Francesco Costa tra le altre cose ha scritto:
Sta prendendo corpo quella che Bersani definisce «gestione plurale» e altri riconducono all’«accordone» di cui si è a lungo parlato, anche da queste parti. Dario Franceschini sarà quasi certamente il capogruppo alla Camera, incarico che peraltro ha già ricoperto dal 2006 al 2007. Fassino, Gentiloni e Fioroni saranno riconfermati a capo dei dipartimenti tematici estero, comunicazioni e scuola.
Io non penso che se Bersani mette in Segreteria o in Esecutivo principali (o secondari) esponenti delle mozioni a lui avverse questo significhi “accordone” o “inciucio”. Fino a prova contraria, questo vuol dire “gestione plurale”, come ama dire il nuovo segretario. Fino a prova contraria… Che potrebbe essere però quella che si nasconde dietro una parolina apparentemente innocua usata da Costa: “riconfermati”.
Quello che troverei inspiegabile, infatti, è che questi principali o secondari esponenti (soprattutto se in un numero cospicuo) continuino ad occuparsi delle stesse materie di cui si sono occupati fino ad ora. Lo troverei in particolare incongruente con la prima dichiarazione di Bersani segretario: “farò il leader, ma a modo mio… Non il partito di un uomo solo ma un collettivo di protagonisti”. Qual è la differenza tra un partito del leader e un collettivo di protagonisti? Che i protagonisti fanno la differenza… E se devo avere gli stessi protagonisti di prima che fanno le stesse cose di prima, che senso ha cambiare segretario?
Quando un nuovo Ministro si insedia al suo ministero ha due possibilità se vuole cercare di evitare di farsi intrappolare dall’apparato: licenziare tutti i dirigenti (almeno quelli di nomina politica, gli altri non può), oppure farli ruotare e fare qualche nuovo innesto significativo. Non pretendo (anzi, troverei sbagliato) che Bersani scelga la prima strada, ma troverei strano che non intraprenda la seconda per quei responsabili che vuole legittimamente confermare.
E soprattutto ne temerei le conseguenze.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Vista l’età media del gruppo dirigente, quando Bersani si riferiva a “giovani già sperimentati” forse parlava proprio di Gentiloni, Fioroni e Fassino. Ecco perché li confermerebbe, vuole dare spazio alle loro idee nuove per il PD.