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Wi-FIght!

20.11.09 | 1 Comment

di Lucio Scarpa

Anche quest’autunno si sta parlando pochissimo del fatto che il famigerato decreto Pisanu è in scadenza al 31 dicembre 2009. Per chi lo avesse rimosso, ricordo che la parte sul web del decreto impone che, per offrire connettività al pubblico, si debba essere registrati in Questura – io che ho il WI-FI di casa senza password sono un pericoloso fuorilegge – e si sia obbligati a identificare e registrare i dati personali e il traffico effettuato di chi accede ad internet. Nel 2005 la legge era stata proposta sulla scia degli attentati di Londra e Madrid, ed era giustificata anche dalla vicinanza dell’11 settembre. Una legge di emergenza, e che avrebbe dovuto durare solo fino al 31 dicembre 2007. Solo che in Italia dicembre è il momento del decreto milleprogroghe e del rinnovo indistinto di tutti i decreti in scadenza. Nel 2007 e 2008 il decreto Pisanu è stato prorogato in silenzio, e la cosa ha provocato reazioni e proteste solo a posteriori. Quest’anno cerchiamo di non ripetere l’errore e svegliarci a gennaio 2010 per recriminare sull’ennesima proroga. Entrando nel merito del decreto, l’efficacia dal punto di vista della sicurezza non è mai stata provata, mentre è assolutamente provato che l’Italia è l’unico paese ad essersi dotato di misure così restrittive. Come è provato che questa misura ha effetti disastrosi sullo sviluppo di progetti di connettività pubblica, con grande danno alle aree di paese più disagiate, e condanna l’Italia ad essere uno dei paesi con meno hot spot al mondo.

Lo ha ben spiegato Sergio Maistrello, su Apogeoonline: “I costi della legge Pisanu sono altissimi. Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a internet: nel momento in cui nel mondo la rete si apre sempre di più al prossimo grazie alle tecnologie wireless e all’utopia mutualistica dei tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici, in Italia abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, aliene alla sua immediatezza ed efficacia. È come se dopo gli anni ’70 il telefono fosse rimasto alla teleselezione tramite operatrici. Le capitali di mezzo mondo stanno ricostruendo le proprie identità sociali grazie a un prodigioso sistema operativo per le relazioni: noi qui stiamo aspettiamo di sconfiggere ogni strutturale devianza prima di fidarci nuovamente di noi stessi.

Mentre altrove internet si rafforza come diritto riconosciuto all’interazione con l’altro, un’infrastruttura per il progresso sociale ed economico da favorire e da proteggere, per le classi dirigenti italiane – complici leggi miopi o leggi d’emergenza protratte nel tempo, come la Pisanu – si è trasformato nel luogo comune dell’inutilità, della devianza e del reato diffuso. Non abbiamo sconfitto i nostri fantasmi, in compenso abbiamo perso tempo e opportunità, che oggi costerà molto più caro recuperare. Abbiamo perso anche diritti, lasciando che oggi in determinate circostanze gli estremi delle nostre navigazioni parlino per noi con un’intimità che mal si concilia con la legislazione sulla privacy di un paese civile. Questa legge ha contribuito a trasformare un paese spaventato dai mantra delle sue stesse leadership in un paese più arretrato, più rinchiuso in se stesso, più complicato, più pessimista di quanto il mondo d’oggi consentirebbe. La legge Pisanu non garantisce di fermare la pazzia di un estremista, in compenso sta contribuendo alla strage quotidiana delle aspettative e delle opportunità di una intera Nazione.”

Probabilmente il Governo considera positivo che gli accessi a internet e all’informazione siano limitati, ma noi non possiamo tollerarlo e possiamo ricordareche abolire il decreto Pisanu non costerebbe nulla; non come la diffusione della banda larga a cui si è rinunciato per l’impossibilità di reperire 800 milioni. Cosa possiamo fare noi, semplici cittadini, per impedire una nuova proroga?

Tante semplici cose. Scrivere al Ministro degli Interni per “suggerirgli” di non prorogare questa misura restrittiva (maroni_r@camera.it e ufficiocomunicazione@interno.it); mi raccomando siate gentili e non ditegli cosa pensate di lui :)

Poi aderite sul blog WI-FIght, iscrivetevi al gruppo su Facebook, scrivete un post sul vostro blog e una lettera al quotidiano della vostra città, parlatene con l’amico parlamentare (chi non ne ha uno!).

Insomma, fate tutto il possibile perchè se ne parli prima che sia troppo tardi.

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