di Fabio Chiusi
Secondo la testimonianza dei presenti alla riunione dell’Ufficio di Presidenza del Pdl di ieri, Silvio Berlusconi avrebbe pronunciato la seguente frase:
“Il partito decide su tutto a maggioranza, chi non si adegua è fuori“.
Strano sentire la tesi fondamentale del centralismo democratico teorizzato da Lenin in Che fare? espressa (e in modo impeccabile) da un anticomunista viscerale come il Cavaliere. Come si legge su Il Foglio, non si tratta di una uscita estemporanea del Premier, ma di una tesi condivisa dai berlusconiani Verdini e Quagliarello, per cui tuttavia sarebbe più corretto parlare di centralismo democratico postmoderno. Sarà.
Meno strano cogliere in contraddizione Il Giornale di Feltri. Secondo cui se a parlare di centralismo democratico è Debora Serracchiani è un vizio, ma se a farlo è il Premier è una virtù.
Il 24 luglio Alberto Taliani scriveva:
“Centralismo democratico? Se così si chiama recuperiamolo se serve”. Debora Serracchiani alla Festa del Pd alle Terme di Caracalla a Roma non ha dubbi, se serve il “vecchio” metodo del Pci, si torni al vecchio per governare il “nuovo” partito. Poprio così, l’antico rito del governo comunista del partito applicato ai democrats all’italiana. Insomma, il nuovo per affermarsi deve applicare le virtù del “metodo” del partito che fu di Togliatti, anche se sulla home page del sito di dell’europarlamentare campeggia lo slogan “Semplicemente Democratica”…
Nell’editoriale di Alessandro Sallusti di oggi scompare ogni riferimento al partito comunista:
Berlusconi ha deciso. Il tempo dei dibattiti e dei distinguo dentro il Pdl è finito. Un avviso chiaro a Gianfranco Fini e alla sua pattuglia di dissidenti. O dentro o fuori. E se si sta dentro bisogna adeguarsi a quanto gli organi di partito decideranno a maggioranza, come avviene in ogni struttura democratica.
Dunque il Cavaliere si rifà a Lenin, e l’organo di famiglia ringrazia (nel nome della democrazia, sia chiaro). Provocando l’ironia del quotidiano “nel Pdl” (e non del) dei finiani, Il Secolo d’Italia, che oggi a pagina 5 usa una intervista all’ex comunista Gavino Angius per titolare: “ma persino il PCI tollerava il dissenso“.
Ma non doveva essere Fini, a guardare a sinistra?


















