La caduta del muro

di Giovanni Fontana

(foto VivaoPictures)

Il mondo finì il nove novembre del 1989, vent’anni fa. Finì come non ci si aspetterebbe mai che finisca un mondo, per caso, quasi per sbaglio. Di mondi – a quel tempo – ce n’erano tre, e a finire fu il secondo: povero come il terzo mondo, ma potente come il primo.
Fini a Berlino, con il crollo del Muro. Un crollo il cui rumore impiegò un paio d’anni per attraversare tutto il globo, ma un crollo inesorabile, ancora più significativo perché avvenuto dal di dentro al di fuori, e non il contrario. Uno non ci pensa mai, considera il Muro di Berlino come il Muro di Berlino Est: e invece no. Era il muro che circondava completamente quel piccolo lembo di Germania orientale, Berlino, che era sempre rimasta libera.
Non è vero che tutto accadde per caso, né che le coincidenze furono determinanti per l’intero corso della storia, ma l’ultima picconata, sì, a quel muro la diede un insieme di coincidenze che fecero finire in commedia rocambolesca quello che era stato un regime fondato sulla più che nociva coazione all’organizzazione.
Erano i mesi successivi all’estate dell’89, che era stata l’estate di manifestazioni per la libertà e apertura di frontiere limitrofe. In agosto l’Ungheria dischiuse le frontiere, con l’effetto di ritrovarsi migliaia di tedeschi dell’est che volevano fare il giro per poter andare nella sorella Germania, un’impresa nella quale in alcuni erano riusciti con i metodi più strani, come una mongolfiera che scavalcasse il muro, e altri erano rimasti uccisi.
A quel punto nella DDR si studiarono misure per contenere le manifestazioni, e si arrivò ad una conferenza stampa nella quale si sarebbero annunciate dei provvedimenti di concessione in questo senso: ma Günter Schabowski, colui che teneva la conferenza stampa, non aveva partecipato alla riunione in cui il provvedimento era stato pianificato e si era trovato a descriverlo senza padroneggiarlo.
Al termine della conferenza stampa un giornalista chiese: «ma quando entreranno in vigore queste misure?». Schabowski rispose: «per quanto ne so, ora». Immediatamente dopo l’annuncio fallace, che tutta la Repubblica Democratica Tedesca aveva ascoltato per televisione, una marea di persone affollò i varî punti di passaggio per chiedere di avere concesso ciò che il funzionario socialista aveva loro accordato.
Le guardie di frontiera furono prese alla sprovvista da quella folla di gente che si sentiva in diritto di passare di là, e non poterono far altro che aprire le frontiere.
La sera del 9 novembre tutta Berlino Est si riversò dentro a Berlino Ovest, producendo in un attimo quella commistione che era mancata per almeno trent’anni. All’improvviso arrivare dei tedeschi dell’est, quelli dell’ovest poterono fare soltanto una cosa: i bar si misero a offrire birra gratis.
Buon anniversario anche a voi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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