di Profondo Rosso

(foto nikite)
Quel giorno non posso non ricordarlo senza un velo di tristezza. Proprio venti anni fa, avevo 13 anni, ero da un mesetto entrato alle superiori, in un liceo di una zona popolare di Bologna, finalmente avevo finito le scuole dei piccoli. Aspettavo da 3-4 anni di potere passare dalla lettura della politica sui giornali, all’azione. Sognavo fin da quando ero bambino il partito dei lavoratori, l’organizzazione che rappresentava l’eldorado e il mito: la riscossa degli oppressi, la rivolta contro lo status quo.
C’erano “Andreotti il mafioso” (era scritto sui muri non avevo bisogno di sottili ed elaborati procedimenti giudiziari per saperlo), “Craxi e la sua banda di ladri” (ed anche questo ben prima di Di Pietro & co., la vox populi identificava i socialisti con i ladri), tutti i vari baroni democristiani imperanti, Gava, Gasperi, Scotti, Lima, Forlani. In quell’Italia decadente un bambino di 10 anni aspettava con ansia di diventare adolescente per poter dare il suo contributo a cacciarli, entrando nell’unico partito che non era nelle stanze dei bottoni e che aveva come ragione sociale quella di abbattere il sistema, il PCI.
E allora immaginatevi aspettare che il tempo della crescita ti consentiva di entrare nell’organizzazione giovanile, la FGCI, un luogo che aveva un’aura di mito. Aspettare con impazienza un anno dopo l’altro di crescere per potervi essere ammesso. Ma niente, puff da un giorno all’altro, ti svegli il 10 novembre e tutto il mondo che avevi intorno, che stavi guardando con gli occhi distorti e sognanti di un neo-adolescente venire giù. Mancava poco, stavi sulla soglia della porta, potevi entrare nella prima stanza da dove si poteva iniziare a partecipare alla grande lotta contro il potere, dei deboli contro i forti, della giustizia contro i soprusi! E in una notte sola, via, la stanza non esiste più, scomparsa … si può capire bene come ci sia potuto rimanere di sasso … attonito, senza parole. L’olimpo di masse operaie e contadine che prendevano la falce e impugnavano il martello, condotte verso la salvezza in un tripudio di bandiere rossi, soli dell’avvenire, spazzato via. Un luogo al di là del tempo e dello spazio dove si sarebbero abbattuti il mondo piccolo, individualista, provinciale della borghesia, della piccola e della grande. Niente, avevano vinto loro! I cattivi!!! Una sensazione terribile e opprimente. Come se in un film di John Wayne vince lo sceriffo cattivo e corrotto.
Mi ricordo ancora quella mattina triste, arrivare a scuola e tutto il mondo diverso. Tutti i servi dei capitalisti dirti: hai visto? il comunismo non esistete più, avete fallito! Hai visto? avevamo ragione noi! Lasciargliela vinta, lasciare il campo a loro. Fine, KO. Come non poter quindi ricordare con un velo di tristezza quel giorno, quella mattina?
Quando poi solamente l’anno prima il socialismo sembrava poter riavere un nuovo sussulto, un nuovo slancio, in tutta Europa grazie ai campionati europei di calcio (eh si, sport e politica, pallone e politica non sono mica un’invenzione di oggi), con la perfetta nazionale dell’URSS guidata dal colonnello Lobanovsky che era arrivata ad un passo dalla vittoria, dopo aver insegnato il calcio a tutti.
Non ero altro che un normale ragazzino, ignaro di tutto quello che accadeva veramente dietro la cortina di ferro, che viveva semplicemente, sentimentalmente, il comunismo come l’opposto dello status quo, una speranza messianica di cambiamento della società. E giustamente, direi. Se non si è idealisti e rivoluzionari a 15 anni quando lo si deve essere? Mi hanno sempre atterrito i giovani già moderati, perché mi domando sempre ‘cosa mai diventeranno a 50 anni quelli che a 15 sono già politicamente pacati e conciliatori’?
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







la domanda vera sarebbe. oggi c’è qualche ragazzino di 15 anni che aspetta in ansia i 18 anni per votare PD? no? e perché no?
Caro profondo rosso (!), forse bisognerebbe distinguere…l’utopia, il sogno, la letteratura, dal regime che (meno male) quel giorno è finito. Invece, credo che proprio grazie alla fine della peggiore perversione della storia (perversione di un sogno, di ideali, del desiderio di giustizia dei popoli) oggi, oggi più che mai si possa tornare a costruire un domani avvertiti delle distinzioni che, quel ragazzino ignaro nel frattempo cresciuto, ora dovrebbe conoscere.
non capisco perché non riesco a vedere i commenti che aggiungo … ci riprovo.
caro gio: si mi sembra un’osservazione perfetta. Per non arrivare al desiderio di aspettare i 14 anni per iscriversi alla federazione giovanile (pochi sanno che esiste una federazione giovanile del PD), anche aspettare i 18 per votare PCI. Ecco anche quello, ovviamente, a noi è toccato votare “progressisti” e ripiegare su una falce e martello in quella scheda del proporzionale. Un contentino diciamo.
cara emanuela: hai proprio ragione, la maggiore perversione del comunismo (anzi del socialismo reale) è stato il tradimento verso il giusto desiderio di giustizia tra i popoli. Oggi ce n’è poco proprio di questo desiderio di giustizia. La vittoria della borghesia, di quella grande che ha generalizzato i valori piccolo borghesi. Hanno vinto i cattivi della canzone di Claudio Lolli. Purtroppo la vita non è un film di Hollywood, al contrario finisce per forza male. Anche la vita collettiva oltre quella individuale.
Ma per piacere. In Europa, per chi non se ne e’ accorto, ha vinto la sinistra. Non esiste altro luogo nel tempo e nello spazio in cui gli individui e i gruppi meno privilegiati abbiano goduto di un tale livello di benessere, liberta’ e prosperita’. Da quando 150 anni fa i primi braccianti analfabeti si ritrovavano sui bordi dei campi per organizzarsi e difendere i loro diritti, nonostante fossero piegati dalla fatica e umiliati dal bisogno, di strada se ne e’ fatta davvero molta, se oggi possiamo permetterci di mettere al centro del dibattito dove attaccare il crocefisso. E nessuno ha regalato niente.
@Gianni,
io mi permetterei di dire che ha vinto (almeno nell’idea di Europa) il progressismo, cioé un orizzonte che accomuna “la sinistra” e “il liberalismo” (quello vero, non quello italiano). E la democrazia europea, con tutti i suoi limiti, non mi pare proprio, per rispondere a Profondo Rosso, il regno dei cattivi.