Tutta un’altra storia

di Marco Campione

Bianca Orlando su questo blog ha scritto alcune riflessioni interessanti sulla scansione dell’insegnamento della Storia nel primo ciclo di istruzione.

Premetto che non essendo né un docente, né un pedagogista quanto dirò va preso più che in altri casi come mera opinione personale. A differenza di quella che potremmo definire “politica scolastica”, per la quale rivendico il fatto che non abbiano titolarità ad occuparsene solo i docenti, qui parliamo di aspetti molto più specifici per i quali niente più dell’esperienza personale può valere.

Perché nel 2003 si cambiò la scansione temporale dell’insegnamento della Storia (un primo cambiamento era stato introdotto da Berlinguer, introducendo il fatto che nell’ultimo anno si sarebbe dovuto studiare solo il Novecento)? Banalmente perché da quando era stata decisa la scansione precedente erano passati circa ottant’anni e questi ottant’anni non venivano praticamente studiati perché “non si faceva in tempo”. Pensare di studiare nei primi due anni di secondaria inferiore dalla Preistoria al Congresso di Vienna era impensabile e per questo si decide di “diluire” tutto in chinque anni, lasciando al sesto il Novecento.

E dico questo anche io – come l’autrice – cercando di non entrare nello scontro (tutto ideologico) “ah il Novecento!” versus “ah i Classici!”, ma facendone un discorso meramente pragmatico: in altro modo non ce la si fa.

Precisata la ratio dell’intervento governativo, credo però si debba andare oltre. Quella che non funziona più (dal punto di vista dei ragazzi, intendo) è l’insegnamento della Storia in modo strettamente cronologico. Non è la nuova scansione temporale ad aver creato le lacune di cui si parla nel post, ma il fatto che gli studenti non assimilano le nozioni e i concetti come prima (nella misura di prima, ma neanche con le modalità di prima). Ciò che servirebbe è un maggiore approfondimento e per farlo non ci sono purtroppo alternative: il docente dovrà scegliere se approfondire un tema piuttosto che un altro.

Credo si debba una volta per tutte prendere atto del fatto che il modo “cronologico” di studiare la Storia sia inutile (forse anche dannoso, ma non voglio avventurarmi in terreni impervi) e gli si debba preferire un approccio per filoni e percorsi; in alcuni casi e in alcune classi (l’ideale sarebbe per alcuni studenti) anche percorsi monografici. Approfondendo questo o quel periodo a seconda delle necessità e – perché no – in parte anche a seconda degli interessi dei ragazzi e delle predisposizioni dell’insegnante. Questo approccio permetterebbe di superare molti dei limiti e dei paradossi messi in evidenza nel post che ho citato.

Infine una noterella a margine che prescinde dall’argomento specifico. Ad un certo punto l’autrice fa un’affermazione che mi ha colpito.

Il mutamento è stato graduale, vista anche l’iniziale contrarietà di molti docenti; poi, complici anche le case editrici che non hanno più ristampato i volumi con le vecchie scansioni, negli ultimi tre/quattro anni, si è definitivamente affermato.

Involontariamente (credo) questa frase ci dice due cose per niente gentili nei confronti della categoria. Infatti da un lato si rivendica che i docenti abbiano ritardato la messa in pratica di una riforma che – ci piaccia o non ci piaccia – è Legge dello Stato e dall’altro ci dice che questa resistenza è venuta meno quando “le case editrici non hanno più stampato i volumi con le vecchie scansioni”.

La prima cosa è da contrastare, non tanto perché presta il fianco ad affermazioni risibili del Ministro pro tempore (comportamenti di questo tipo non sono dettati da un voler “fare politica”, ma per lo più da inerzia), ma piuttosto perché, se assecondati, rendono impossibile qualunque mutamento del sistema.

La seconda invece meriterebbe di essere approfondita perché sintomatica di un modo di fare lezione che molti docenti faticano ad abbandonare. In parte è connessa a quanto dicevo sopra sull’insegnamento cronologico della Storia, in parte al fatto che si fa fatica ad introdurre forti dosi di innovazione nell’insegnamento stesso. Non sta scritto da nessuna parte infatti che il docente debba utilizzare il libro di testo e se lo fa è – anche qui – per inerzia se non, a volte, per una vera e propria pigrizia intellettuale.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

9 Commenti

  1. bianca orlando

    una serie di cose:
    1) la riforma Berlinguer riguardava l’insegnamento della storia nelle scuole superiori, io mi sto riferendo al ciclo precedente.
    2) le resistenze degli insegnanti: sono abbastanza stufa di leggere che noi insegnanti siamo “contro” per partito preso. forse sarebbe il caso di chiedere il nostro parere prima di scodellarci le riforme con un bel decreto legge(né Belinguer, né Moratti né Gelmini l’hanno fatto), perché magari qualche idea ce l’abbiamo anche noi. ti assicuro che nel 2003, quando abbiamo letto i nuovi programmi, il grido “ma che immane ca*****” si è levato unanime.
    2bis) la gradualità è dovuta anche al fatto che le cose nella scuola a volte hanno dei tempi loro: se una seconda “vecchio modello” inizia l’anno studiando l’Alto Medioevo, un insegnante non può di punto in bianco adeguarsi al “modello Moratti” iniziando dal Rinascimento e saltare quasi mille anni di storia perché il Ministro ha detto che da ora in poi si farà così.
    3) la storia per percorsi e temi:
    chiariamo che io adoro la storia per temi e percorsi e chiariamo anche che molti insegnanti l’hanno sempre insegnata in questo modo, generalmente affiancando i due modelli, quello tematico e quello cronologico. diciamo anche che tu ed io siamo in grado di studiare la storia per temi perché qualcuno ci ha insegnato la storia in modo cronologico, quindi ad, esempio, posso concentrarmi su un aspetto solo di essa (la nascita dello stato moderno, la condizione femminile…).
    aggiungiamo che per lo sviluppo delle facoltà logiche dare il senso della direzione del tempo è fondamentale, e che questa facoltà si sviluppa pienamente proprio nella preadolescenza: un bambino di 8/10 anni fatica a ragionare su tempi molto lunghi.
    nell’esperienza concreta, molti colleghi che facevano una “storia per temi”, adottando anche libri di testo ad hoc – e ce ne sono diversi e anch emolto buoni – hanno dovuto lasciar perdere, perchè i ragazzi non hanno i punti di riferimento necessari per collocare, analizzare e distinguere i diversi aspetti e le differenti forme in cui un fenomeno storico si evolve. hanno quindi modificato l’adozione dei testi tornando a fare solo ed esclusivamente la storia “cronologica”. con buona pace di tutti.

  2. Sul punto 1) è un’omissione mia e mi scuso, ma non cambia il senso del post. Sul punto 3) avevo premesso che quella dei percorsi era una mia idea e che mi sarei rimesso al parere di chi ha maggiore competenza di me sul tema. Se dite che è impossibile mi fido.
    Sul 2 invece le cose da dire sarebbero molte. Premesso che, come ho scritto, la mia obiezione non era nel merito delle questioni da te poste ma di metodo e che ovviamente ne facevo una questione generale e non personale, diciamo (per brevità) che su innovazione/conservazione nel corpo insegnante io (ed è l’unica opinione della quale rispondo) la penso così:
    C’è, nella scuola, una parte significativa di docenti che è ben cosciente di queste esigenze e che si concepisce non solo come puro esecutore indifferente al risultato del suo lavoro, ma come professionista, come progettista di percorsi formativi. Per questo vuole che gli sia riconosciuto il diritto di poter crescere (nelle mansioni e nella retribuzione) nel corso della propria carriera lavorativa, che vuole le nuove tecnologie nelle classi, che vuole stare a scuola in uffici idonei non solo per le 18 ore in cui sta in aula, che ritiene suo sacrosanto diritto che il suo lavoro venga valutato e valorizzato, premiando impegno e risultati conseguiti. Per questo non accetta più che il proprio percorso di assunzione avvenga un meccanismo anonimo ed ingiusto come quello attuale. [...] Bisogna “aiutare la scuola a cambiare”, come ha detto qualcuno. Lavorando perché cresca, nella scuola e fuori dalla scuola, il consenso necessario affinché questa esigenza di cambiamento venga riconosciuta come interesse generale, strumento indispensabile di libertà e coesione sociale.
    [cit. da un'articolo per il sito di Italia Futura]

  3. Gabriele Boccaccini

    Caro Marco, ripeto qui le mie osservazioni. Sono completamente in disaccordo con te, su tutto ma in particolare quando dici che “il modo “cronologico” di studiare la Storia e’ inutile (forse anche dannoso)”.
    La bonta’ di una riforma si vede dai risultati che produce. Qui in America il sistema che proponi “a percorsi” e’ in vigore da decenni e i risultati sono catastrofici. L’insegnamento dei TUTTA la storia produce nelle menti dei ragazzi un quadro di riferimento spazio-temporale nel quale poter poi collocare la comprensione di tutti gli eventi storici sulla base di due sole domande: Dove? e Quando? Questa capacita’ di contestualizzare ogni evento ed ogni prodotto culturale ci e’ stata da sempre invidiata ed e’ uno dei piu’ grandi contributi che la cultura italiana ha dato al mondo intero a partie dell’Umanesismo e dal Rinascimento che tale cultura hanno inventato.
    L’assenza di queste coordinate unitarie produce una conoscenza “a macchia di leopardo” dove gli eventi non sono tra loro collegati e navigano in una completa assenza di punti di riferimento, per cui ogni posizione e ogni opinione alla fine diventano ugualmente legittimi. Al primo anno di universita’ arrivano studenti che in tutta la loro carriera scolastica hanno compiuto due o tre “percorsi” di approfondimento (su Cleopatra, le donne nella guerra civile americana e l’invenzione della bomba atomica e navigano per il resto nel buio piu’ assoluto…).
    Sono fenomeni questi che sono stati studiati e analizzati da decenni da esperti dell’educazione e il paradosso e’ che nel momento in cui ci si interroga qui in America (e altrove) su come “ritornare” al modello unitario e sulla sua superiorita’, in Italia si faccia di tutto per “smimmiottare” gli americani (non sulle cose sulle quali il loro sistema si e’ rivelato superiore) ma su un terreno sul quale hanno miseramente fallito per loro stessa ammissione. L’America ha le Universita’ migliori del momdo ma uno dei peggiori sistemi scolastici primari (specie alle medie e superiori). Cosi’ mentre qui in America si studia il sistema italiano che abbiamo cosi’ allegramente smantellato come un modello di efficacia nell’insegnamento della storia e della cultura, in Italia stiamo a copiare un modello che e’ fallito da decenni.

  4. Raoul

    Concordo con Gabriele in toto. Al di la’ della scelta su come sviluppare il metodo cronologico e unitario non si puo’ abrogarlo alla ricerca della specializzazione su tematiche. Della specializzazione si occupa l’universita’, non la scuola. La scuola ha il compito di dare una visione unitaria, ampia, di formare le persone. Ci pensa l’universita’ ad approfondire le tematiche. Aggiubngo che gia’ molti insegnanti, specie di scuola marxiana, in Italia enfatizzano gli aspetti concettuali, monografici, di approfondimento e meno lo studio degli eventi cronologici (il mio era cosi’ e ne ho un gran ricordo). Quindi la cosa gia’ avviene de facto. Dipende dagli insegnanti ovviamente

  5. Marco Campione

    vale quanto detto sopra: era solo una proposta che provava a partire dalle esigneze del ragazzo. Continuo a pensare che comunque le lacune che segnalate ci sono a prescindere dal metodo scelto, ma mi adeguo all’opinione di chi insegna tutti i giorni. Aggiungo per Gabriele che secondo me ricava considerazioni generali da una cosa che non le merita: non è che se uno fa una proposta che gli sembra sensata vuol dire che vuole scimmiottare per forza qualcun altro, non credi?

  6. Gabriele Boccaccini

    Scusa, Marco, se il mio discorso non e’ risultato chiaro. Non mi riferivo a te quando parlavo di “scimmiottamenti” del sistema americano, ma alla pratica che sembra oggi prevalere in Italia in materia di riforma scolastica e universitaria. Si copiano acriticamente elementi del sistema americano senza distinguire tra quelli che funzionano e quelli che non funzionano, e si smantellano i nostri sistemi senza preoccuparsi di distinguire tra cio’ che funziona e cio’ che non funziona. Eppure, se fossimo meno provinciali, sapremmo che esistono statistche precise a riguardo. Si sa benissimo quali sistemi scolastici sono piu’ bravi a insegnare cosa. Si sa benissimo chi nel mondo e’ piu’ bravo a insegnare la matematica o la scienza o l’inglese o la storia o l’arte. Nonostante i tanti difetti, il nostro sistema era uno dei migliori nell’insegnamento della storia, proprio per il suo carattere di ripetizione ciclica olistica. Mi domando: perche’ sostituirlo con un sistema che laddove in vigore ha prodotto pessimi risultati?!! Si sarebbe dovuto cambiare dove eravamo piu’ deboli: l’insegnamento delle lingue straniere o delle scienze per esempio, dove siamo messi parecchio male. Ognuno sembra esprimere la propria opinione a casaccio, mentre si dovrebbe guardare scientificamente a vari sistemi scolastici e copiarne gli aspetti virtuosi con cognizione di causa, laddove il loro uso abbia provato l’ottenimento di un risultato qualitativamente superiore.

  7. Ma guarda che la proposta di studiare la storia per percorsi è la mia, mica quella del governo… il governo (ministro Moratti) ha solo previsto che si studiasse la storia una volta (una e mezzo ora che l’obbligo è stato alzato) e non due (tre per chi resta a scuola fino a 18).

    Perché lo ha fatto? Perchè nell’altro modo si arrivava a mala pena alla Prima Guerra Mondiale… Giusto? Sbagliato? io penso che quello per cui si è optato sia il male minore, ma è un’opinione. Quello che mi sembra inoppugnabile però è che non c’è (dietro la scelta morattiana) nessuna opzione culturale o pedagogica o filosofica o quello che vuoi

  8. bianca orlando

    ah, marco, sul problema del riconoscimento del merito degli insegnanti sfondi una porta aperta… il problema è che la questione non è di semplice risoluzione, davvero. ma magari ne parliamo un’altra volta, con calma.

  9. Marco Campione

    concordo: non è semplice. però si potrebbe partire da qui: http://marcocampione.wordpress.com/2009/09/16/malascuola/

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