Manifestazioni fai-da-te

di Francesco Costa (per l’Unità)

Complice il notevole interesse che il «No Berlusconi Day» ha suscitato nell’opinione pubblica e il conseguente dibattito politico sull’opportunità di andarvi o meno, la pagina su Facebook dedicata alla manifestazione del 5 dicembre vede i suoi fan aumentare al ritmo di diverse migliaia al giorno. In questo momento sono 275mila, ma con ogni probabilità quando questo articolo sarà stampato e diffuso nelle edicole del paese, il numero degli aderenti avrà superato quota 280mila – l’esempio lampante, potremmo dire, delle difficoltà che i mezzi di comunicazione tradizionali incontrano nel raccontare fenomeni e movimenti le cui evoluzioni avvengono ora dopo ora.

L’altra caratteristica che rende atipica questa manifestazione è rappresentata da una questione centrale in ogni mobilitazione di queste dimensioni: l’organizzazione, la logistica. A lungo i soggetti tradizionalmente preposti alla rappresentanza dei cittadini – i partiti politici, i sindacati, le associazioni – hanno avuto il monopolio di questo genere di abilità. Spostare migliaia di persone lungo tutto il territorio nazionale, stipulare convenzioni per avere treni a prezzo speciale, muovere centinaia di pullman da tutta l’Italia: attività imprescindibili per l’organizzazione di una manifestazione degna di questo nome, oggi non richiedono più la presenza di una struttura collaudata alle spalle. Se in passato erano i partiti e le associazioni a mettere le persone in contatto, permettendo loro di trovarsi e mettendo a loro disposizione risorse economiche e logistiche solide e collaudate, da tempo ormai internet permette di svolgere questa funzione con grande efficienza e funzionalità. Basta scorrere le pagine locali su Facebook dedicate al «No Berlusconi Day» per rendersi conto di come prende forma una manifestazione dal basso: trovare le persone necessarie per riempire un pullman è un gioco da ragazzi, così come non è più un problema cercare la persona giusta per svolgere questo o quel lavoro. Qualcuno ha bisogno di disegnare un banner, lo scrive in bacheca e in un baleno arriva il grafico. Lo stesso accade per trovare le persone per scegliere la società dai prezzi più convenienti, o la tipografia a cui far stampare i volantini. Saltano le mediazioni, cambia il peso del tempo e dello spazio nelle relazioni.

Non si tratta di una completa novità. La storia degli ultimi anni racconta già di mobilitazioni nate sulla rete che hanno sortito effetti particolarmente incisivi, dalle cosiddette «Twitter revolution», a cominciare da quella iraniana, al ruolo della rete nel percorso che ha portato Barack Obama alla Casa Bianca. Sarebbe un grave errore però pensare che questa trasformazione dei meccanismi di mediazione sia destinata a portare solo conseguenze benefiche al dibattito pubblico. La crisi dei principali interpreti e rappresentanti degli interessi dei cittadini, dai partiti ai sindacati, comporta diversi rischi: annulla la complessità delle cose e dei problemi (il nome di questa manifestazione ne è esempio), rafforza le posizioni più estreme e spiana la strada a demagogie e populismi più di quanto non accadesse un tempo. La palla, in questo senso, è destinata a tornare nel campo dei soggetti che hanno dominato il Novecento: i partiti, i sindacati, i giornali. Se questi non saranno capaci di cambiare, di farsi venire delle idee e scoprire nuove strade per rinnovare la loro missione, saranno inevitabilmente travolti. E non è detto che sarebbe una buona notizia.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

7 Commenti

  1. Enzo Lodesani

    Il no del PD è la dimostrazione che il gruppo dirigente è “disconnesso” rispetto alla realtà. Se internet è un “ambaradan” e il rilancio del partito lo si immagina pensando di aprire dei dircoli sul territorio, neiluoghi di lavoro e studio significa che non si è capito niente di come sta evolvendo la società. Quei giovani che hanno organizzati il NOBDAY sono già su un altro pianeta e il PD si muove solo su una “propria piattaforma”: non ci sono parole.

  2. Raffaella Petrilli

    Ho sempre qunche difficoltà a fare previsioni sul futuro e anche a accettarle. L’analisi di Francesco è molto interessante ma: i soggetti che hanno dominato il Novecento non ci sono già più. Stanno già cambiando. Quindi la palla, quando tornerà, tornerà da qualche altra parte. E quindi neppure si può nemmeno più preventivare che saranno travolti. Il fatto è che ogni cambiamento non si svolge in un attimo, e occupa sempre un certo lasso di tempo.

  3. Gianni

    Ha ragione Costa. La disintermediazione porta indubbiamente dei vantaggi, ma tra gli svantaggi c’e’ l’ aggiramento della catena del valore. I farmaci si possono comprare online a un pezzo piu’ basso, ma in farmacia e’ meno facile che ti spaccino il viagra taroccato. In rete si legge di tutto, ma le bufale complottiste (e negazioniste, o antisemite) prosperano in rete perche’ nessun editore serio rischierebbe il proprio buon nome a pubblicarle. E’ piu’ facile organizzare una manifestazione in rete, ma lo e’ sopratutto per coloro che scambiano la politica per il qualunquismo demagogico (e fascista) di una manifestazione idiota e profondamente, culturalmente berlusconiana come il “No Berlusconi Day” (il nome devono averlo trovato gli stessi che hanno trovato quello de “i piombini”).
    I partiti hanno un ruolo, cosi’ come lo hanno le farmacie e gli editori: il ruolo dei partiti e’ quello di portare il valore della elaborazione politica e della analisi intelettuale, che in rete non esiste. Ovvio che sia un ruolo deriso dai chi ha in realta’ in odio i partiti e il sistema politico che sui partiti si basa, ossia i girotondini invecchiati e berlusconiani inconsapevoli, che sono poi la stessa cosa.

  4. Questa volta quasi do ragione a Gianni. C’è dell’insopportabile qualunquismo semplificatorio nel noB day. E tuttavia mi pare che sia un po’ inutile piangere sul fatto che il mondo è cambiato, e non ci piace. Per stare all’esempio degli editori, sono tutti li a piangere e magari a fare cause legali contro google news o contro la pirateria musicale, ma i migliori hanno capito che la disintermediazione va gestita con nuovi modelli di business. Pensa all’ìnvenzione di iTunes, o a editori musicali come Magnatune.com.
    Gianni, non puoi mettere le brache alla storia…

  5. Gianni

    Mi sembra di avre distinto e di avere riconosciuto vantaggi e problemi. Non si possono mettere le brache alla storia ma nemmeno farsi trascinare dagli entusiasmi interessati. C’e’ internet e ci sono gli editori, c’e’ internet e ci sono i partiti.

  6. Sarà insopportabilmente semplificatorio, ma chiedere le dimissioni di un primo ministro implicato in processi per corruzione, tanto per dirna una (tralascio la lunga fila di altre cose in cui è implicato) mi sembra solo un doveroso esercizio di opposizione: cosa che avrebbe fatto qualsiasi partito di opposizione in qualsiasi paese mediamente civile. Se poi il PD pensa che chiedere le dimissioni di Berlusconi sia “fargli un favore”, qualcuno, per legge naturale, arriva a colmare questo vuoto.

    Per andare dalla contingenza a cnsiderazioni più generali, devo dire che a me, questa “disintermediazione” non dispiace: certo, è rischiosa, e richiede a ciascuno maggiore responsabilità. A ciascuno è richiesto di assumere in proprio una decisione (anche se comprare o meno Viagra su Internet), di imparare a distinguere fra gli imbrogli e le cose serie, fra le notizie vere e le bufale. E se è vero che in rete tutto è orizzontale, per cui si sgretolano le scala di valori, è però anche vero che la rete offre infinite possibilità di auto-correzione, e che ciascuno di noi ha la possibilità di ri-costruire la propria scala di valori. Poterlo fare senza intermediazioni, senza padri nobili e ingombranti, è incomparabilmente più faticoso, ma molto più interessante.
    Complessivamente dò ragione a Raffaella; le destrutturazioni porteranno ad altre, future ri-strutturazioni, che noi ancora non immaginiamo. Personalmente, sono piuttosto invidiosa di chi nasce oggi.

  7. @Manuela: concordo in buona parte per ciò che riguarda la disintermediazione (ma attenzione, le istituzioni “terze” sono essenziali per una società non totalmente ridotta a mercato – consiglio in proposito “La moralità del welfare” di Laura Pennacchi).
    E sopratutto concordo sul giudizio sul PD. Tutta ‘sta storia del 5 dicembre esiste perché come al solito il PD continua a giocare di rimessa. Non ci voleva un’aquila a capire che, appena il gruppo Facebook avesse raggiunto un minimo di adesione e qualche piccolo rilancio su repubblica.it, qualcuno ci avrebbe messo il cappello sopra, qualcun altro ci avrebbe costruito sopra la solita polemica sul PD indeciso, ecc. Chi ha fondato il gruppo è probabilmente pieno di buone intenzioni. Ma bastava stroncare sul nascere tutta ‘sta storia organizzando direttamente e con forza una grande iniziativa non solo NBD, ma PER il lavoro e al giustizia, tanto per dire…

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