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Laicità

Il crocifisso e l’identità italiana

05.11.09 | 10 Comments

di Gabriele Boccaccini


(foto ra1000)

L’abolizione del crocifisso dalle aule scolastiche non meritava una guerra, ma la battaglia per la sua (indifendibile) difesa rischia di infliggere una ferita mortale alla libertà religiosa in Italia. L’argomento è che il crocifisso va preservato nelle aule non in quanto simbolo religioso ma come segno dell’identità culturale italiana, della “nostra” religione. E’ diventata oggi questa la parola d’ordine del neo-integralismo cattolico: italianità e cattolicesimo si identificano, il crocifisso, e la religione cattolica nel suo complesso, vanno difesi come simbolo dell’unità nazionale (come e più della bandiera, singolare la posizione della Lega a questo proposito). Con questo criterio tra poco potremo stabilire l’obbligo di battezzare i figli, fare la prima comunione, sposarsi in chiesa e avere funerale religioso perché sono elementi inseparabili dall’identità italiana, cosi’ come abbiamo già deciso che l’insegnamento della religione sia un monopolio della Chiesa cattolica o che la legislazione sulle questioni etiche non debba essere lasciata alle convinzioni personali ma debba uniformarsi alla morale cattolica del momento. Del resto sono tutte cose che la maggioranza degli italiani condivide e pratica, anche coloro che non sono cattolici praticanti. Anche in America dove vivo, la maggioranza dei miei amici italiani è – se possibile – ancor meno religiosa e praticante e a stento si preoccupa di insegnare ai figli la lingua madre ma al catechismo ce li mandano tutti, perche’ “siamo italiani”.

Si dirà che tra i tanti simboli del neo-integralismo cattolico in Italia, il crocifisso nelle aule certamente uno dei più inoffensivi, se paragonato ad altri attacchi – ben più sostanziosi – alla laicità dello stato e alla libertà religiosa. E’ un anacronismo, sopravvissuto ai cambiamenti epocali del Novecento, alla Costituzione e al Concilio Vaticano, un residuato privo di alcuna legittimità legale, politica, religiosa, preservato dall’italica forza dell’abitudine, inimmaginabile in ogni altra democrazia occidentale. Per il bene di tutti, dello Stato e della Chiesa, sarebbe stato meglio che la pratica – che svilisce un simbolo religioso a soprammobile e afferma un monolitismo religioso che non esiste più – fosse scomparsa silenziosamente e senza clamore da tempo con il tacito consenso di tutti.

La lotta contro il tentativo di imporre il cattolicesimo come “la nostra religione”, questo si’ che merita una guerra. Prima di tutto, si tratta di un’affermazione non vera dal punto di vista storico. La nostra cultura italiana e’ il risultato da sempre dell’incontro di religioni diverse: dall’eredità ancora viva dei culti pagani, alla presenza secolare dell’ebraismo (radicato sul nostro territorio prima ancora della diffusione del cristianesimo), al contributo del cristianesimo ortodosso e di quello protestante, all’apporto dell’islam la cui presenza che non e’ affatto una novità recente nel nostro paese… Sul legame poi tra italianità e cattolicesimo il revisionismo oggi imperante ha imposto un totale ribaltamento della verità storica, come se l’unità italiana non fosse stata fatta nell’Ottocento dai liberali, dagli ebrei e dai protestanti italiani (appoggiati da pochi cattolici dissidenti, come Manzoni), nonostante e contro il volere delle gerarchie cattoliche. Con grande sforzo siamo riusciti a ricucire quello strappo, ed ecco che oggi lo si vorrebbe riaffermare in senso diametralmente opposto, condannando i non-cattolici italiani ad un ruolo di cittadini di serie B, negando loro persino la comune identità italiana. Duole che la Chiesa italiana – rinnegando il Concilio – abbia scelto questa strada di demandare allo Stato il compito di far rispettare pratiche che dovrebbero essere il risultato di convinzioni personali, imponendole anche a chi non le condivide. Scandalizza vedere forze politiche cavalcare o accettare passivamente questo connubio discriminatorio per puri interessi elettorali. Del resto – si dirà – la maggioranza degli italiani sembra condividere questa linea. Ma è proprio questo il dato più preoccupante. Una democrazia che in nome del volere della maggioranza non rispetta i diritti delle minoranza è una democrazia malata. I diritti fondamentali dell’uomo – quali la libertà religiosa e l’eguaglianza di tutti i cittadini – non sono diritti negoziabili. Si dira’ allora che le leggi razziali del 1938 in Italia furono legittime perché in fondo appoggate dalla maggioranza dei cittadini, o che al limite anche l’Olocausto fu legittimo perché condiviso dalla maggioranza dei cittadini tedeschi del tempo?!!! Per questa strada ogni pratica discriminatoria diventa legittima: dall’avversione alla costruzione delle moschee, al veto all’insegnamento delle religioni nella scuola, all’idea dello Stato come proprietà di una parte e non come casa di tutti.

In conclusione: sarebbe assurdo ignorare il grande contributo del cattolicesimo alla nostra identita’ nazionale in nome di un malinteso laicismo ma e’ altrettanto assurdo identificare italianita’ e cattolicesimo. E’ giusto rispettare i voleri della maggioranza ma non al punto di restringere e negare i diritti della minoranza. Il crocifisso nelle aule era un simbolo anacronistico e inoffensivo di un tempo ormai passato, la battaglia per la sua difesa rischia ora di trasformarlo nel simbolo di un neo-confessionalismo aggressivo e intollerante.

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