La scuola istituzione

di Corrado Truffi


(Mom’s Kindergarten classroom @BeerNotBombs)

Mi ha colpito molto che Marco Campione, commentando un libro di Cominelli sul blog dei Mille, fra molte osservazioni condivisibili ed intelligenti, dia per scontato che sia giusto che “le famiglie siano realmente messe nella condizione di scegliere” la scuola per i propri figli. Certo, Marco non approva l’idea del voucher monetario, ma il problema mi sembra che sia più di fondo. E mi preoccupa perché dimostra che il nostro modo di pensare, anche quando siamo animati dalle migliori intenzioni, è ormai informato da un solido strato di neoliberismo irriflesso.

Tento di spiegarmi.

Dietro l’idea della libertà di scelta individuale della scuola dei figli, da farsi in un mercato competitivo di scuole, c’è un’idea di società atomizzata, dove i corpi intermedi, le istituzioni non contano o contano poco. Qualcuno – nel modo più autonomo e indipendente – offre servizi. L’unica intermediazione che serve è solo di natura informativa o di blanda garanzia contrattuale (agenzie indipendenti di valutazione, molto simili alle agenzie indipendenti di rating dei mercati). Famiglie, immaginate come soggetti razionali dotate di informazione più o meno perfetta, scelgono la scuola “migliore”. Il meccanismo di competizione tende a migliorare alla lunga tutte le scuole.

Ora, dovrebbe essere chiaro che un simile modello è fallimentare e ingiusto, anzi fallimentare perché ingiusto. E’ un modello che, in certe condizioni, può avere interesse per l’istruzione universitaria o comunque post obbligo, ma non certo per la formazione di base, dove il problema di abbinare uguaglianza e merito è cruciale. E dove tra l’altro la territorialità del servizio e la composizione sociale stessa dei bacini di riferimento di ciascuna istituzione scolastica sono comunque direttamente parte del problema.
Ma, sopratutto, è un modello che rappresenta la versione pratica di una teoria sbagliata: quella secondo cui nel mondo moderno le istituzioni intermedie non servono più, perché è di norma sufficiente affidarsi ai contratti fra privati (ed infatti la disapprovazione del voucher da parte di Marco risulta debole nel contesto della “libera scelta”). Invece, io penso che un mondo che tenda alla giustizia assieme alla libertà, non possa fare a meno di solidi corpi intermedi, di scuola, sanità, welfare visti e vissuti come istituzioni e come soggetti terzi capaci di regolare i conflitti ben al di là di quanto istituzioni deboli e private come le agenzie di rating, ad esempio, hanno dimostrato di saper fare.

Insomma, un tempo si diceva che “in Russia i bimbi sono dello Stato”. Non voglio assolutamente arrivare a tanto. E tuttavia, credo che sia compito dello Stato assicurare un’istruzione di base egualitaria e meritocratica, pur nell’opportuna autonomia gestionale ed organizzativa, e pur con tutte le flessibilità possibili. Credo anche che le famiglie, anche disponessero di informazioni perfette, non necessariamente sarebbero in grado di fare le scelte giuste e, in ogni caso, non è fino in fondo loro compito farle, queste scelte, perché ci possono ben essere obiettivi sovraordinati da raggiungere per una società coesa.

PS: non fraintendete. Come ho scritto nei commenti al post, nella nostra scuola ci vuole innovazione e direi rivoluzione, e molto coraggio liberale, ad esempio nel modo di gestire e riprofessionalizzare l’insegnamento. E nella necessità di investire in strumenti. Come giustamente dice Marco approvando Cominelli, non basta né tornare alla mitizzata scuola di Gentile, né immaginare la trita e ridicola scuola delle tre i…iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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