Un (dis)senso a questa storia

In stile anglosassone, avrei voluto aspettare i dati definitivi per dare il mio modestissimo contributo alla riflessione sui risultati delle Primarie.  Ma visto che – come fa notare il grande Civati – non si riesce ancora a venirne a capo,  neanche fossero le elezioni afghane, ecco in breve quel che mi rimane di questa domenica elettorale.
La vittoria di Bersani è chiara. Altrettanto chiaro, almeno per me, è che dal confronto escono sconfitti coloro che guardavano al Partito Democratico, come al luogo in cui si superassero le identità del passato (diessina, popolare, socialista, etc.) per fonderle in un nuovo soggetto, davvero moderno e riformista.
Ho trovato che la lettura più onesta e profonda sia stata quella di Andrea Sarubbi, “giovane” deputato del PD, di area cattolica, che appoggiava Franceschini. Andrea è una di quelle voci nuove che mi sarebbe piaciuto vedere protagonista nel partito nei prossimi anni. Difficilmente, credo, troverà spazio ora fra i Penati e i Latorre.
In questi mesi, scherzando (ma non troppo) ho parlato spesso di “Partito vintage”, per definire il PD che verrà, versione Bersani.  A scorrere i primi dati, direi che non era tutta fantasia.
Ma, nelle stime,  tra i numeri, ci sono anche delle buone notizie. Anzi tre milioni di buone notizie per essere precisi.  Il popolo delle primarie esiste eccome, alla faccia di tutti gli illuminati pensatori che lo davano per defunto. E in mezzo a questo popolo, come negare il piccolo, grande, successo della mozione “invisibile”, quella che i grandi media, non hanno mai raccontato? Nonostante tutto, Ignazio Marino, con la sua/ “nostra” mozione, ha parlato proprio all’Italia che rimane esclusa dal gerontocomio dalemiano.
Sta all’intelligenza politica di Bersani, ora, cercare di portar dentro la sua gestione queste energie positive. Per tutta la campagna congressuale, ci ha ripetuto con le parole del suo amico Vasco Rossi di “voler dar un senso a questa storia”. Speriamo. E speriamo che sia una storia di buon senso. Ne abbiamo tutti bisogno. L’Italia ne ha bisogno.

di Marco D’Angelo

In stile anglosassone, avrei voluto aspettare i dati definitivi per dare il mio modestissimo contributo alla riflessione sui risultati delle Primarie.  Ma visto che – come fa notare il grande Civati – non si riesce ancora a venirne a capo,  neanche fossero le elezioni afghane, ecco in breve quel che mi rimane di questa domenica elettorale.

La vittoria di Bersani è chiara. Altrettanto chiaro, almeno per me, è che dal confronto escono sconfitti coloro che guardavano al Partito Democratico, come al luogo in cui si superassero le identità del passato (diessina, popolare, socialista, etc.) per fonderle in un nuovo soggetto, davvero moderno e riformista.

Ho trovato che la lettura più onesta e profonda sia stata quella di Andrea Sarubbi, “giovane” deputato del PD, di area cattolica, che appoggiava Franceschini. Andrea è una di quelle voci nuove che mi sarebbe piaciuto vedere protagonista nel partito nei prossimi anni. Difficilmente, credo, troverà spazio ora fra i Penati e i Latorre.

In questi mesi, scherzando (ma non troppo) ho parlato spesso di “Partito vintage”, per definire il PD che verrà, versione Bersani.  A scorrere i primi dati, direi che non era tutta fantasia.

Ma, nelle stime,  tra i numeri, ci sono anche delle buone notizie. Anzi tre milioni di buone notizie per essere precisi.  Il popolo delle primarie esiste eccome, alla faccia di tutti gli illuminati pensatori che lo davano per defunto. E in mezzo a questo popolo, come negare il piccolo, grande, successo della mozione “invisibile”, quella che i grandi media, non hanno mai raccontato? Nonostante tutto, Ignazio Marino, con la sua/ “nostra” mozione, ha parlato proprio all’Italia che rimane esclusa dal gerontocomio dalemiano.

Sta all’intelligenza politica di Bersani, ora, cercare di portar dentro la sua gestione queste energie positive. Per tutta la campagna congressuale, ci ha ripetuto con le parole del suo amico Vasco Rossi di “voler dar un senso a questa storia”. Speriamo. E speriamo che sia una storia di buon senso. Ne abbiamo tutti bisogno. L’Italia ne ha bisogno.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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4 Commenti

  1. Raoul

    Finalmente uno che parla chiaro. Chi sei?

  2. Stimo Sarubbi e molto, ma il suo post è quello di una persona che si appresta ad andarsene. E per una volta l’ho trovato poco onesto (intellettualmente) e poco profondo. Anzi, proprio superficiale.

    Quello che scrivi tu invece nella sostanza lo condivido. E non a caso è il contrario di quello che dice Sarubbi.

    PS: a me questi che non sono capaci di accettare il risultato di un’elezione (a partire da Rutelli) proprio non vanno giù: perdonatemi

  3. @Raoul? chi sono in che senso? E’ una domanda impegnativa ;)

    @Champ
    A me la lettura di Sarubbi non sembra sbagliata, indipendentemente da ciò che farà domani. Su Rutelli condivido, ma la domanda che ti faccio è: per Enrico Letta non sarebbe stata la stessa cosa a parti invertite?

  4. Secondo me no, ma ti assicuro che in quel caso avrei detto di lui le cose che oggi dico di Rutelli.

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