Comunque clandestini

di Elena Tebano

(Immigrati phauli)

L’emergenza sicurezza è ormai sparita da giornali e tv: in compenso è entrata nei codici penali grazie al pacchetto sicurezza varato dal governo e voluto dalla Lega. La traccia più evidente è l’aggravante di “clandestinità”: mette nero su bianco l’equazione “clandestino = criminale”, che rappresenta la più grande vittoria culturale dei leghisti. Il risultato è che “un’infrazione amministrativa (la mancanza di documenti)” fa immediatamente dell’immigrato un “infiltrato di nascosto per commettere chissà quale crimine”, come spiega Giuseppe Faso nel suo Lessico del razzismo democratico.

Lo diamo per scontato anche noi ogni volta che usiamo quelle parole. Peccato che non sia vero.
Lo dimostra la più grande ricerca fatta in Italia sui “clandestini”, quella del Naga (un centro milanese che offre assistenza sanitaria e legale anche agli irregolari) in collaborazione con tre ricercatori, Carlo Devillanova (Università Bocconi), Francesco Fasani (University College London) e Tommaso Frattini (Università degli Studi di Milano). Fatta su una banca dati di 47.500 persone su nove anni (dal 2000 al 2008) confuta un bel po’ di luoghi comuni e mette per la prima volta un argine all’abitudine di dire tutto e il contrario di tutto sui migranti senza permesso di soggiorno – tanto non li conosce nessuno.
Lungi dall’essere tutti criminali, i “clandestini” lavorano più di noi e, quasi sempre, per noi. In generale il 62% del campione è occupato: la percentuale sale al 65% tra le donne. Già così significa che gli irregolari lavorano più degli italiani (tra cui il tasso di occupazione è del 59%). Ma se si considera coloro che sono in Italia da almeno tre anni, si scopre che oltre sette su dieci (il 76%) lavorano. La percentuale di occupati in Lombardia (una delle più alte del Paese) è del 71%. Inoltre, la partecipazione femminile al mercato del lavoro è maggiore che tra la popolazione italiana – tanto per sfatare un altro mito sulla (mancata) emancipazione delle straniere.

Se si guarda al tipo di lavoro, si scopre che la maggioranza delle donne (81%) è occupata nei servizi di collaborazione domestica (pulizie a domicilio, assistenza agli anziani, baby sitting) e nelle imprese di pulizie. Gli uomini si dividono soprattutto tra muratori, artigiani o operai specializzati, occupati in attività commerciali e servizi e addetti alle pulizie.

Il quadro è molto più roseo della propaganda sulla sicurezza che vuole i clandestini solo puttane o spacciatori. Eppure le ombre non mancano: gli irregolari infatti fanno lavori molto de-qualificati rispetto al loro livello di istruzione, “servili” dice il direttore sanitario del Naga Stefano Dalla Valle. Il 70% delle donne con una formazione universitaria, ad esempio, lavora come collaboratrice domestica; il 49% degli operai edili ha almeno un livello di istruzione superiore. Uno spreco, in un Paese come il nostro che soffre la perenne mancanza di tecnici.

Ma il rapporto del Naga racconta qualcosa di più. A partire dal 2003 la permanenza media dei migranti è aumentata: la percentuale degli immigrati con meno di un anno permanenza è scesa dal 53% del 2003 al 25% del 2008. Quella di chi ha una permanenza tra uno e due anni è rimasta grosso modo intorno al 20%, mentre tutti i tre gruppi con maggiore “anzianità migratoria” sono molto aumentati. In particolare, quelli qui da 4 o più anni sono aumentati dal 10% nel 2003 al 30% nel 2008. Di solito i migranti, quando smettono di essere irregolari, smettono anche di andare al Naga e si rivolgono alle Asl.

Detto altrimenti, dall’esplosione della questione sicurezza per gli immigrati è diventato sempre più difficile uscire dalla clandestinità. C’è un’ipocrisia di fondo nel dibattito italiano sull’immigrazione: non si dice che praticamente l’unico modo per lavorare qui è entrare da clandestini. Le leggi (anche quelle fatte dal centrosinistra) da anni prevedono che venga rilasciato il permesso di soggiorno solo a chi è stato assunto mentre è ancora nel suo Paese. Ovvero se mia nonna ottantenne sta male, io devo trovare Tizio o Caio in Ucraina, Egitto o nelle Filippine, e senza conoscerlo decidere di affidargliela – aspettando un anno perché gli spediscano il permesso e possa arrivare. Vorrei sapere chi lo fa.
I paletti messi dal centrodestra alle altre forme di ingresso (sponsor, ricongiungimenti familiari) ha reso praticamente nulle le alternative alla irregolarità. Di fatto, in Italia, è la legge a creare “la piaga della clandestinità”. E, con il pacchetto sicurezza, a trasformare lavoratori senza permesso di soggiorno in criminali.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Ma una cosa tipo fuori Rutelli e dentro Spolitica? Capace che la gente si rimette a votarci

  2. Francesco Picchi

    Bene pubblicare dati e indagini per sfatare leggende assurde! Concordo in pieno sull’ipocrisia di fondo della normativa che impedisce di fatto agli stranieri di iniziare a lavorare da regolari.

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