di Carmine Paolo De Salvo

(Webby, Rusty 2 Todd Ehlers)
Leggendo i quotidiani di oggi una notizia mi ha stupito in particolare e soprattutto mi ha stupito il coro unanime di commenti positivi che erano riportati nell’articolo, che vi segnalo. Mi riferisco alla decisione della Banca di Credito Cooperativo di Roma che ha ben pensato di offrire ai propri dipendenti in via di prepensionamento un particolare beneficio: l’assunzione dei figli, o comunque di un parente. Con il beneplacito festante di associazioni di categoria, sindacati e azienda stessa.
Complimenti. Bella mossa, bel messaggio, bel concerto di miopia giubilante.
Premettendo che La BCC rimane un istituto privato e in quanto tale è libera, nel rispetto delle leggi, di offrire ai propri dipendenti ciò che le pare, mi permetto di far ribellare la mia anima di giovane economista e di cittadino italiano che vorrebbe nel suo piccolo dare un contributo per un Paese migliore.
Pensiamoci un attimo. La pratica di far succedere i figli ai propri genitori sul posto di lavoro è piuttosto diffusa in Italia e il fatto che la BCC abbia messo l’accordo nero su bianco rappresenta un passo in avanti soltanto dal punto di vista della trasparenza. Della serie: “se non conosci nessuno risparmiati il tempo di inviarci un curriculum, non ti sceglieremo”. Un bel guadagno di efficienza per il laureato qualsiasi in cerca di impiego che potrà canalizzare le proprie energie verso la ricerca di altri lavori. Ma, constatato ironicamente quest’unico aspetto positivo della vicenda, fatico a trovarne degli altri.
Garantire ai figli dei dipendenti un accesso preferenziale al posto di lavoro dei genitori rappresenta infatti, senza dubbio alcuno, una ferita a quella meritocrazia che tanto faticosamente pochi italiani cercano davvero di far affermare. Rappresenta inoltre un freno alla mobilità sociale, a quel dinamismo e a quel sano spirito competitivo che possono effettivamente garantire l’incremento dell’efficienza e di conseguenza la crescita.
Infine, mi permetto di aggiungere un ultimo commento sulla scelta tecnica di accoppiare l’assunzione dei figli all’istituto del prepensionamento. Francamente me ne sfugge la logica e temo che sia soltanto un modo come un altro per distorcere a proprio vantaggio istituti originariamente pensati dal legislatore per altri e ben più nobili motivi (mi piace pensare). Potrebbe però trattarsi di mia semplice ignoranza e accetterei molto volentieri delucidazioni sulla questione.
A questo punto, constatata la profonda miopia dei sindacati che, nessuno escluso, avallano scelte del genere nel limitatissimo interesse di qualche amico iscritto e a scapito del benessere e del progresso comune, mi chiedo cosa ne pensi il nuovo segretario del PD, Bersani, che proprio sul lavoro ha incentrato la propria vincente campagna congressuale. Dopo Bossi che programma la sistematica espulsione di ogni immigrato dal suolo italico e Tremonti che ha dichiarato nel tempo di essere tifoso del posto fisso e dei dazi, sarebbe interessante sapere se anche il PD getta ufficialmente benzina sul fuoco di questa Italia che mi sembra sempre più tristemente in preda alla paura, di tutto. Di questo passo, il ritorno alla clava e la distruzione dei trolley che tolgono il lavoro ai facchini non sono da escludere.



















Non riesco a capire cosa ci sarebbe di non meritocratico. L’articolo riporta:
«Con questo accordo (facoltativo) il dipendente rinuncia agli incentivi previsti e fare richiesta alla banca di assunzione del proprio figlio o parente: la banca ne valuta quindi la possibilità di inserimento». Il che significa per il figlio o parente dover affrontare una selezione come tutti gli altri candidati non “figli di”. Ma, aggiunge Pastore, «a parità di curriculum, capacità, intelligenza il figlio del dipendente è probabile che venga preferito».
Ppi sul resto delle cose che dici, in generale, mi trovo d’accordo. Ma sul caso concreto, ripeto, non trovo nulla di così scandaloso.
Ripeto, come ho detto nel post, che non lo ritengo uno scandalo. E’ un’azienda privata e fa quello che le pare. Ritengo invece uno scandalo che nessuno in giro dica che è un brutto messaggio, un esempio che sa di stantio, una scelta legittima, ma miope.
E poi, se davvero la selezione fosse la stessa che devono affrontare gli altri candidati, verrebbe meno il senso stesso dell’operazione. E l’operazione, insisto, è legittima, ma semplicemente non mi piace.
la scelta della banca è dettata da un motivo molto semplice. il dipendente che andrà in pensione era stato assunto quando i contratti erano molto più onerosi, di sicuro avrà ancora quello che è rimasto delle mensilità aggiuntive, premi consolidati, scatti di anzianità… il nuovo dipendente comporterà un risparmio anche di qualche decina di migliaia di euro l’anno.
la cosa peggiore, secondo me, è proprio questa. chi entra oggi nel mercato del lavoro trova dei contratti sia a livello nazionale sia aziendale, che prevedono stipendi più bassi rispetto a quelli di chi è entrato nella medesima azienda anni fa. Non è una regola assoluta, ma un caso molto, molto, frequente.
riguardo il merito, non è proprio un caso eclatante. probabilmente si tratta di lavori con mansioni non molto quelificate, quindi adatti a moltissimi possibili candidati senza una vera e propria possibilità di selezione. ed è comunque la fotografia di una situazione largamente diffusa.
è comunque un caso sintomatico dell’Italia, il paese dove i lavori dei padri ricadono sui figli.
d’altra parte non si scopre oggi che la mobilità sociale qui è inesistente…