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Manifestazione sì, manifestazione no

20.11.09 | 5 Comments

di nonunacosaseria

Ora c’è questa storia della manifestazione del 5 dicembre. Il “No Berlusconi day”. Critiche al Partito Democratico perché è titubante, aderisce, ma forse no; non aderisce, ma chi lo sa se poi…

Allora, io vorrei cercare di inquadrare la faccenda in maniera un po’ razionale.
Il Partito Democratico, a forza di congressi e primarie, ha perso un sacco di treni. L’ultimo dei quali è stato quello di promuovere una bella manifestazione di piazza. Di argomenti ce ne sarebbero stati a iosa: uno scudo fiscale che, come ha detto l’altra sera a Report un esperto, avvantaggerà comunque gli speculatori e non chi investe in economia reale; il lavoro; la scuola; la giustizia; la democrazia. C’era solo l’imbarazzo della scelta, ma i tempi del Partito Democratico non sono i tempi della politica e qualcuno è stato più veloce. Civati aveva provato a smuovere qualcosa, ma è stato un po’ il Giovanni Battista della situazione, una voce che grida nel deserto (per quanto convocare con due giorni di anticipo manifestazioni da tenersi alle 18 di un giorno feriale significa tirarsi una bottigliata sugli zebedei).
Il partito non si è mosso, lo hanno fatto altri, dal basso, grazie al social network e questo aspetto può aprire interessanti riflessioni, sia sul ruolo della società civile, che su quello dei partiti. A quel punto lì, comunque, Bersani o chi per lui deve scegliere: ci va in piazza il 5 dicembre insieme a compagni di viaggio che conosce solo in parte, a un corteo organizzato da altri? E qui il discorso si fa più complicato.

Io non ho dimenticato la manifestazione di piazza Navona a luglio 2008. E già pavento come potrebbe andare a finire anche questa. Un calderone di sigle e bandiere e gruppi e movimenti tra cui: il Cobas che contesterà l’esponente piddino presente al corteo, accusandolo di essere complice di Berlusconi (seguiranno polemiche); il non-più-ragazzotto dei centri sociali che, in compagnia di altri tre non-più-ragazzotti, daranno fuoco a un manichino di paglia che raffigura Berlusconi, prontamente ripresi dalle telecamere dei tg Raiset; il gruppetto di ultrasinistra (qualcosa tipo “LPAML Lavoratori Proletari per l’Affermazione del Maoismo-Leninista” o altre sigle del genere, formate da un tizio di Sesto San Giovanni, la sua fidanzata, l’amico d’infanzia e una di Bovalino emigrata lassù quindici anni fa) che, armato di megafono sull’Apecar, griderà slogan inauditi. Poi, sul palco, parlerà un tizio e dirà cose giuste e vere su Berlusconi che calpesta la democrazia e vuol mettere la mordacchia ai giudici. Dopo di lui parlerà un altro tizio che, per distinguersi, alzerà un po’ i toni e ricorderà la tessera piduista, lo stalliere mafioso e i reali motivi della presenza al governo della Carfagna e della Brambilla. Quindi, sarà la volta di un terzo oratore che, visti esauriti gli argomenti contro il presidente del Consiglio, per guadagnarsi il trafiletto sul giornale tirerà in ballo la complicità del PD con il PdL, ma anche questo sarà un argomento già ampiamente sviscerato nei giorni precedenti (vedi dichiarazioni odierne di Di Pietro); e allora vai con l’inerzia di Napolitano e, buon ultimo, con il Papa, che non c’entra un piffero, ma che in un contesto del genere se lo critichi i tuoi applausi li prendi e il giorno dopo tutti parlano di te.
Ecco, chi dice che il Partito Democratico fa male a non aderire alla manifestazione dovrebbe prima rispondere a una domanda: quante probabilità ci sono che la manifestazione del 5 dicembre non prenda questa piega? Se le probabilità sono inferiori al 50%, le critiche al Partito Democratico sono assolutamente fuori luogo.

Inoltre – e questo davvero è un vizio della sinistra che non impara mai dai propri errori – è dimostrato, appurato, acclarato, che buttarla sul personale, quando c’è di mezzo Berlusconi, è controproducente. Nella migliore delle ipotesi (ma giusto giusto la migliore) ti sorbisci una campagna di stampa sull’antiberlusconismo portata avanti dal più diffuso quotidiano italiano e da cinque dei sei principali telegiornali nazionali più Bruno Vespa. Regola aurea della comunicazione e del marketing è che il messaggio può essere negativo solo se estremamente popolare (“no tax day”: chi non vorrebbe pagare meno tasse?); qui, per quanto possa essere giusta la motivazione, si propone un messaggio in negativo (“no Berlusconi day”) contro una persona che, volenti o nolenti, gode di stima e consenso incondizionato da parte di almeno dieci milioni di italiani, la stragrande maggioranza dei quali lo reputano non un semplice uomo politico, ma un Eroe. Anzi, l’Eroe. Insomma, con una manifestazione del genere al massimo, se proprio ti va bene, puoi compattare i tuoi, quelli già belli convinti, ma non porti dalla tua parte una persona che sia una dallo schieramento avverso. Tanta fatica per nulla, insomma. Vuoi fare una manifestazione decente? Trova un tema, uno solo (l’ho detto all’inizio: c’è solamente l’imbarazzo della scelta), e su quello ci lavori, con tutti gli slogan che ti pare, anche forti e cattivi.
Trovo quindi ragionevole e non da primo della classe l’atteggiamento di Bersani: dicano, gli organizzatori, quali sono le parole d’ordine della manifestazione, dopodiché si vedrà. Ma, aggiungerei io, con un paletto ben preciso: a quel punto lì, se il Partito Democratico deciderà di partecipare, non potrà limitarsi a quello. Dovrà parlare e parlare e ancora parlare con gli organizzatori originari, prendere in mano l’organizzazione, cominciando dal servizio d’ordine e dal potere di veto riguardo a chi andrà sul palco. Perché una testa calda che piscia fuori dal vaso fa più danni di un milione di saggi che manifestano pacificamente, ancorché duramente, contro la politica di un riccastro che un giorno decise di risolvere i suoi personalissimi problemi creandone di nuovi a sessanta milioni di concittadini (questa l’ho già scritta… ma mi sembra ancora la definizione più adatta per definire l’attuale presidente del Consiglio).

P.S. – Per non smentire sé stesso, intanto, Di Pietro ha già intonato il ritornello a lui più caro: il PD non aderisce alla manifestazione, ergo è alla stessa stregua di Berlusconi. L’effetto è mediaticamente interessante: da un lato il leader dell’Italia dei Valori dovrebbe essere lieto della non partecipazione di altri, perché potrebbe rivendicare a sé coloro che partecipano. Per rimarcare di più l’assenza, attizza la polemica. Ma, così agendo, sposta l’attenzione da Berlusconi a qualcun altro. E chiude il cerchio, perché – per assurdo – finisce che invece di prendersela con il presidente del Consiglio se la prende con l’opposizione, facendo un piacere (immeritato) a chi, in teoria e solo in teoria, dice di contestare.

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