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Futuro, Home

2010: fuga dall’Italia

05.12.09 | 8 Comments

di Andrea Privitera

Anche se la lettera di Pier Luigi Celli sembra essere stata scritta per me, studente a tre esami dalla laurea e per giunta in Erasmus, mi ci sono voluti alcuni giorni per decidere se dire o no qualcosa a riguardo; un po’ per paura di ripetere le solite banalità, ma soprattutto perché si tratta di un argomento anche personale.

Avessi letto questo appello un anno fa probabilmente l’avrei condiviso senza pormi troppe domande: l’Italia è un paese vecchio, senza troppe opportunità e da cui non mi devo aspettare nulla. Ricevendo oggi l’invito a fuggire definitivamente non sono poi così sicuro di seguirlo. Considererò opportunità future sia all’estero sia in Italia, perché inizio a credere che non siamo poi ridotti così male come crediamo di essere.

Continuiamo a dirci che non siamo un paese normale: pare che chiunque abbia un motivo per pensarlo, dal conflitto d’interessi all’immigrazione clandestina. Ecco, a me l’espressione “l’Italia non è un paese normale” ha davvero stancato. L’Italia è un paese vessato da gravissimi problemi, ma è un paese normale proprio perché siamo a conoscenza di questi problemi -più di quanto possa sembrare- e ne siamo parecchio preoccupati, ciascuno con le proprie priorità.

Difficilmente parlando con un ragazzo europeo della mia età sentirete discorsi molto ottimisti: uno spagnolo vi dirà che il problema delle comunità autonome blocca il resto del dibattito politico; un tedesco vi parlerà del caos di un sistema educativo frammentato a causa del federalismo; un belga si lamenterà dei cattivi rapporti tra la regione fiamminga e quella francofona; e così via. Parlare dei mali del proprio paese è forse la più spontanea delle dichiarazioni di affetto, e noi al nostro paese dimostriamo così tanto affetto che spesso ci dimentichiamo delle cose che funzionano.

Abbiamo il più grave caso di conflitto d’interessi dell’Occidente democratico? Però le nostre istituzioni repubblicane funzionano ancora, riuscendo a bocciare leggi incostituzionali e a frenare i più evidenti abusi di potere dell’esecutivo. La nostra cultura è quella delle veline e dei tronisti? Non solo, visto che il nostro cinema e la nostra letteratura è ancora influente sulla scena internazionale.

Trascorrendo il periodo finora più lungo lontano da casa, scopro di non essere nè nazionalista nè menefreghista: io all’Italia voglio bene come a una mamma, nei suoi immensi pregi e nei suoi drammatici difetti. Non so ancora dove vivrò e lavorerò dopo gli studi, ma mi rendo conto che la retorica del scappo di casa a tutti i costi suona ormai un po’ troppo adolescenziale per uno che si ritrova a due passi dalla vita adulta. A una certa età è il caso di essere più pratici che retorici, ed è proprio la retorica che certe volte ci frena dal rimboccarci le maniche..

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