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	<title>Comments on: Amleto Marino</title>
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	<description>Le cose cambiano - Rivista per il rinnovamento dell&#039;Italia.</description>
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		<title>By: Raffaella Petrilli</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/11/amleto-marino/comment-page-1/#comment-9620</link>
		<dc:creator>Raffaella Petrilli</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 11:31:17 +0000</pubDate>
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		<description>Il fatto che stiamo su questo blog a scambiarci e a condividere soprattutto riflessioni significa che di fatto un legame c&#039;è, messo in luce dalla mozione Marino. Non parlo dei molti, e molti Mille, che da tempo discutevano e si confrintavano, e per i quali Marino è stato un&#039;occasione in più. Parlo degli iscritti per marino, che ora ci sono e sono entrati in contatto tra loro e con gli altri.
Allora, per come la vedo, la questione corrente o non corrente è mal posta o meglio, si risolve su, implica due livelli: quello fattuale, costituito da luoghi come questo blog, in cui ci si conosce e riconosce, inevitabilmente, proprio nella volontà di discussione comune e nella condivisione dei &#039;principi&#039;. Luoghi come questi esistono già e funzionano già molto bene. 
E poi c&#039;è il livello di metodo, che riguarda l&#039;esportazione, per così dire, di quei principi nella realtà allargata dei circoli, degli altri iscritti, del territorio, della società civile. Là si agisce in base a un&#039;identità non di partito, ma di metodo appunto, nel come fare le cose (quelle che volta per volta emergono come urgenti o importanti) secondo i principi, quelli sì, &quot;identitari&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto che stiamo su questo blog a scambiarci e a condividere soprattutto riflessioni significa che di fatto un legame c&#8217;è, messo in luce dalla mozione Marino. Non parlo dei molti, e molti Mille, che da tempo discutevano e si confrintavano, e per i quali Marino è stato un&#8217;occasione in più. Parlo degli iscritti per marino, che ora ci sono e sono entrati in contatto tra loro e con gli altri.<br />
Allora, per come la vedo, la questione corrente o non corrente è mal posta o meglio, si risolve su, implica due livelli: quello fattuale, costituito da luoghi come questo blog, in cui ci si conosce e riconosce, inevitabilmente, proprio nella volontà di discussione comune e nella condivisione dei &#8216;principi&#8217;. Luoghi come questi esistono già e funzionano già molto bene.<br />
E poi c&#8217;è il livello di metodo, che riguarda l&#8217;esportazione, per così dire, di quei principi nella realtà allargata dei circoli, degli altri iscritti, del territorio, della società civile. Là si agisce in base a un&#8217;identità non di partito, ma di metodo appunto, nel come fare le cose (quelle che volta per volta emergono come urgenti o importanti) secondo i principi, quelli sì, &#8220;identitari&#8221;.</p>
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		<title>By: Manuela</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/11/amleto-marino/comment-page-1/#comment-9613</link>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 15:03:41 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie per la risposta, Marco. Anch&#039;io ho molti dubbi, e per questo credo che sarebbe importante un confronto senza rete su questi temi; voglio solo aggiungere che, secondo me, il rischio peggiore è proprio quello di non riuscire a parlare fuori di noi, perché incapaci di identificarci come opposizione interna. Sono molto preoccupata dalla condivisione di responsabilità - senza avere una vera possibilità di incidere sulle politiche del partito, data l&#039;esiguità della nostra minoranza - che deriva da una &quot;gestione plurale&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per la risposta, Marco. Anch&#8217;io ho molti dubbi, e per questo credo che sarebbe importante un confronto senza rete su questi temi; voglio solo aggiungere che, secondo me, il rischio peggiore è proprio quello di non riuscire a parlare fuori di noi, perché incapaci di identificarci come opposizione interna. Sono molto preoccupata dalla condivisione di responsabilità &#8211; senza avere una vera possibilità di incidere sulle politiche del partito, data l&#8217;esiguità della nostra minoranza &#8211; che deriva da una &#8220;gestione plurale&#8221;.</p>
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		<title>By: Marco</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/11/amleto-marino/comment-page-1/#comment-9612</link>
		<dc:creator>Marco</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 14:43:57 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.imille.org/?p=3476#comment-9612</guid>
		<description>@Manuela
grazie a te del commento, così ricco di riflessioni. Io, ti giuro, ho più dubbi che certezze, ma mi ritrovo in una cosa che ha detto Giuseppe Civati. In un partito di &quot;schierati&quot; per interesse, chi non si schiera è comunque identificato come &quot;altro&quot; e dunque, anche se non volesse, si ritrova in una &quot;contro-corrente&quot;. Il rischio di perdersi c&#039;è, indubbiamente, ma anche le possibilità di &quot;contagiare&quot; postivamente altri democratici (soprattutto fuori dal PD) rimane intatta.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Manuela<br />
grazie a te del commento, così ricco di riflessioni. Io, ti giuro, ho più dubbi che certezze, ma mi ritrovo in una cosa che ha detto Giuseppe Civati. In un partito di &#8220;schierati&#8221; per interesse, chi non si schiera è comunque identificato come &#8220;altro&#8221; e dunque, anche se non volesse, si ritrova in una &#8220;contro-corrente&#8221;. Il rischio di perdersi c&#8217;è, indubbiamente, ma anche le possibilità di &#8220;contagiare&#8221; postivamente altri democratici (soprattutto fuori dal PD) rimane intatta.</p>
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		<title>By: MP</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/11/amleto-marino/comment-page-1/#comment-9611</link>
		<dc:creator>MP</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 11:56:36 +0000</pubDate>
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		<description>Al di fuori di tutte queste considerazioni, l&#039;incapacità di agire in squadra da parte di una &quot;corrente di pensiero&quot; anche maggioritaria nel partito, fa sì che anche una &quot;corrente di potere&quot; organizzata seppur minoritaria nel pensiero abbia la meglio. 
Questo comporta che la classe dirigente del partito non rappresenta la base.
Meditate su questo cari mariniani, o ci si organizza per il bene del PD, o il PD finisce per tradire se stesso.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Al di fuori di tutte queste considerazioni, l&#8217;incapacità di agire in squadra da parte di una &#8220;corrente di pensiero&#8221; anche maggioritaria nel partito, fa sì che anche una &#8220;corrente di potere&#8221; organizzata seppur minoritaria nel pensiero abbia la meglio.<br />
Questo comporta che la classe dirigente del partito non rappresenta la base.<br />
Meditate su questo cari mariniani, o ci si organizza per il bene del PD, o il PD finisce per tradire se stesso.</p>
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	<item>
		<title>By: Manuela</title>
		<link>http://www.imille.org/2009/11/amleto-marino/comment-page-1/#comment-9610</link>
		<dc:creator>Manuela</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 08:28:46 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.imille.org/?p=3476#comment-9610</guid>
		<description>Ti ringrazio per questo post. Chi, come me, ha preso una tessera da pochi mesi, una tessera &quot;a progetto&quot; (come il lavoro dei precari... per verificare se, dentro il PD, ci fosserp quegli spazi, anche minimi, per un rinnovamento di politiche e classe dirigente), non può che farsi domande sul futuro. 
I primi passi degli ex-mariniani, dopo le primarie, sono stati confusi e contraddittori, e soprattutto hanno lasciato poco sperare in questo rinnovamento. 
La parola &quot;corrente&quot; fa paura, ma intendiamoci: una corrente è un sistema di potere che mira alla spartizione del potere stesso. E&#039; cosa diversa una &quot;corrente di pensiero&quot;, che è forza creativa, dà spazio ad idee divergenti, porta aria nuova all&#039;interno di una struttura asfittica. Purtroppo, pur predicando che &quot;non siamo corrente&quot;, come tale ci si è comportati, accettando la cosiddetta &quot;gestione plurale&quot; di Bersani (sostituto, solo terminologico, della &quot;gestione condivisa&quot; di antica memoria). Si è accettato di spartire posti, dunque. 
Ma come &quot;corrente di pensiero&quot; non si riesce a trovare un agire collettivo, che ci porti ad essere identificabili ed identificati come agente di rinnovamento, anche attraverso la critica verso le politiche e le classi dirigenti del &quot;secolo scorso&quot; (che tali sono rimaste anche nel sedicente nuovo corso bersaniano). Tranne che non si pensi che l&#039;ingresso di qualche &quot;mariniano&quot; negli organismi dirigenti possa di per sé essere una presenza salvifica per tutti. 
La difficoltà dell&#039;agire collettivo la si è vista benissimo nella mancanza di qualsiasi reazione alla sentenza della Corte Europea sul crocefisso e alle frasi risibili di Bersani (che, per essere &quot;segretario di tutti&quot; non è immune dal dire sciocchezze), o alla mancanza di sostegno alla proposta di Civati sulla mobilitazione contro la &quot;riforma della giustizia&quot; di mister B. 
Nonostante le mie sollecitazioni, per esempio, l&#039;ex comitato Marino della mia città, che pure predica &quot;non perdiamoci di vista&quot;, non ha mosso un dito per chiedere una mobilitazione dei circoli; il ché dimostra, secondo me, che il solo essere individualmente nei circoli, scioglierci dentro il partito per mantenere vive le nostre idee, ecc. non è sufficiente ad ottenere risultati. Del resto, le idee che abbiamo trovato ben sistematizzate nella mozione, erano idee già ben presenti in molti iscritti e non iscritti al PD, e gli iscritti certamente già le proponevano nelle poche occasioni di discussione all&#039;interno del partito, a tutti i livelli. Quello che mancava era proprio il catalizzatore che potesse far diventare quelle idee agire collettivo, capace di operare dentro il partito, allargandone gli spazi di rinnovamento. Questo è possibile solo ad una minoranza interna, che opera come tale: interessata non alla spartizione di posti, ma ad una battaglia politica che abbia come centro una nuova idea di partito e di paese. Con lo scopo di conquistare a questa idea la maggioranza del partito, nei tempi e  nei modi dovuti, e dichiarandolo in modo trasparente. Credo che la &quot;gestione plurale&quot; sia un modo per mantere in essere le correnti nella loro peggiore accezione, e di uccidere qualsiasi possibilità di gestione davvero democratica, in cui maggioranza e minoranza si confrontano e si affrontano sulla base delle idee, e si assumono le relative responsabilità: quella di governare, questa di proporre idee alternative. 
Scusa la lunghezza, ma mi sembra che il tema meritasse qualche riflessione articolata.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ti ringrazio per questo post. Chi, come me, ha preso una tessera da pochi mesi, una tessera &#8220;a progetto&#8221; (come il lavoro dei precari&#8230; per verificare se, dentro il PD, ci fosserp quegli spazi, anche minimi, per un rinnovamento di politiche e classe dirigente), non può che farsi domande sul futuro.<br />
I primi passi degli ex-mariniani, dopo le primarie, sono stati confusi e contraddittori, e soprattutto hanno lasciato poco sperare in questo rinnovamento.<br />
La parola &#8220;corrente&#8221; fa paura, ma intendiamoci: una corrente è un sistema di potere che mira alla spartizione del potere stesso. E&#8217; cosa diversa una &#8220;corrente di pensiero&#8221;, che è forza creativa, dà spazio ad idee divergenti, porta aria nuova all&#8217;interno di una struttura asfittica. Purtroppo, pur predicando che &#8220;non siamo corrente&#8221;, come tale ci si è comportati, accettando la cosiddetta &#8220;gestione plurale&#8221; di Bersani (sostituto, solo terminologico, della &#8220;gestione condivisa&#8221; di antica memoria). Si è accettato di spartire posti, dunque.<br />
Ma come &#8220;corrente di pensiero&#8221; non si riesce a trovare un agire collettivo, che ci porti ad essere identificabili ed identificati come agente di rinnovamento, anche attraverso la critica verso le politiche e le classi dirigenti del &#8220;secolo scorso&#8221; (che tali sono rimaste anche nel sedicente nuovo corso bersaniano). Tranne che non si pensi che l&#8217;ingresso di qualche &#8220;mariniano&#8221; negli organismi dirigenti possa di per sé essere una presenza salvifica per tutti.<br />
La difficoltà dell&#8217;agire collettivo la si è vista benissimo nella mancanza di qualsiasi reazione alla sentenza della Corte Europea sul crocefisso e alle frasi risibili di Bersani (che, per essere &#8220;segretario di tutti&#8221; non è immune dal dire sciocchezze), o alla mancanza di sostegno alla proposta di Civati sulla mobilitazione contro la &#8220;riforma della giustizia&#8221; di mister B.<br />
Nonostante le mie sollecitazioni, per esempio, l&#8217;ex comitato Marino della mia città, che pure predica &#8220;non perdiamoci di vista&#8221;, non ha mosso un dito per chiedere una mobilitazione dei circoli; il ché dimostra, secondo me, che il solo essere individualmente nei circoli, scioglierci dentro il partito per mantenere vive le nostre idee, ecc. non è sufficiente ad ottenere risultati. Del resto, le idee che abbiamo trovato ben sistematizzate nella mozione, erano idee già ben presenti in molti iscritti e non iscritti al PD, e gli iscritti certamente già le proponevano nelle poche occasioni di discussione all&#8217;interno del partito, a tutti i livelli. Quello che mancava era proprio il catalizzatore che potesse far diventare quelle idee agire collettivo, capace di operare dentro il partito, allargandone gli spazi di rinnovamento. Questo è possibile solo ad una minoranza interna, che opera come tale: interessata non alla spartizione di posti, ma ad una battaglia politica che abbia come centro una nuova idea di partito e di paese. Con lo scopo di conquistare a questa idea la maggioranza del partito, nei tempi e  nei modi dovuti, e dichiarandolo in modo trasparente. Credo che la &#8220;gestione plurale&#8221; sia un modo per mantere in essere le correnti nella loro peggiore accezione, e di uccidere qualsiasi possibilità di gestione davvero democratica, in cui maggioranza e minoranza si confrontano e si affrontano sulla base delle idee, e si assumono le relative responsabilità: quella di governare, questa di proporre idee alternative.<br />
Scusa la lunghezza, ma mi sembra che il tema meritasse qualche riflessione articolata.</p>
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