Uno degli aspetti più deprimenti dall’attuale afasia dell’opposizione è che, travolta dal gossip o dalla (in)giustizia berlusconiana, dai continui strappi e leggi ad personam, dedica tutte le sue poche energie a inseguire un’agenda ormai utile solo all’avversario, abile a vendersi sistematicamente come vittima.
Nel frattempo, il governo governa, con un inedito riformismo autoritario (il decreto Brunetta di riforma della Pubblica Amministrazione, il disegno di legge Gelmini sull’Università) e adottando scelte strategiche di politica estera, energetica ed industriale di enorme portata, senza discuterne con alcuno e senza che il dibattito pubblico, i giornali né tantomeno l’opposizione si accorgano di nulla.
Mi riferisco alla determinazione con la quale il caimano in persona ha impostato la politica energetica italiana, che diventa anche politica estera e delle alleanze, sulla doppia opzione del gas russo e delle centrali nucleari francesi. La strategia è chiara dal punto di vista energetico e tecnico: preso atto della scelta già fatta di puntare su centrali termoelettriche a solo gas, e avendo, anche per puri motivi ideologici, scarsa fiducia nelle rinnovabili (roba “di sinistra…”), fare affari con i russi, puntare su South Stream diventa del tutto logico.
La strategia è chiara dal punto di vista della geopolitica e della politica estera: per rendere compatibile il naturale antieuropeismo della nostra destra con il fatto che in Europa ci siamo e ci tocca restarci, ecco uscire dal cappello il ritorno al nucleare con connessa ciambella di salvataggio – soldi, investimenti futuri, promesse – verso il traballante sistema nucleare francese (e, non a caso, c’è un tentativo in atto di mettere in discussione le scelte europee (Nabucco), trovando accordi fra EDF, ENI e Gazprom su South Stream).
La strategia, infine, è chiarissima come politica industriale domestica, nella quale si continua a puntare al ruolo dominante di Eni (gas) ed Enel (nucleare), in modo coerente col neocolbertismo tremontiano.
Sia chiaro, non credo che South Stream sia il diavolo e Nabucco l’acqua santa. Però credo che il disegno complessivo di politica energetica – e estera, e industriale – di questo governo sia molto netto e molto pericoloso. Disegna un modello energetico basato sul gigantismo delle centrali nucleari, sulla dipendenza dal gas di un solo fornitore, sulla rinuncia ad esplorare strade nuove, sulla centralizzazione “autoritaria”. In definitiva, sulla speranza di “passare la nottata” della crisi energetica senza cambiare paradigma.
Una sinistra capace di fare il suo mestiere dovrebbe opporre non la solita litania antinucleare e stop, ma proposte concrete e credibili, un piano di uscita dal fossile basato su dati tecnologie e risorse necessarie, il richiamo alla necessità di investire davvero sulla rete intelligente, che sarà il punto critico per la transizione alle rinnovabili.
Ma, sopratutto, dovrebbe riuscire a spiegare perché un’alternativa rinnovabile e distribuita è più auspicabile per i destini del paese, per la vita concreta della gente, per le possibilità occupazionali. iMille.org – Direttore Raoul Minetti






