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Amleto Marino

16.11.09 | 5 Comments

Di Marco d’Angelo

Corrente o non corrente? Questo è il problema. Poco di Shakespeare, molto di Democratico. I dubbi post primarie di tanti che si sono ritrovati nella candidatura Marino e ora guardano al futuro. Era inevitabile che dopo l’e-mozione del risultato, arrivasse il tempo delle scelte.

E’ un fatto di salute politica. Perché in un partito, il PD, che ha ereditato certe tare genetiche comunista e democratico cristiana, fra correnti e spifferi si fra presto ad ammalarsi di settarismo.

Cerchiamo di riassumere. C’è chi pensa quel patrimonio di idee e passione che la proposta ha mobilitato, fuori e dentro il partito, debba essere capitalizzato in forma organizzata. Un “conto”corrente, insomma, per investire il credito incassato fra tante persone, persone come me ad esempio, che non avevano nemmeno la tessera del PD fino a pochi mesi fa. E sarà, che sta arrivando il Natale, ma anch’io mi sento addosso un po’ di questo spirito alla Ebenezer Scrooge by Dickens, o se volete alla Ugo Sposetti by Bersani: il timore di dilapidare qualcosa di importante, “se sciogliessimo le righe”.

Ma poi, credo che sia anche importante guardare fra le righe di Scalfarotto, di Civati, di Costa, di quanti ci ricordano in queste ore che sarebbe un errore rinchiudersi nel club di Marino. Al contrario – come si è fatto sin qui – occorre rompere gli schemi, mischiarsi e parlare a tutti i democratici. Nel pieno rispetto, di quanto Marino ha detto per l’intera campagna congressuale: “voglio una sola corrente, quella dei circoli.”.

Mi sta bene. Anzi, direi, andiamo oltre. Dobbiamo parlare a tutti, ma proprio a tutti. Queste idee non portiamole solo nei circoli, queste idee mettiamole in circolo ovunque, negli uffici, nelle scuole, nella vita di tutti i giorni. Perché qui il problema non è redimere i compagni che hanno sbagliato (candidato alle primarie). Qui, per innovare davvero, occorre convincere quelli che al momento hanno smesso di votarci, o quelli che ancora non ci hanno votato.

Io non chiedo a nessuno di farsi corrente di partito. Ma pretendo da me stesso e da tutti quelli che hanno creduto in questa battaglia, davvero, di non perdere il filo e di non perdersi di vista. Di farsi corrente di pensiero, corrente elettrica, scarica di tensione ideale ovunque, dentro ma soprattutto fuori dal PD. So che molti di noi, i più sperimentati come direbbe il titolare della ditta, già lo fanno. Dico, cerchiamo di farlo sempre di più.

E, a quanti , ritengono che per farlo sarebbe bello anche prendere qualche impegno reciproco, dico facciamolo, ma non per un vincolo eugenetico di razza pura, facciamolo per le cose in cui crediamo. Ogni giorno, purtroppo, questo paese ci offre nuovi motivi di disagio, di indignazione, di mobilitazione. Ecco, ognuna di queste brutte storie può diventare un’occasione non per contarci, ma per provare a contare uno sull’altro. E per cercare uno di più da coinvolgere.

Perché non dobbiamo cadere in quello stesso errore che da quindici anni perseguono le nostre classi “digerenti”. Quelli che hanno scambiato il cinismo per lucidità d’analisi. Quelli che hanno barattato la moderazione con l’immobilismo. Quelli che sono stati così delusi da se stessi, che non riescono a credere più negli altri.

Ecco contro tutto questo dobbiamo batterci. Andare contro-corrente.

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