristalleria privato e buio, di cui nessuno ha mai saputo niente e di cui niente mai si saprà. Si dice, sempre in questi giorni, che le regole per reprimere gli abusi già ci sono, ed è molto vero. Solo che la maggioranza degli utenti a malapena sa come funziona il mezzo, figurarsi se tiene in un qualche conto gli strumenti di controllo: un comportamento dilettantistico da ladro che non bada al circuito chiuso mentre rapina bellamente una banca.

Epperò il punto non è mai la repressione. Il punto non può essere l’aspettare che la violenza della legge e della repressione armata limitino uno spazio di libertà altrimenti ineguagliabile. E’ vero sempre, e stavolta è forse più evidente che in altri casi, che non appariamo certo in grado di gestirci le nostre libertà se, appena la maestra esce dalla classe, ci mettiamo tutti a scrivere sui muri. Io non ho bisogno che una legge mi dica di non uccidere per non farlo. Perchè non è che, automaticamente, tutto ciò che non mi è vietato, allora mi è permesso: questa è una concezione del diritto anglosassone che, nel loro sistema giuridico, finisce per essere vera (e comunque non sempre) a condizioni diverse dalle nostre – ovvero: si, si, fai pure, ma poi andiamo dal giudice, e se ha sgarrato paghi.

L’unica strada sta nella auto-responsabilizzazione degli utenti del web, che passa necessariamente da quel minimo di educazione tecnologica al mezzo necessaria per usarlo. Abbiamo davvero bisogno di abusarne, tanto da costringere chi di Internet non ha mai capito niente ad emanare strumenti repressivi? E smettiamola, no?
E dico, non volendo innalzarmi a niente, che questa è la strada che questo blog ha provato a prendere fin dall’inizio. Su questo blog c’è la firma in alto a destra, e il tenutario cerca di mettere in evidenza quelli che sono fatti per i fatti che sono, e quelle che sono opinioni cercando evidenziatori i più brillanti possibili per sottolineare l’incertezza e l’opinabilità dei passi in questione. Perchè non c’è modo, sulla rete, di nascondere niente, e quindi è meglio non avere niente da nascondere.

E perchè invocare uno spazio di libertà senza prendersi la conseguente responsabilità, e per cui presumere, sotto sotto, che Internet debba essere (rimanere?) l’isola di Tortuga dove non c’è legge, non porterà, secondo me, da nessuna parte e, di più, non sarebbe giusto.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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7 Commenti

  1. Marco

    In questa frase “Perchè non c’è modo, sulla rete, di nascondere niente, e quindi è meglio non avere niente da nascondere.” c’è il nocciolo della questione! Sulla rete non si può nascondere niente, da qui la paura, mascherata da repressione, in realtà si vuole solo impedire che i fatti emersi vengano reiterati nel tempo, le minchiate del cavaliere dilagano in centinaia di video e nessuno è in grado di fermarli, le riprese delle manifestazioni, gli incidenti, ogni cosa che finisce in rete è fruita liberamente da tutti, questo è il vero problema: tutti possono liberamente vedere e leggere tutto!

  2. Trovo un pò infantile invitare gli utenti l’autoregolamentazione e il bon ton telematico perché altrimenti i “cattivoni” ci tolgono il giocattolo.
    Il punto è che se di autoregolamentazione parliamo, allora, è evidente che la valutazione è personale. A te danno fastidio delle cose,a Francesco Costa delle altre, a me ancora altre. E’ inutile girarci attorno, se su FB nascono gruppi di adesione al gesto di uno squilibrato, con messaggi violenti, tu (mi sembra) pensi che sia giusto mettere un freno, io non ne sono altrettanto convinto. Il giudizio che diamo di quelle volgarità magari è lo stesso, ma la conseguenza che ne traiamo è diversa.
    Se è di cattivo gusto che stiamo parlando è molto difficile stabilire il confine, ad esempio, tra la battuta che ho trovato su FB:

    A Natale i souvenir te li tirano appresso

    e questa pubblicata da Spinoza.it:

    Il premier dovrà sottoporsi a un intervento per rimuovere dal volto la scritta “onaliM id odrociR”.

    Tu dici “diamoci una regolata”, ma la “regola” su che base la stabiliamo? Per avere una regola, bisognerebbe partire da valori comuni condivisi, ma è proprio questo il problema, questi valori non ci sono. Perfino i pirati della Tortuga stavano un pezzo avanti a uqesta nostra povera Italia.

  3. mussio

    Abuso porta nuova soluzione.
    Secondo me contro una forte repressione come stanno facendo in Francia con L’hadopi l’unica soluzione è quella di buttarsi nel p2p anonimo.
    I francesi lo stanno facendo alla grande andando a pescare qui:
    http://board.planetpeer.de/index.php/board,68.0.html
    e in partcolare qui:
    http://www.stealthnet.de/it_index.php
    Voglio vedere se riesco no a metterci una pezza. E comunque usciranno fuori altre soluzioni oltre a questa puoi starne certo.
    Ai miei tempi il mulo era che uno comprava un disco e poi lo registrava a 100 persone e così via. Oggi c’è emule, domani Stealthnet o simile.
    C’è sempre una nuova soluzione….
    Ciao..

  4. Tollio

    @Mussio
    Ti ringrazio per questa segnalazione.
    Sto provando Stealthnet da un paio di giorni e devo dire che mi sto trovando abbastanza bene. Il programma è molto meno macchinoso di emule e anche a velocità non è assolutamente deludente. Pensavo fosse un programma difficile da settare o cose simili e invece….
    Certo ci sono poche fonti in italiano ma viste le garanzie e i vantaggi che offre non dubito che presto sarà ben popolato anche da materiale nella nostra lingua.
    Ciao.

  5. Modem

    Strano che questo stealthnet non sia ancora conosciuto qui in Italia.
    Mi sembra un programma molto ben seguito e con una comunità molto grande alle spalle.
    Forse da noi ancora non c’è la percezione della possibile punizione in caso si venga beccati con le mani nel sacco.
    Non sò se rendo l’idea….
    L’italiano ci pensa poco alla possibilità di essere “pizzicati” nell’atto di….
    Mah! Finchè dura questa pacchia….
    Ma durerà ancora per molto?
    A voi le previsioni.

  6. Elle

    Ho trovato notizie riguardo la nuova legge francese Hadopi.
    Pare che l’Europa abbia negato l’avallo a questo tipo di indirizzo, cioè ha negato la possibilità di indicare gli ISP come sceriffi della rete.
    Questo mi sembra dar la possibilità di respirare un pochino anche ai filesharer italiani che temevano presto rappresaglie anche in Italia.
    L’attenzione internazionale verso il p2p cresce in continuazione e nuvole grigie si intravvedono all’orizzonte del mondo del filesharing. Sarebbe poco prudente uscire senza….ombrello!!!

  7. modem

    ciao elle
    ho letto anche io questa notizia, il problema però è rendere partecipi la maggior parte degli utenti di emule che molto spesso sono solo ragazzini mal seguiti dai genitori che la sera scaricano di tutto dal film al gioco per la psp.
    Con questi non ci sono contatti perchè non leggono e non si informano, scambiano informazioni solo con i loro coetanei a scuola o in palestra e quindi spesso non hanno contatti con l’informazione. Se si continua così capiterà come è già successo per altre reti, che si arriverà al punto che qualcuno ci rimetterà le penne e solo allora, grazie ai telegiornali, arriverà questo passaparola e si cambierà tutti per una rete più sicura. Ma sarà troppo tardi.
    Mentre all’estero gli studenti e i ragazzi in generale sono più informati e ci tengono ad essere informati, i nostri bambacioni invece pensano solo al pallone e ai videogames e non leggono nulla e non si fanno domande.
    Vedi in Francia, come si accennava, c’è stata immediatamente una migrazione veloce e di massa verso l’anonimo.
    Da noi forse si può dare la colpa dell’educazione ricevuta, sicuramente, ma come fare per ovviare?
    Ciao.

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