correrà lealmente seguendo le regole accettate fin dall’inizio e che non si possono tradire a metà strada. Vado fino in fondo e non faccio accordi con nessuno. Per me vale un’unica regola: vinca il migliore. Quella per cui “chi prenderà più voti degli altri avrà più chance di diventare segretario, è un’ovvietà che non avrebbe dovuto essere neppure sottolineata.Ma fare questi accordi prima del 25 ottobre, a prescindere e a dispetto dei programmi, dei contenuti e delle scelte discusse in questi due mesi da centinaia di migliaia di persone, quando i giochi sono aperti e nessun risultato può essere dato per scontato, significa assecondare ancora una volta quella logica delle correnti di cui sono vittime Bersani e FranceschiniCorrerò lealmente seguendo le regole accettate fin dall’inizio e che non si possono tradire a metà strada. Vado fino in fondo e non faccio accordi con nessuno. Per me vale un’unica regola: vinca il migliore. Quella per cui “chi prenderà più voti degli altri avrà più chance di diventare segretario, è un’ovvietà che non avrebbe dovuto essere neppure sottolineata. Ma fare questi accordi prima del 25 ottobre, a prescindere e a dispetto dei programmi, dei contenuti e delle scelte discusse in questi due mesi da centinaia di migliaia di persone, quando i giochi sono aperti e nessun risultato può essere dato per scontato, significa assecondare ancora una volta quella logica delle correnti di cui sono vittime Bersani e Franceschini.
E’ la risposta di Ignazio Marino alla proposta di Eugenio Scalfari, per cui “potrebbero bastare le primarie a eleggere il nuovo segretario del Pd”, e “per vincere, basterà ottenere un voto in più degli altri sfidanti. E non, come prevede il pluricriticato Statuto del Pd, più del 50% delle preferenze. Se, poi, il vincitore non dovesse raggiungere questa soglia, la parola spetterà all’assemblea nazionale composta da 1000 delegati. Un passaggio che Scalfari propone di abolire”.
Se ne discute anche nella mailing list dei Mille; e voi, che ne pensate?iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Non è facile rispondere come ha fatto Marino, ma era l’unica giusta da fare. Sulle prime sono rimasto disorientato e poi se ognuno di noi nel dubbio tira fuori la propria bussola si accorge subito dove andare: rispetta le regole.
Regole che non mi pare siano da attribuire a Marino. Forse Franceschini ha passato più tempo sul ponte di comando e se si lamenta è forse perché di fianco aveva chi oggi è con Bersani. Marino ha accettato le regole e siamo arrivati qui, forse i primi a non aspettarsi il risultato di Marino sono Franceschini, Bersani, Adinolfi, Letta, Marini ….
E poi Marino, vista l’aria che tira vince con il 50%, diversamente gli altri è da tempo che si preparano a spartirsi i posti, altro che ago della bilancia.
Sembra che a Eugenio Scalfari non bastino piu’ ne’ il partito-Repubblica ne’ gli attacchi al Corriere della Sera e al suo direttore; ora vuole decidere perfino delle sorti del Partito Democratico. Forse non è solo il Bananiero Capo a soffrire della sindrome di Napoleone.
A parte la discussione sul mantenimento/affosamento delle regole in corsa, a parte le questioni di opprutnità o non opportunità nel accettare o non accettare questo cambiamento in corsa, io non riesco a capire una cosa molto banale: e perchè mai dovrebbe vincere chi non prende almeno il 50% dei voti? Un segretario con maggioranza relativa, senza poi passare per una discussione sulla linea o sui programmi? Ma …ha senso? Una mozione che sarà meno minoritaria delle altre ( mettiamola così, che rende l’idea) diventa la linea di tutto il partito ? Ma vi sembra giusto ? Alla fin fine, tra tutto, è proprio la cosa meno democratica di tutte.
Se penso poi che è grande il sospetto che tale proposta sia stata fatta gattopardescamente…..
Supponiamo che Bersani prenda il 49% dei voti, Franceschini il 30%, Marino il 21%. I delegati di Marino votano per Franceschini, che viene eletto segretario. Senza aver mai vinto una competizione. Ora, io non so ancora per chi votare, ma vorrei che il mio voto avesse un senso. E a me, un risultato come quello che ho ipotizzato, fa pensare alle logiche di correnti che Marino dice di non conoscere. E mi sembra che si stia comportando da “centrista proporzionalista”, ovvero, punta all’instabilità pur di ottenere un ruolo di ago della bilancia. Peccato. Forse ha ragione Bersani a dire che è molto ambizioso.
Per me vale un’unica regola: vinca il migliore. Quella per cui “chi prenderà più voti degli altri avrà più chance di diventare segretario”, è un’ovvietà che non avrebbe dovuto essere neppure sottolineata.
TRADOTTO DAL LINGUAGGIO GESUITA: vado con chi vince. Mastella avrebbe fatto lo stesso discorso.
Le regole sono state accettate ed e’ poco serio modificarle in corso d’opera, squallido che a farlo siano coloro che dalle stesse non risulterebbero svantaggiati.
E’ legittima l’aspirazione di Marino di voler correre sino in fondo come e’ leggittima la sua aspirazione di “cambiare” il partito, rinnovandolo, facendo pesare il suo risultato in termini di delegati: e’ una dinamica democratica, prima che di “corrente” e che si manifestera’, innanzitutto, a livello di circolo, prima ancora che a livello di organi direttivi. E’ una dinamica che nasce dal basso e che ha portato ad iscriversi al PD diverse persone animate da questa semplice “chance”. Questa aspirazione, fosse anche una utopia, deve essere rispettata sino al compimento “naturale” dei fatti.
La “proposta” Scalfari, comprensibile perche’ animata da una preoccupazione, quella che il PD in un momento in cui il paese necessita di una opposizione visibile, sveglia ed attenta, non trovi in fretta i suoi equilibri per iniziare una battaglia severa contro l’Egoarca, e’una opinione che non demonizzerei ricorrendo agli spauracchi e ai linguaggi dei “bravacci” del Nano.
Il PD pero’ ha scelto un altro percorso, un percorso che non avra’ un esito plebiscitario come quando avvenne per l’elezione del Bamboccione veltroniano (e tutti sappiamo cosa nascondeva e dove ci ha portato quel plebiscito. Da questo percorso il PD sta ricavando energie nuove, prospettive diverse, possibilita’, non solo equilibri strategici e queste “possibilita’” potrebbero nascondere delle buone carte, migliori di quelle che Scalfari vorrebbe gia’ lunedi 26 calate sul tavolo. Ragion per cui, io credo, questo percorso deve essere portato sino alla fine nel modo esatto in cui e’ stato concepito.
Saluti.
L’obiettivo non è quello di fare l’ago della bilancia: Marino lo ha sempre spiegato molto bene e lo ha ribadito ancora ieri. L’obiettivo è quello di arrivare a un confronto di idee, poi a una posizione comune e quindi appunto a quella famosa unità così indispensabile e finalmente all’azione – o siamo qui per qualcos’altro? Invece a pensarci bene, dietro le apparenze della semplificazione e di una democrazia più diretta, la proposta indecente di Scalfari (ma prima di lui, di Marini), subito fatta propria da Bersani e Franceschini, mira a sopprimere il confronto delle idee per privilegiare esclusive questioni di schieramento. Guardiamoci un po’ indietro: il dibattito a tre prima della convenzione non si poteva fare “per rispetto degli iscritti”, alla convenzione non si è fatto (tre discorsi giustapposti non fanno un confronto)… non si è capito perché, dopo la convenzione sì certo come no ma forse no e se proprio in una sede in cui non lo veda nessuno (YoudemTv: ma per favore…!). E con questa bella trovata *non si farebbe neanche dopo le primarie*: si eleggerebbe un segretario di minoranza condannato a patteggiamenti opachi con le correnti, che sempre potranno rinfacciargli una legittimità limitata, e l’impotenza del Pd sarebbe centuplicata. Scalfari (a che titolo poi, di grazia?) propone di trasformare, a dieci giorni dal voto, una consultazione col metodo proporzionale in una col metodo maggioritario: santa patata, ma possibile che questa impudenza non ci ricordi niente e nessuno? Dopo le primarie, in assenza di un candidato col 50%+1, non è che la parola passi (ancora) ad altri: passa ai mille delegati all’assemblea nazionale *eletti con la proporzionale* dal popolo delle primarie e quindi di questo popolo espressione diretta e fedele. Marino ha mille volte ragione: questa “semplificazione” è una truffa. E dalle semplificazioni demagogiche bisogna sapersi guardare: come scriveva il buon Manzoni “niente rende le questioni politiche più semplici che il silenzio forzato di molti: una parte è contenta dell’ordine delle cose, e l’altra non può opporvisi: nulla di più quieto.” Votiamo Marino senza tentennamenti.
Non so che problema ci sarebbe a cambiare le regole anche in corsa, se tutti i contendenti fossero d’ accordo. Anche il famoso “confronto” non e’ scritto in nessuno statuto, eppure Marino continua a chiederlo con la petulanza di uno che lo ritiene un diritto.
Banalmente, Marino e’ contrario a questa proposta perche’ e’ certo, da persona ragionevole quale e’, che non raggiungera’ mai la maggioranza relativa e vuole fare pesare in una trattativa i voti che gli arriveranno da dipietro e travaglio (dato che quelli del nostro partito hanno gia’ votato, e hanno votato per Bersani, come forse alla redazione a questo blog e’ sfuggito). A me sembra normale, sana politica e non ci vedo niente di male. Ci vuole tutta l’ ipocrisia di Marino e per camuffarla da affermazione di principio, e tutta la disonesta’ intellettuale e il fanatismo integralista dei suoi seguaci per crederci.
Si’, effettivamente Marino e non con lui riteniamo un diritto che si discuta delle idee prima di appoggiare dei candidati a scatola chiusa, e riteniamo che il contraddittorio sia uno strumento più utile e fecondo dei comizi per favorire la formazione di un orientamento consapevole in chi è chiamato a pronunciarsi. Proprio fanatici siamo, dei veri estremisti della democrazia!
Il confronto pubblico e’ una semplice meschinita’ tecnica, proprio del sistema dei media di massa, che serve al contendente piu’ debole per accedere ad un uditorio piu’ vasto di quello che riuscirebbe a raccogliere da solo. Il contendente piu’ debole fa bene a chiederlo, i contendenti piu’ forti fanno bene a negarlo. Ma non c’e’ dietro proprio nessun elevato principio nobile: far confondere la democrazia con il karaoke e’ una delle forme di egemonia culturale che il berlusconismo esercita da anni sulla componente meno colta e consapevole della sinistra italiana.
Scusa, dimenticavo: il confronto delle idee e’ avvenuto e avviene nei circoli dove chiunque lo voglia (iscritto e non iscritto) di questo confronto e’ protagonista, e non spettatore. Personalmente lo ritengo uno strumento molto piu’ utile e fecondo che non andare a fare la claque ad una televendita, ma mi rendo conto che ognuno ha i suoi gusti. Basta solo non spacciarli per la verita’ rivelata della democrazia.
No scusate ma io il confronto non lo visto da nessuna parte. Nei circoli la maggioranza delle persone è arrivata e già sapeva cosa votare. Trovo incomprensibile che in un partito ci sia la paura a parlarsi di contenuti. Le mozioni sono favole pure e semplici dei documenti talmente generici da essere ridicoli. Trovo francamente molto ipocrita continuare di questo passo. Bersani è un buon politico ma non conosco una sola proposta concreta su nessun tema. Io sono sconcertato che noi non si pretenda che ci siano incontri a tre tematici, sul lavoro, sui diritti, sulle alleanza, sull’economia. Ognuno vota senza sapere bene per che cosa. Per simpatia, per fiducia nell’uomo, per interesse, per cosa. Ci si divide anche su queste cose e poi pensiamo di poter essere più credibili della destra. Siamo noi per primi poco esigenti e i dirigenti ne aprofittano si adeguano. Possiamo scegliere la classe dirigente ed è un grande privilegio ma ci dimentichiamo di essere dei giudici severi e ci lasciamo prendere per il naso dai tatticismi dalle battute quotidiane mentre fuori il mondo ci guarda inorridito. Se perdiamo da 15 anni è anche colpa nostra che non abbiamo la capacità di scegliere il meglio ma scegliamo sempre il più conveniente, il più semplice.
@monica: la debolezza del PD, o del segretario all’interno del PD, dipenderà più dalla sua capacità o incapacità di ottenere risultati in tempi rapidi alle prossime elezioni, e non dal sistema elettorale. Affidare esclusivamente alle primarie il compito di eleggere il segretario potrebbe troncare sul nascere appunto vecchi giochi di correnti (se fosse Marino, a prendere più voti, e ad accordarsi Bersani e Franceschini, saresti ancora così contraria alla proposta di Scalfari?). E poi c’è l’obiezione “a che titolo poi, di grazia?” che trovo intollerabile: intanto perchè una proposta è una proposta, si recepisce, si discute, e poi si può accettare come no. Scalfari non è Vittorio Feltri, o Belpietro. E’ il fondatore di un quotidiano che è il punto di riferimento della maggioranza degli elettori del PD, impegnato in una lotta contro il governo sulla quale il PD sta andando a rimorchio, in attesa do eleggere il segretario. Stiamo campando di rendita su Repubblica e l’Espresso, perlomeno da quando ci siamo introspettivamente rivolti verso le primarie.
Sono d’accordo con Gianni, il confronto tra l’altro c’è pure stato, quello de LE IENE. Più conciso ed esplicativo non poteva essere come confronto.
Davvero i fans di Marino rischiano di essere gli integralisti di un culto della personalità sguaiato, Marino sta giocando a fare il Beppe Grillo moderato, dicendo che il resto del PD fa schifo, tranne lui ed i suoi “migliori”.
Luca Ricolfi ha scritto un libro bellissimo: PERCHE’ SIAMO ANTIPATICI? LA SINISTRA ED IL COMPLESSO DEI MIGLIORI. Leggendolo capirete perchè Marino non è la guida che serve al PD.