di Gabriele Boccaccini

(foto ra1000)
L’abolizione del crocifisso dalle aule scolastiche non meritava una guerra, ma la battaglia per la sua (indifendibile) difesa rischia di infliggere una ferita mortale alla libertà religiosa in Italia. L’argomento è che il crocifisso va preservato nelle aule non in quanto simbolo religioso ma come segno dell’identità culturale italiana, della “nostra” religione. E’ diventata oggi questa la parola d’ordine del neo-integralismo cattolico: italianità e cattolicesimo si identificano, il crocifisso, e la religione cattolica nel suo complesso, vanno difesi come simbolo dell’unità nazionale (come e più della bandiera, singolare la posizione della Lega a questo proposito). Con questo criterio tra poco potremo stabilire l’obbligo di battezzare i figli, fare la prima comunione, sposarsi in chiesa e avere funerale religioso perché sono elementi inseparabili dall’identità italiana, cosi’ come abbiamo già deciso che l’insegnamento della religione sia un monopolio della Chiesa cattolica o che la legislazione sulle questioni etiche non debba essere lasciata alle convinzioni personali ma debba uniformarsi alla morale cattolica del momento. Del resto sono tutte cose che la maggioranza degli italiani condivide e pratica, anche coloro che non sono cattolici praticanti. Anche in America dove vivo, la maggioranza dei miei amici italiani è – se possibile – ancor meno religiosa e praticante e a stento si preoccupa di insegnare ai figli la lingua madre ma al catechismo ce li mandano tutti, perche’ “siamo italiani”.
Si dirà che tra i tanti simboli del neo-integralismo cattolico in Italia, il crocifisso nelle aule certamente uno dei più inoffensivi, se paragonato ad altri attacchi – ben più sostanziosi – alla laicità dello stato e alla libertà religiosa. E’ un anacronismo, sopravvissuto ai cambiamenti epocali del Novecento, alla Costituzione e al Concilio Vaticano, un residuato privo di alcuna legittimità legale, politica, religiosa, preservato dall’italica forza dell’abitudine, inimmaginabile in ogni altra democrazia occidentale. Per il bene di tutti, dello Stato e della Chiesa, sarebbe stato meglio che la pratica – che svilisce un simbolo religioso a soprammobile e afferma un monolitismo religioso che non esiste più – fosse scomparsa silenziosamente e senza clamore da tempo con il tacito consenso di tutti.
La lotta contro il tentativo di imporre il cattolicesimo come “la nostra religione”, questo si’ che merita una guerra. Prima di tutto, si tratta di un’affermazione non vera dal punto di vista storico. La nostra cultura italiana e’ il risultato da sempre dell’incontro di religioni diverse: dall’eredità ancora viva dei culti pagani, alla presenza secolare dell’ebraismo (radicato sul nostro territorio prima ancora della diffusione del cristianesimo), al contributo del cristianesimo ortodosso e di quello protestante, all’apporto dell’islam la cui presenza che non e’ affatto una novità recente nel nostro paese… Sul legame poi tra italianità e cattolicesimo il revisionismo oggi imperante ha imposto un totale ribaltamento della verità storica, come se l’unità italiana non fosse stata fatta nell’Ottocento dai liberali, dagli ebrei e dai protestanti italiani (appoggiati da pochi cattolici dissidenti, come Manzoni), nonostante e contro il volere delle gerarchie cattoliche. Con grande sforzo siamo riusciti a ricucire quello strappo, ed ecco che oggi lo si vorrebbe riaffermare in senso diametralmente opposto, condannando i non-cattolici italiani ad un ruolo di cittadini di serie B, negando loro persino la comune identità italiana. Duole che la Chiesa italiana – rinnegando il Concilio – abbia scelto questa strada di demandare allo Stato il compito di far rispettare pratiche che dovrebbero essere il risultato di convinzioni personali, imponendole anche a chi non le condivide. Scandalizza vedere forze politiche cavalcare o accettare passivamente questo connubio discriminatorio per puri interessi elettorali. Del resto – si dirà – la maggioranza degli italiani sembra condividere questa linea. Ma è proprio questo il dato più preoccupante. Una democrazia che in nome del volere della maggioranza non rispetta i diritti delle minoranza è una democrazia malata. I diritti fondamentali dell’uomo – quali la libertà religiosa e l’eguaglianza di tutti i cittadini – non sono diritti negoziabili. Si dira’ allora che le leggi razziali del 1938 in Italia furono legittime perché in fondo appoggate dalla maggioranza dei cittadini, o che al limite anche l’Olocausto fu legittimo perché condiviso dalla maggioranza dei cittadini tedeschi del tempo?!!! Per questa strada ogni pratica discriminatoria diventa legittima: dall’avversione alla costruzione delle moschee, al veto all’insegnamento delle religioni nella scuola, all’idea dello Stato come proprietà di una parte e non come casa di tutti.
In conclusione: sarebbe assurdo ignorare il grande contributo del cattolicesimo alla nostra identita’ nazionale in nome di un malinteso laicismo ma e’ altrettanto assurdo identificare italianita’ e cattolicesimo. E’ giusto rispettare i voleri della maggioranza ma non al punto di restringere e negare i diritti della minoranza. Il crocifisso nelle aule era un simbolo anacronistico e inoffensivo di un tempo ormai passato, la battaglia per la sua difesa rischia ora di trasformarlo nel simbolo di un neo-confessionalismo aggressivo e intollerante.



















Se quel povero Cristo leggesse e ascoltasse i commenti dei paladini del crocifisso, se ne andrebbe con le sue gambe. Poi prenderebbe una bella mazza per cacciare i mercanti dal tempio. Al suo posto potremmo sempre mettere i ladroni; quelli sicuramente rappresentano assai meglio sia la tradizione italiana sia la Curia di Roma. Prendendo a prestito le parole da Mark Twain, “se Cristo fosse qui ora c’e’ una cosa egli non sarebbe – un cristiano”.
Ecco, sì, non avresti potuto raccontarcela meglio.
[...] qualcuno prova ancora a ragionare seriamente sul tema del crocifisso in classe, arriva il momento della [...]
Complimenti per l’articolo molto ben argomentato e che centra in pieno il problema sono molto d’accordo,sembra una Crociata,una missione mantenere il Cattolicesimo,imporlo..non lo trovo giusto!
il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce
Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente
L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.
“Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce”
Scusa “fab” ma io trovo questa affermazione il manifesto della conservazione e soprattutto della conservazione dei “pensieri dominanti e unici”.
Il sentirsi “offesi” (minacciati è un’astuzia retorica, quindi la “traduco”) cosa vuol dire ? vuol dire sentire che la scuola (e ancora peggio i tribunali) non sono un luogo “di parte”, o ancor peggio non derivano la loro autorità da quel simbolo. E quindi il problema non è da derubricare come fossero dei “malati mentali” coloro i quali si irritano nel vedere croci in scuole, tribunali, ospedali.
La risposta poi che è una tradizione dovrebbe far arrabbiare i cristiani in primo luogo, come ci spiega egregiamente (e quindi mi fermo) Gabriele in questo post.
Alcuni processi “identitari” vengono attivati a volte come reazione ad una minaccia comune percepita. Ci si sente “cattolici” anche senza esserlo e si tira fuori l’invenzione della identita’ culturale rappresentata da un simbolo, da decenni banalizzato nella pratica della sua inutilita’, anche quando si percepisce come violenza e come attacco portato ad una propria forma di sensibilita’ un’ azione che invece nasce da una aspirazione civile. La “sensibilita’” offesa, badate bene, spesso non ha nessuna reale consistenza religiosa ma piuttosto e’ rappresentata da una consuetudine nella quale ci riconosciamo. L’identita’ quindi non e’ determinata dal simbolo ma dalla consuetudine che esso rappresenta. Il crocefisso gioca, a mio parere, lo stesso ruolo che “capuccino e cornetto” giocano nella vita degli italiani.
Non voglio e non credo di essere blasfemo.
Sarebbe pero’ il caso che la battaglia per la laicizzazione della nostra societa’ prendesse finalmente atto di questi meccanismi di reazione e piuttosto che stimolarli, concentrandosi sui “soprammobili” impolverati dimenticati ai muri di qualche aula scolastica, elaborasse delle strategie che li “disinneschi” in partenza. La realta’ del nostro paese e’ chiara: sappiamo che trascinando Cristo crocifisso alla Corte di Giustiza o appiccicando “frase poco felici” sugli autobus, esercitiamo certo un nostro “sacrosanto” diritto ma non facciamo altro che rinvigorire certe alleanze scellerate e riconsegnare al centro-destra balordo un consenso, per mano della Chiesa istituzionale, che la situazione economica o altri fattori avevano momentaneamente alienato. Staccando i soprammobili dai chiodi non spostiamo di un centimetro in avanti la qualita’ laica della nostra scuola ma in compenso abbiamo un Segretario di Stato che sale in cattedra alla TV spiegando senza alcun contradditorio che il crocifisso e’ soprattutto un simbolo culturale(!). E’ davvero una strategia che paga? Suscitare le risposte identitarie, rabbiose, cruente ma efficaci in termini di comunicazione e di aggregazione di colui che si sente “nostro avversario” e’ davvero una pratica finalizzata ad un obiettivo raggiungibile? Io me lo chiedo e mi rispondo: no, non mi sembra. Anzi mi sembra una pratica che piu’ che al successo tende a consolidare nel velleitarismo la identita’ della nostra politica.
La strategia vincente e’ quella che “disarticola” l’avversario, non solo, quella che lo confonde nella reale percezione del pericolo rappresentato dalle nostre convinzioni.
Ma chi se ne frega del crocifisso! Lo lascino pure dove e’, nessun problema, per quello che conta! Ma chi se ne importa se il compagno di mio figlio “cucca” mezzo voto in piu’ alla valutazione finale perche’ frequenta l’ora di religione. Chi se ne frega se la morale cristiana giudica “immorali” i miei gusti e i miei comportamenti sessuali. Io costruisco una scuola nella quale, per chi vuole, si faccia educazione sessuale. Per chi vuole, si spieghi come “funziona” un profilattico e cosa e’ un contraccettivo. Per chi lo desidera si “racconti” non solo la storia di Gesu’ ma anche quella di Abramo, Maometto, Budda e via dicendo. Io costruisco una societa’ nella quale lascio alla Chiesa la liberta’ dei suoi relativi giudizi e mi tengo la liberta’ assoluta dei miei comportamenti. E’ su questi principi di base che e’ costruito l’equilibrio “laicizzante” della maggior parte dei paesi cattolici europei. E’ su questo filo che si e’ snodata la azione civile, concreta ed esemplare del Sig. Englaro. Non sulle inutili e patetiche azioni di “guerriglia” e di disturbo di pochi convinti idealisti.
@ Leo
forse se nel 1946 si fosse evitato di mettere i patti lateranensi nella costituzione repubblicana e si fosse tolto il crocifisso dagli edifici pubblici, non ci sarebbero volute le battaglie “di pochi convinti idealisti” per il divorzio, l’aborto, e ora per le unioni civili, il testamento biologico, ecc…. inoltre, forse ora tu ed io possiamo esprimere le nostre opinioni liberamente solo perche’ camminiamo sulle spalle di quei “pochi convinti idealisti” che sono venuti prima di noi. Tanto “inutili e patetiche” le loro azioni non mi sembrano, a meno di dare per scontate liberta’ e democrazia, come fossero regali piovuti dal cielo.
Difendere il crocifisso come simbolo del cristianesimo e’ pure apostasia. Ormai tutti sanno che la croce e’ un simbolo precristiano-pagano con connotazioni pornografiche (visitare British Museum) e Gesu e’ morto su un palo. Fate ricerche su Internet – I governi del mondo si sono stancati di guerre e tensioni causate dalle religioni. Siamo vicini alla fine di tutte le religioni. Piu’ la gente si anima a favore o contro piu’ il cappio si sta stringendo. The end is near!
Se ben ricordo, a cavallo tra la fine degli anni ‘70 e l’inizio degli ‘80, l’impareggiabile Marco Pannella e i suoi amici radicali, proposero di togliere il crocefisso dalle aule dove i cittadini andavano a votare, perché ricordava l’emblema della DC. Io stesso ebbi un breve e acceso scambio verbale con un presidente di seggio di una località della provincia veneta, feudo democristiano per giunta.
Non ho letto molto sulla questione ma trovo l’articolo di Boccaccini molto pertinente, oltre che fondato su fatti storici che, come si sa, ben pochi evocano quando si parla d’identità.
Tra ampolle lucenti d’acqua (“sacra”, ma puzzolente ed infetta) del Po (anzi no, scusate, dell’Eridano), miss Padania doc e crocifissi (magari pure quelli branditi dal KU KLUX KLAN nostrano) c’è chi si rivolta nel letto la notte e non sa più che santi invocare. Non sottovaluto, tuttavia, i colpi di coda di conservatori, tradizionalisti, nostalgici, patrioti e quant’altro, noti governanti, esimii accademici, prelati incazzatissimi e anonimi aguerriti. Per loro, la questione è seria, praticamente vitale e cosi’ importante da far dimenticare tutto il resto. Anche la democrazia e le libertà fondamentali. Se il dibattito si protrae e si amplifica, sarà anche l’occasione per vedere se la cosidetta società civile, dopo la manifestazione per la libertà di stampa e dopo il blog che invoca alle dimissioni di mister B., si mobiliterà anche per questa causa.