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Idee, Web

Per l’uso dell’Open source nella Pubblica Amministrazione

30.11.09 | 8 Comments

di Pietro Raffa

C’è crisi. O forse c’è stata e adesso se n’è andata e non ritorna più. Ma il nostro ministro dell’economia ripete lo stesso che è necessario mantenere un certo rigore nei conti pubblici. Dato che siamo buoni, vogliamo aiutarlo.

Da oggi in poi questo blog vuole “dare il la” a una battaglia per l’introduzione del software open-source all’interno di tutti gli uffici pubblici. Motivo? Attualmente lo Stato Italiano “utilizza” principalmente software targati Microsoft. Che richiedono una licenza. Licenza che deve essere acquistata se non si vuol cadere nell’illegalità. Rientrano in questa categoria le varie versioni del sistema operativo Windows e tutta una serie di programmi contenuti dal pacchetto Office: Word, Excel, Power Point e via discorrendo. Ad esempio per ogni Pc presente in una scuola si spendono almeno 100 euro solamente per i programmi.

Cosa cambia con l’open source? Funziona esattamente come i sistemi commerciali, ma con una differenza: è gratuito. Il mondo è pieno zeppo di conservatori impauriti che vedono questa eventualità come un salto nel vuoto. Bastarebbe in realtà un minimo di conoscenza per rendersi conto che siamo davanti ad una chiara opportunità più che a una scommessa.

L’hanno capito, come mostrò Report un paio di anni fa, nella Provincia di Bolzano. Per le scuole in lingua italiana della Provincia, prima della migrazione a sistemi open-source si spendevano 269.000 euro l’anno. Dopo il passaggio se ne spendono 27.000, richiesti dal costo di manutenzione. Ma il bello deve ancora venire. Il dato se vogliamo più clamoroso si è presentato nel momento in cui si è deciso di effettuare una migrazione da Microsoft Office (sistema con licenza) ad Open Office (Open Source) sui 4500 pc della provincia: da quel momento in poi viene risparmiato più di 1 milione di euro l’anno. Quanto? Si, avete capito bene. E Il criterio del value of money dovrebbe essere sufficiente a modificare lo stato delle cose. Simile esperienza ha fatto il Comune di Pisa. Grandi sforzi, questa volta per quanto riguarda il campo dei server web, sono stati fatti a Ferrara, Prato, Cremona, Udine, Imperia, Venezia e in altre province e comuni italiani.

Intanto però, per svariati motivi (ad esempio, per citarne uno, certi criteri troppo restrittivi della Legge Stanca, che impedisce di utilizzare sistemi tipo Liferay se non snaturandoli), stiamo accumulando un forte ritardo nei confronti di Paesi come Francia e Germania.

Che facciamo ci diamo una mossa?

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