Italiani all’estero

di Beatrice Biagini

(Italy in N.Y. 4th July parade The Library of Congress)

Durante la giornata di sabato è stato votato all’unanimità di affidare la presidenza dell’assemblea dei delegati all’estero alla mozione Marino.
Per chi un po’ conosce la situazione del PD all’estero questa è una piccola ma significativa soddisfazione, lo è stata per Ignazio Marino, lo è per i delegati eletti e lo è per me. Oltre ad essere una responsabilità che prendiamo con serietà e impegno. Consapevoli dell’opportunità che è data a tutto il PD nel mondo.
Se si dovesse descrivere la situazione del Pd in Europa e nel resto del mondo si potrebbe dire che il partito all’estero ha dinamiche e caratteri in parte simili a quelli che ha nel sud d’Italia: non sono mancati gli effetti dei legami più radicati, ma si è fatta sentire, forse timida ma presente, la volontà di provare a proporre metodi e priorità diverse.
Nel mondo hanno votato quasi 13 mila persone, di cui 2mila on line, dove la mozione Marino ha ottenuto il 45 per cento. Finalmente abbiamo iniziato a smentire il teorema secondo il quale la nuova immigrazione e la vecchia restano due mondi separati. Le nostre proposte hanno permesso di uscire dallo schema.
All’estero il congresso e le primarie ci dicono che il nostro lavoro è iniziato bene e puo’ continuare coinvolgendo le intelligenze e l’interesse di quanti ci hanno sostenuto e di quanti potranno trovare nel PD un interlocutore credibile. Abbiamo utilizzato spesso questa parola e quando ci siamo presentati agli elettori, con le nostre liste, le nostre idee e le nostre storie, abbiamo ottenuto fiducia e disponibilità. Questo risultato e il merito di aver portato nel dibattito un modo diverso di come immaginare la politica ci hanno fatto acquistare un credito.
All’interno del partito abbiamo ottenuto la vice presidenza dell’assemblea nazionale (e già questo era impensato solo qualche mese fa) e in più la presidenza dell’assemblea degli eletti all’estero. Avere la presidenza dell’assemblea dei delegati esteri significa avere la possibilità di gestire il lavoro del Pd all’estero. Dire qualcosa sul cosa e dire molto sul come. E vorremo, vorrei, farlo con regole, calendari e metodi nuovi, coerenti con un’organizzazione efficace e costruttiva del partito e capaci di dare contributi utili all’elaborazione delle proposte di tutto il partito. E’ un’occasione per tutti e una sfida lanciata sul terreno delle idee e delle regole. Regole che pesano e che vogliamo sempre più centrali e trasparenti per poter dare concretamente gli stessi diritti a tutti. Regole che possono consentire di prendere le decisioni attraverso quello che abbiamo chiesto con le parole di Marino in assemblea: primarie, vincoli di mandato, referendum interni, rispetto della democrazia, creazione di competenze e soluzioni innovative, apertura.
Ho accettato questo impegno sapendo che sarà un lavoro faticoso ma al tempo stesso un’opportunità che è data a me e a tutto il PD nel mondo per introdurre un metodo nuovo e cominciare a dare al partito lo stimolo e il contributo di chi vede l’Italia marcire e vuole fare qualcosa attraverso la politica anche stando lontano.
Dalle politiche per l’infanzia, alla ricerca, ai diritti, alle priorità del lavoro e dell’innovazione, su tante delle cose su cui il nuovo segretario ha lanciato la nuova agenda del PD, gli italiani all’estero possono fornire un esempio, un’esperienza, un dato che contribuisca a capire cosa e come si fa all’estero, come e cosa funziona in altre parti del mondo. Ed è tempo che i 6.000 circoli italiani entrino in contatto con i 150 circoli all’estero, e questo puo’ accadere solo se le due strutture si parlano, cosa per la quale Rosy Bindi ha dato la sua disponibilità e per la quale Ivan Scalfarotto investirà la sua esperienza insieme a noi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

8 Commenti

  1. Gianni

    E’ davvero scoraggiante che persino chi ha sostenuto la mozione dai “contenuti piu’ innovativi” (cit. – Massimo d’Alema – 2009) non sappia uscire da una logica miope e settaria. Nemmeno quando, come in questo caso, si avrebbe l’ opportunita’, essendo appunto all’ estero, di fare leva e ripartire da quei contenuti anziche’ considerarli come un punto di arrivo.
    A ostinarsi a parlare di fine vita in un paese come la Svizzera in cui e’ legale il suicidio assistito o di meritocrazia in societa’ competitive come quelle anglosassoni ci si tuffa nel ridicolo. Significa fare politica all’ estero con le stesse teste, gli stessi metodi, e gli stessi scopi (quelli del votificio) con la quale la si faceva gia’ negli anni settanta (anzi, peggio: almeno allora si facevano battaglie politiche assieme alle forze progressiste locali).
    In questo senso ha ragione Biagini a dire che la emigrazione vecchia e la nuova mobilita’ non sono piu’ due mondi separati: nella sua visione la seconda e’ infatti totalmente assimilata alla prima. Aspettiamoci quindi una proposta della corrente Marino per la riforma dei Comites, a questo punto.
    Fare politica all’ estero guardando solo a Roma non porta niente di buono agli italiani residenti all’ estero. E nemmeno alle carriere di coloro che ci tengono, dato che abbiamo un vicepresidente del partito che si candidava a Milano quando abitava a Mosca e in Europa quando abitava a Milano. Con successi non strepitosi in nessuno dei due casi, bisogna ammettere.

  2. beatrice

    Il PD all’estero puo’ aiutare Roma a guardare fuori, questo è il senso che vorremmo dare con questa presidenza e con una vice presidenza del pd data a chi all’estero è vissuto.
    Nei seggi del Belgio, in Germania, in Svizzera, operai, camerieri e impiegati hanno votato la mozione Marino, non solo i ricercatori di Parigi o i professionisti di New York, segno che i contenuti che abbiamo presentato convincono persone con esperienze e storie diverse. Per questo dico che i contenuti “più innovativi” hanno smontanto lo schema vecchia/nuova immigrazione.
    C’è tanta parte degli italiani all’estero che vuole fare qualcosa per l’Italia, per la sua immagine all’estero, per vivere meglio da cittadino europeo, e per questo ha bisogno che il suo paese proponga idee e politiche valide e intelligenti. Ci sono tanti italiani all’estero che avendo nel paese in cui risiedono i diritti che in Italia sono negati vogliono dire ai loro connazionali che cambiare è possibile. E che, tra le tante cose, vorrebbero proporre anche l’abolizione dei Comites, visto che si parla di razionalizzazione delle spese. Ci sarebbe qualcosa di male?

  3. Gianni

    Marino all’ estero ha preso il 15%, un punto e mezzo piu’ che in Italia. Se proprio vogliamo spendere tempo ad analizzare quel punto e mezzo, possiamo attribuirlo al voto elettronico, probabilmente piu’ apprezzato dai ricercatori che dai camerieri (e dove infatti Marino ha preso il 45%) e dal fatto che per votare alle primarie, contrariamente che alle politiche, non era necessario essere iscritti all’ AIRE (alla quale invece aderiscono con entusiasmo i camerieri, in particolare quelli piu’ sempliciotti).
    Se invece vogliamo parlare di politica bisogna notare che nelle circoscrizioni estere dove Marino ha riscosso maggiore successo non e’ stato perche’ la sua mozione ha “sfondato” generazioni e classi sociali, ma perche’ il partito e’ organizzato in maniera settaria attorno alla mozione Marino: per esempio in Francia, la mozione Marino ha preso un anomalo 44%, mentre alle elezioni scorse i candidati “bersaniani” (votati da operai, camerieri, puliscivetri e da me) erano solidamente sopra il 50%. Insomma, nel PD di Parigi non e’ che si abbia convinto tutti a votare Marino: e’ che semplicemente chi non vota Marino (o comunque non si riconosce nella combriccola “ricercatori e professionisti”) nella sede del PD di Parigi evidentemente non ci mette piede.
    La spocchia sociale quindi non e’ un male di per se’, nemmeno quando non e’ giustificata, in fondo ciascuno ha il suo carattere: diventa pero’ un problema quando spinge dei dirigenti politici all’ autismo politico e al settarismo, e fa loro commettere grossolani errori di analisi: per quanto detto sopra, infatti, sostenere che la mozione Marino abbia abbattuto le barriere tra le generazioni dell’ emigrazione e’ una evidente sciocchezza. E’ invece purtroppo vero il contrario, ossia che pure portando contenuti e valori che sono ormai luogo comune in molti paesi di residenza, non e’ riuscita a farsi votare nemmeno dagli italiani non sentono un papa parlare al Tg ormai da anni.
    Possiamo invece parlare di Comites (che comunque in un anno costano meno di una cena in ambasciata, per cui non capisco proprio perche’ si debba cominciare a risparmiare da una riduzione di rappresentanza democratica) o magari di riforma dell’ AIRE e del voto all’ estero: possibile che io qui in Svizzera voto una volta al mese tranquillamente per posta, e ogni volta che voto per corrispondenza in Italia e’ un casino? Non hanno qualche idea in merito, i professionisti di New York?

  4. beatrice

    Ma insomma, vorrei invitarti a Parigi, almeno ti accerti sul profilo degli iscritti.
    Quanto a Comites e spese di rappresentanza all’estero la mia idea di riforma sarebbe molto ampia, compreso il voto all’estero. Magari possiamo condividere qualche idea senza tediare gli altri.
    beatrice.biagini@gmail.com

  5. Filippo

    Gianni ma con chi te la prendi? Cos´e’ quest’invettiva contro internet, i ricercatori ed i non iscritti AIRE (a cui sono iscritto e per altro non sono ricercatore). Dai. Te le prendi pure con Ivan . Io invece me la prenderei con casi off limits come quello di tale Di Girolamo, uno che non ha mai vissuto all’estero e si è fatto eleggere come tale, a dimostrazione di come il voto all’estero puo’ trasformarsi in una burla (casi cosi non dovrebbero accadere)

  6. beatrice, gianni è il nostro troll casalingo :)
    tra l’altro confonde voto degli iscritti con voto aperto dei simpatizzanti (molti dei quali manco sapevano che esisteva un circolo, figurati se sapevano come aveva votato nella sua maggioranza …). E poi dimentica Berlino, per esempio, dove il circolo non era certo in mano a sostenitori di Marino ….
    ma appunto si diverte a stuzzicara, qualcosa dovrà pur fare ….

  7. Gianni

    Beatrice, se mi inviti a Parigi io ci vengo. Il profilo degli iscritti pero’ ce lo studiamo perbene mentre ceniamo nella sala grande di Bofinger. Seriously. (gmpublic@bluewin.ch).
    Riccardo, non sto trollando (stavolta). Sostenere che gli elettori di Marino all’ estero abbiano un profilo psicografico diverso da quelli italiani, e dedurne che i contenuti della mozione abbiano fatto magicamente superare le barriere tra i diversi strati di immigrazione, e’ fattualmente falso: una analisi sbagliata, end of story.
    Anzi, da elettore di Bersani che vive all’ estero sono sorpreso (e anche deluso) del fatto che il consenso per contenuti che pure io condivido non sia stato maggiore per Marino (magari a danno di Franceschini, che e’ il vero vincitore all’ estero): qui in Svizzera anche i camerieri cattolici calabresi si iscrivono a Exit o fanno il loro testamento biologico: pero’ non votano Marino. Vale la pena chiedersi come mai?
    La parte di trollata riguarda solo questa antipatica spocchia classista, per cui qualunque impiegatino guarda con paternalistica sufficienza chiunque faccia un lavoro manuale. Voi ricercatori, poi, meno guadagnate piu’ dovete compensare con questi self-importance statement da operetta. Dovreste trovare il tempo per innamorarvi, e’ uno stimolo per la fiducia in se stessi.

  8. Filippo

    Addirittura Bofinger! Hai capito il nostor Gianni ma quanto mi costi! Cmq esageri la spocchia di cui parli. Non è che chi è ricercatore e vota Marino è spocchioso e gli altri invece no. La spocchia è trasversale. Che oVVoVe! Come potVei mai dirigeVe la paVola ad un cameVieVe calabVese emigVato in SvizzeVVA, io nipote di teVVemotati abVuzzesi. Dai Gianni! Suvvia! Non esageriamo.

Lascia un commento

Subscribe without commenting