di Marco D’Angelo

(foto Raysto)
Il termine Respingimento deriva dallo spagnolo “sfanculamjento” (dislocamento altrove) e indica l’atto democratico che permette di rinviare al paese mittente individui stranieri indesiderati, mediante l’utilizzo di tecnologie dissuasive non invasive, quali muri, fucili e mitra.
Anche se il termine è tornato in auge di recente, per gli sbarchi di clandestini sulle coste italiane, la pratica ha origini antichissime. C’è chi, addirittura, fa risalire il tutto alla Genesi biblica: Dio respinge Adamo dal Paradiso terrestre per la ben nota questione della mela e del consenso. Ma, anche senza andare così indietro, la storia umana è piena di “respintori” e “respinti”: l’Impero romano e i barbari, i templari e gli arabi o gli arabi e i templari (a seconda della crociata), i tre porcellini e il lupo, Riccardo Fogli e i Pooh…
“In definitiva, il respingimento è una forma di amore non corrisposto.” Scrive nel suo recente bestseller Vattene di qui, lo psicologo Paolo Crapuz. “Chi di noi non si è mai sentito respinto? E chi non ha mai respinto una un po’ cozza, che nemmeno con tutta la buona volontà… Insomma ci siamo capiti. Non è sbagliato respingere, basta farlo con sensibilità. Facendo soffrire l’altro il meno possibile”.
“Stiamo lavorando in questa direzione” Ha commentato il Ministro dell’Interno Maroni e, citando i celebri versi del poeta dialettale Bartolo Pizzati, ha ricordato: Che cos’è un respingimento se non un apostrofo verde, tra le parole “T” e “odio”?iMille.org – Direttore Raoul Minetti




