« La scuola istituzione
» La Carta dei cento

Istruzione

Insegnanti e supplenze

27.11.09 | 11 Comments

di Bianca Orlando

Negli ultimi due numeri di ioDonna, femminile del Corriere della Sera, la giornalista Cristina Lacava risponde ad alcune email che lamentano la carenza di insegnanti per coprire le cosiddette “supplenze brevi” (quelle fino a dieci giorni), sostenendo che molti dei problemi derivano da “un’organizzazione che non brilla” e da professori che “in alcune scuole sono più disponibili, in altre meno”. Vi confesso che la risposta mi ha infastidito parecchio, soprattutto per la mancanza di conoscenza della realtà scolastica (che riscontro in molti giornalisti, è che è uno dei motivi che mi ha spinta ad accettare la proposta di scrivere per iMille) che la risposta stessa denota. Vorrei fare quindi un po’ di chiarezza.

Quando si assenta un docente non è come se si assentasse un qualunque impiegato statale, per cui le pratiche sulla scrivania restano un po’ in arretrato o finiscono su quella di un collega: il docente ha la responsabilità di una classe di 20 o 25 alunni, generalmente minorenni, che non possono essere lasciati senza sorveglianza, pena gravi conseguenze, anche legali. Quindi, si deve organizzare una sostituzione.

Fino ad un paio di anni fa per la scuola secondaria di II secondo grado e fino all’anno scorso per la scuola secondaria di I grado, l’orario di alcuni professori prevedeva, all’interno delle 18 ore settimanali, alcune ore “a disposizione”, in cui il docente, pur non essendo in classe ad insegnare, era tenuto a rimanere a scuola per sostituire i colleghi assenti. Non tutti gli insegnanti avevano ore a disposizione, solo qualcuno, insegnante di discipline con una ripartizione oraria non basata su sottomultipli di 18: ad esempio, l’insegnante di italiano di un triennio di un istituto tecnico insegnava in tre classi per cinque ore settimanali (3 di italiano + 2 di storia), le restanti 3 era “a disposizione”. Da quest’anno, tutti gli insegnanti, nessuno escluso, ha 18 ore in classe: quindi,l a docente di cui sopra aggiunge alle sue 15 ore di italiano + storia in 3 classi l’insegnamento dell’italiano (3 ore) in un’ulteriore classe o della storia in due classi (2 ore + 2 ore), facendo un’ora di straordinario [È ovvio che un provvedimento del genere influisce già da solo sull'organico delle scuole, oltre che sulla didattica di alcune aree disciplinari che vengono spezzettate, nella stessa classe, tra più docenti, ndr.]. In questa situazione, le assenze dei docenti possono essere coperte solo con ore di straordinario dei colleghi disponibili, essendo lo straordinario, per sua natura, facoltativo per qualunque lavoratore. Ed è qui che casca l’asino.

Primo problema. Anche ammettendo che tutti gli insegnanti della scuola siano disponibili ad effettuare ore di supplenza straordinarie, è necessario che gli orari siano compatibili: se è assente il docente della III ora, serve qualcuno che sia presente a scuola ma che abbia un’ora di “buco” tra le proprie lezioni, oppure che sia disponibile una tantum ad arrivare un’ora prima o a fermarsi un’ora in più – le precedenti “ore a disposizione” erano invece parte integrante dell’orario e la loro dislocazione era studiata in modo da coprire più o meno equamente tutti i giorni della settimana e tutte le ore di lezione. Naturalmente, trovare un collega disponibile con un orario compatibile è più difficoltoso nelle piccole scuola, dove gli insegnanti sono pochi. È ovvio che il problema aumenta esponenzialmente quando le assenze si protraggono per più giorni o è assente contemporaneamente più di un docente, magari anche per attività didattiche (viaggi d’istruzione, uscite sul territorio, visite a musei, mostre, concerti…). Inoltre, per contratto, nessun docente, anche se disponibile, può effettuare più di due ore di straordinario al giorno, per un massimo di sei ore settimanali.

Quindi, cosa si fa se non si trova nessuno che faccia l’ora di sostituzione? Quando manca l’insegnante dell’ultima ora, e solo dove è possibile (gli alunni devono essere maggiorenni), si ricorre all’uscita anticipata, ma nella stragrande maggioranza dei casi si divide la classe: i ragazzi vengono smistati a gruppetti nelle altre aule in cui si sta facendo lezione, con possibili e prevedibili ripercussioni sull’attività didattica della classe “ospitante”.

Secondo problema. Il compenso dello straordinario (€35 lorde l’ora) non è a carico diretto del Ministero, bensì del Fondo d’Istituto, la “cassa” che ogni scuola riceve annualmente per far fronte alle proprie esigenze amministrative e didattiche; quindi, esse non vengono retribuite mensilmente col normale cedolino dello stipendio, ma solo a fine anno scolastico, quando viene stilato un consuntivo di tutte le ore eccedenti effettuate (non solo per le supplenze, ma anche per particolari progetti o attività). Nel caso in cui i fondi non siano sufficienti a retribuire tutte le ore già effettuate dai docenti, si provvede a ripartire il fondo, dividendo la somma disponibile per il numero delle ore di lavoro aggiuntivo. Quindi, oltre ad essere pagato a mesi di distanza, spesso un docente non è neppure certo di ricevere tutto il compenso che gli spetta. Questa evenienza, prima rara, è diventata la realtà quotidiana e generalizzata della scuola italiana, da quando i tagli del Ministro Gelmini hanno cominciato ad abbattersi sui Fondi d’Istituto, le cui casse risultano ormai vuote: a molti insegnanti non sono state ancora pagate le ore di supplenza dell’anno scorso; alcuni Dirigenti hanno annunciato ai Collegi docenti che non sarà possibile garantire il pagamento degli straordinari; in alcuni istituti è stato chiesto esplicitamente di sostituire gratuitamente i colleghi.

Non mi sembra dunque possibile liquidare in due, superficiali, parole un problema che è molto più grave e complesso di quanto possa apparire all’esterno delle mura scolastiche, anche grazie al senso del dovere di molti docenti che continuano a prestare servizio straordinario pur senza avere la certezza che il proprio lavoro sarà pagato, come previsto dalle norme contrattuali e dai principi fondamentali di “una Repubblica democratica fondata sul lavoro”.

11 commenti

Che ne pensi?

Scrivi qui il tuo commento, o fai un trackback dal tuo blog. Clicca qui per il feed dei commenti.

:

:


« La scuola istituzione
» La Carta dei cento