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Maria Stella: usque tandem?

16.11.09 | 2 Comments

di Francesco Cerisoli

La poltrona di Ministro dell’Istruzione, università e ricerca è da sempre molto scomoda. La nostra generazione ha conosciuto molti ministri, da Ruberti, Falcucci, a Berlinguer, Zecchino, poi Moratti, Mussi, infine Gelmini. Tutti hanno subito contestazioni, spesso trasversali, mentre il livello generale della cosa pubblica da loro gestita è in generale sceso, e in alcuni casi di molti gradini, rispetto agli standard dell’Europa migliore. Non avendo la necessaria competenza per stilare classifiche, vorrei solo ricordare che “governare” significa prima di tutto assumersi delle responsabilità, si spera in base alle personali capacità e competenze, e che occupare una posizione importante come, appunto, quella di Ministro dell’Istruzione, università e ricerca non si riduce ad un titolo altisonante ma è, e deve essere, una gravosa occupazione.

Le ultime vicende, finalmente notate persino da giornali di “opposizione” come Repubblica, ci inducono a pensare che invece la “soglia” dell’inquilina di Viale Trastevere sia enormemente alta. Dalla fine di Agosto, Maria Stella Gelmini ha infatti inanellato una serie di brutte figure che avrebbero costretto alle dimissioni qualunque suo omologo europeo. Tralasciando i commissariamenti a opera del TAR per la questione degli insegnanti precari, il Ministro:

1) ha assistito alla sistematica elusione delle sue nuove norme per i concorsi a ricercatore nei (pochi) concorsi banditi dalle università. Nonostante un suo espresso richiamo all’ordine, le università hanno continuato a fare di testa loro;

2) ha perso per strada l’assegnazione dei fondi FIRB-Futuro in ricerca, destinati a giovani ricercatori, che avrebbero già dovuto essere assegnati, e si è invece scoperto che non se ne saprà nulla fino al prossimo anno;

3) ha visto bocciare dalla sua stessa maggioranza il finanziamento degli ormai leggendari 4000 posti per giovani ricercatori, stanziati addirittura da Mussi, prima con un emendamento che li riduceva a 2000, che è stato infine trasformato in ordine del giorno e quindi, addio anche ai 2000.

I tre avvenimenti dimostrano che il Ministro non riesce a esercitare il suo potere di indirizzo sugli atenei, non controlla i meccanismi fondamentali del Ministero ed è apertamente contrastata dalla sua stessa maggioranza in Parlamento. Ma in extremis l’ufficio del MInistro ribadisce oggi che tutto è sotto controllo, i vincitori dei progetti FIRB saranno scelti entro la fine dell’anno e in due settimane i fondi per i 4000 ricercatori saranno sbloccati. Ecco quindi che ci troviamo a chiedere: fino a che punto un paese dell’Unione Europea può continuare a rinunciare alla guida, fondamentale, di una parte così importante dello Stato? Fino a quanto può “durare” un Ministro che non mostra di poter compensare con la capacità alla mancanza di competenza? Quali deadlines (che sarebbero comunque ampiamente superate nel resto d’Europa) per gettare la spugna? Mi permetto di suggerirle: due settimane, se non verranno recuperati i fondi per i 4000 ricercatori, il 31 dicembre se non verranno assegnati i FIRB, il prossimo Marzo se non saranno messi a concorso i 4000 posti con bandi conformi alle nuove regole. Perché, come detto, governare è (e deve essere) un gran faticaccia…

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