di Pietro Raffa
C’è crisi. O forse c’è stata e adesso se n’è andata e non ritorna più. Ma il nostro ministro dell’economia ripete lo stesso che è necessario mantenere un certo rigore nei conti pubblici. Dato che siamo buoni, vogliamo aiutarlo.
Da oggi in poi questo blog vuole “dare il la” a una battaglia per l’introduzione del software open-source all’interno di tutti gli uffici pubblici. Motivo? Attualmente lo Stato Italiano “utilizza” principalmente software targati Microsoft. Che richiedono una licenza. Licenza che deve essere acquistata se non si vuol cadere nell’illegalità. Rientrano in questa categoria le varie versioni del sistema operativo Windows e tutta una serie di programmi contenuti dal pacchetto Office: Word, Excel, Power Point e via discorrendo. Ad esempio per ogni Pc presente in una scuola si spendono almeno 100 euro solamente per i programmi.
Cosa cambia con l’open source? Funziona esattamente come i sistemi commerciali, ma con una differenza: è gratuito. Il mondo è pieno zeppo di conservatori impauriti che vedono questa eventualità come un salto nel vuoto. Bastarebbe in realtà un minimo di conoscenza per rendersi conto che siamo davanti ad una chiara opportunità più che a una scommessa.
L’hanno capito, come mostrò Report un paio di anni fa, nella Provincia di Bolzano. Per le scuole in lingua italiana della Provincia, prima della migrazione a sistemi open-source si spendevano 269.000 euro l’anno. Dopo il passaggio se ne spendono 27.000, richiesti dal costo di manutenzione. Ma il bello deve ancora venire. Il dato se vogliamo più clamoroso si è presentato nel momento in cui si è deciso di effettuare una migrazione da Microsoft Office (sistema con licenza) ad Open Office (Open Source) sui 4500 pc della provincia: da quel momento in poi viene risparmiato più di 1 milione di euro l’anno. Quanto? Si, avete capito bene. E Il criterio del value of money dovrebbe essere sufficiente a modificare lo stato delle cose. Simile esperienza ha fatto il Comune di Pisa. Grandi sforzi, questa volta per quanto riguarda il campo dei server web, sono stati fatti a Ferrara, Prato, Cremona, Udine, Imperia, Venezia e in altre province e comuni italiani.
Intanto però, per svariati motivi (ad esempio, per citarne uno, certi criteri troppo restrittivi della Legge Stanca, che impedisce di utilizzare sistemi tipo Liferay se non snaturandoli), stiamo accumulando un forte ritardo nei confronti di Paesi come Francia e Germania.
Che facciamo ci diamo una mossa?



















Il protocollo d’intesa con Microsoft va in questa direzione?
Certamente no
Ops, avevo dimenticato la faccina
No, perché mentre molte scuole già si stanno muovendo da tempo verso l’open source, qualcuno dovrebbe dirlo invece che i ministri fanno i loro … protocolli.
Non che ci sia bisogno di aggiungere altri elementi utili al giudizio sulle politiche di questo governo…
Ciao tutti,
Premetto che sono un imprenditore che ha costruito la propria (piccola) realtà distribuendo open source, quindi amo profondamente questa realtà. Però, caro Pietro Raffa, hai scritto davvero un sacco di inesattezze, il che mi fa pensare che tu il modo open lo conosca proprio poco. Con ordine:
1) il software Open Source è rilasciato con licenza esattamente come il software closed source (l’esempio più famoso è la licenza GPL). Se si viola la licenza si cade nell’illegalità
2) confondi, come fanno in molti, open source con free. Esistono software closed source che sono free (ad esempio Skype) e software open source che costano bei soldoni (ad esempio RHE, Alfresco, etc…)
3) ignori bellamente il fatto che in alcuni contesti (non sempre) introdurre un software open significa formare da zero utenti e specialisti, con costi enormi
Open Source significa che l’utente di un software può:
- richiedere il programma in formato sorgente
- modificare il programma a proprio piacimento
- ridistribuire il programma così com’è o dopo averlo modificato, purché vengano citati gli autori originali
Il vantaggio principale non è il risparmio, che spesso è illusorio. Ma la possibilità di una concorrenza davvero libera sul mercato.
L’esempio di Open Office resta valido?
Mi rispondo da solo:
Basta andare sul sito per capire che oltre ad essere Open è pure Free. E il milione di euro l’anno risparmiato =)
Comunque precisare è sempre buona cosa, grazie
*l’anno l’hanno risparmiato
Pietro, bisognerebbe approfondire davvero, perché detta così sembra una balla. La licenza di Office si paga una tantum, non ogni anno; quella che si paga ogni anno è l’assistenza. E su Open Office non paghi l’assistenza perché…. l’assistenza non te la danno. Al limite hai (forse) risparmiato il costo della licenza iniziale, che agli enti pubblici viene quasi regalata.
Mi dispiace inca**armi per interventi come il tuo, chiaramente in buona fede; ma sono interventi come il tuo che causano il fallimento dell’open source, perché basati su motivazioni che vengono facilmente attaccate e fatte a pezzi dai fautori del software closed.