Quattro cose sul Lodo Alfano

di Francesco Costa

Capisco la baldoria ma mi sembra che qualcuno si stia facendo prendere la mano.

Primo. Chiedere le dimissioni di Berlusconi non ha senso. Non solo per ragioni di opportunità (non le dà, e a urlare «dimissioni!» ogni due per tre si diventa poco credibili, o si diventa Di Pietro. Se le dà, vince di nuovo) quanto soprattutto per ragioni di legittimità politica. Non è giusto, plain and simple. Un governo non si dimette perché una sua legge viene definita incostituzionale. Non esiste nessun appiglio politico, storico né tantomeno giuridico per sostenerlo. Un governo si dimette se la sua maggioranza non lo sostiene più, o se il suo capo decide che non esistono più le condizioni politiche per andare avanti. Berlusconi ha una maggioranza parlamentare, la maggioranza parlamentare ha il consenso della maggioranza del paese, esistono tutte le condizioni per andare avanti. La Corte Costituzionale serve a questo: a dirimere le questioni sulla costituzionalità delle leggi. Se un governo che vara una legge incostituzionale fosse costretto alle dimissioni, i costituenti ce l’avrebbero fatto trovare scritto da qualche parte. Se non c’è scritto un motivo c’è, ed è che è una cazzata.

Secondo. Dire che allora Napolitano non doveva firmare la legge non ha senso. Il controllo sulla costituzionalità delle leggi, dice la Carta, spetta alla Corte Costituzionale. Fine della storia. Il presidente ha tra i suoi poteri quello di rinviare la legge alle camere, e la Costituzione – volutamente – non è chiara sugli estremi della questione: in generale, il rinvio serve a invitare le camere a rivedere il testo e a prendere tempo per riflettere sui contenuti della legge in questione. Nel messaggio che motiva il rinvio possono essere segnalati i rilievi più svariati, ma il controllo sulla costituzionalità delle leggi lo fa la Corte Costituzionale, che è stata inventata apposta. Poi, anche qui, potremmo discutere dell’opportunità politica di un rinvio, e chiederci se sarebbe stato bene o male per il nostro paese e per la democrazia avere già da un anno a questa parte un presidente della repubblica delegittimato dal parlamento e non riconosciuto dal governo.

Terzo. Se, per assurdo, lo scellerato referendum sul lodo Alfano si fosse celebrato prima della sentenza della Corte, oggi avremmo ancora il lodo Alfano. Così come ci teniamo la legge 40 grazie alla più folle delle consultazioni referendarie. Questo per dimostrare, per l’ennesima volta, quando sia dannoso e pericoloso un certo populismo parassitario e strumentale, e quanto possa essere catastrofico decidere cosa fare in politica ascoltando la pancia e non la testa. Chi preferisce la pancia vada allo stadio. La politica è una cosa troppo importante per farsi dare la linea da un comico.

Quarto. La bella notizia di ieri non cambia molto, per le sorti del paese. Non ci saranno ribaltoni, non ci saranno dimissioni, non ci saranno crolli nel consenso del premier e della sua maggioranza. Non per questo motivo, almeno: non sarà così facile. Questa cosa qui è già successa, identica, nel 2004, e sappiamo com’è andata a finire. I processi sono andati avanti, Ghedini s’è dato da fare, e non è cambiato nulla. Per liberarci di Berlusconi la strada è sempre e solo una: prendere un voto più di lui. La festa è finita ieri sera, è il caso di rimetterci al lavoro.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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13 Commenti

  1. ciao francesco,

    mi permetto di dissentire; hai ragione quando scrivi, “Un governo non si dimette perché una sua legge viene definita incostituzionale” e tuttavia pochi giorni fa’ un tribunale della repubblica ha trovato berlusconi corresponsabile di corruzione. Si, era un tribunale civile, ma le conseguenze politiche di quella sentenza sarebbero scontate in un paese civile.

    Io credo il PD debba chiedere le dimissioni del capo del governo; e non sto parlando di manifestazioni di piazza ma di seguire le vie istituzionali, con una mozione di sfiducia presentata dal PD, possibilmente insieme alle altre opposizioni presenti in parlamento.

    I calcoli sulle possibilita’ che quella mozione non ottenga la maggioranza secondo me sono ora secondari. Il parlamento si assuma la responsabilita’ di far nascere la repubblica delle banane, con un caudillo a capo del governo. Quel caudillo e’ capace di tutto e per difendersi nei procedimenti penali che lo riguardano affossera’ quel che resta della repubblica.

    Non credo l’italia sia nella condizione di potersi permettere uno scontro istituzionale come credo ci aspetti; la situazione economica internazionale e’ gravissima, il prestigio internazionale dell’italia e’ zero; oggi il Times di londra nel suo editoriale principale scrive: “Berlusconi ha portato vergogna su se stesso e il suo paese con le sue azioni sessuali e con i tentativi di evadere i processi. Egli deve ora dimettersi”

    Come ho scritto sul mio blog, invece di lasciare la scena politica e la difesa delle istituzioni repubblicane a partiti minori, il Partito Democratico faccia sapere al paese se intende proporsi come forza di opposizione credibile alla Repubblica delle Banane.

    ciao,
    gabriele

  2. giodi

    Francesco, tra pancia e testa ci vorrebbe anche un po’ di cuore ogni tanto. le battaglie politiche vanno fatte anche quando si rischia di perderle, se la posta in gioco è alta.

    Quindi d’accordo sui punti 1, e 4 ma sul 2 e soprattutto sul 3 no. Napolitano era meglio se non firmava, anche se oramai cosa fatta capo ha. Quanto a Di Pietro, ha fatto bene a raccogliere un milione di firme. Del resto ad una legge ci si oppone in tre modi, 1) in parlamento, 2) nei tribunali e 3) col referendum, anche se si rischia di perderlo.

    Moltissimi elettori hanno firmato pur non votando IDV, mentre il PD ha dato la solita impressione di opporsi “ma non troppo”, aggravando la sua immagine di debolezza, poca efficacia e poca affidabilitá. E gli elettori del PD non ne possono proprio piu’ come dimostrano le reazioni al voto sullo scudo fiscale.

  3. Sono del tutto d’accordo con Gabriele. La questione non è chiedere le dimissioni del premier perché una legge è stata dichiarata incostituzionale, ma perché il premier è ora indagato per una serie di reati. Il fatto che il Times chieda le sue dimissioni (cosa che non sarebbe minimamente in discussione in qualsiasi altro paese europeo) e non lo faccia il maggior partito di opposizione la dice lunga sulle condizioni del PD, e sulle sue “sottili strategie”. Una battaglia in Parlamento per chiedere le dimissioni di Berlusconi potrebbe forse non dare risultati immediati (ma non è detto), ma sicuramente delineerebbe meglio il profilo di un partito che non si sa, al momento, che ruolo voglia giocare.
    L’impressione, dall’esterno, è che il PD non chieda le dimissioni di B. perché ha paura di andare alle elezioni; timore comprensibile, ma si dimentica che siamo in una repubblica parlamentare, e che fra le dimissioni di un premier e le elezioni anticipate ci corre un bel po’.

    P.S. Ma quando mai il PD si è sentito “urlare «dimissioni!» ogni due per tre “? Non lo fa nemmeno ora, procurando un certo sconcerto in tutta Europa, sia a destra che a sinistra…

  4. Carlo Traina

    Francesco, hai ragione quando solleciti a non privilegiare la “pancia” nelle considerazioni politiche. A fare così si rischia il populismo, la demagogia, ecc.
    Però è proprio questo il nodo che noi di sinistra (soprattutto il PD ora e i DS prima)non riusciamo a sciogliere: come conciliare il “rigore” intellettuale con quella che è invece una necessità vera e propria del cittadino-elettore: soddisfare quella che Drew Westen chiama, nel suo ottimo libro “La mente politica”, “il mercato delle emozioni”. Con il nostro rigore intellettuale noi non riusciamo più a suscitare le emozioni nel nostro elettorato. Non posso qui stare a riportare quello che dice Westen, però noi “parliamo alla parte sbagliata del cervello”.
    Quindi d’accordo con te: niente pancia, niente “piazzate” alla Di Pietro, però dobbiamo trovare il giusto mix per non sembrare sempre così antipaticamente, intellettualmente, logici e razionali (non parlo di te e del tuo post, naturalmente).
    Non è facile e non ho soluzioni, ma credo che questo sia un tema da affrontare, perchè è inutile dire cose buone e giuste se poi non riusciamo a farle arrivare fuori da noi.

  5. Scusa Carlo, ma il ragionamento (almeno nel 1^ punto, che è quello che discuto) di Francesco parte proprio da un errore logico: infatti è sbagliato sostenere che le dimissioni di B. sono richieste “perché una sua legge viene definita incostituzionale”.
    Le dimissioni sono richieste per la sua indegnità morale a guidare un paese occidentale, qualunque sia la maggioranza che lo sostiene: se non si riconosce questo – cosa, che, ripeto, è riconosciuta in tutto il mondo – allora tanto vale sostenere che, finché ha una maggioranza che lo sostiene, B. può compiere qualsiasi nefandezza. Giusto quello che sostiene lui…

  6. Scusate, ma non si chiedono le dimissioni “per l’indegnità morale”. Siamo in una democrazia, cerchiamo di non fare i bambini. Non è che ogni volta che c’è un governo che non ci piace la strada è chiedere le dimissioni.

    Capisco benissimo quello che dice Carlo, che ha ragione sulla gestione delle emozioni. Non sono il segretario del Pd, se lo fossi penso mi sarei fatto venire qualche idea. Avrei messo l’accento con grande forza sulle elezioni regionali, la cui campagna inizia adesso, per dire: “Batteremo Berlusconi alle regionali e diventeremo maggioranza nel paese, il centrodestra ha i giorni contati” o qualcosa del genere. Non ce l’ho con le emozioni in politica, ce l’ho con le emozioni sbagliate che portano a fare cose sbagliate. Quando diventi maggioranza nel paese, allora ci sta che chiedi le dimissioni. Fino a quel momento non ha senso, a meno che non vogliamo farci dettare la linea dal Times.

  7. francesco,

    nelle democrazie liberali e’ prassi che il politico che ricopre cariche istituzionali (specialmente un primo ministro!) si dimetta quando ha guai con la giustizia – i bambini non c’entrano niente e il Times di Londra (come il New York Times e il resto della stampa internazionale) non credo si facciano guidare dalle emozioni

    ciao,
    gabriele

  8. È prassi, alcuni lo fanno, altri no. Questo vuol dire che nessuno obbliga Berlusconi a farlo, visto che ha il pieno diritto di restare dov’è.

  9. Carlo Traina

    Sulla capacità (o incapacità) di “andare alle emozioni” senza scadere nel populismo,
    Oggi Marta (non voglio prendermi considerazioni non mie) mi ha fatto notare un paio di differenze, solo per fare degli esempi banalissimi, tra “noi” e “loro”: noi scriviamo “programma” … loro “carta dei valori”; noi riferendoci alla situazione scolastica scriviamo “tagli” … loro mettono l’accento su : “i nostri bambini …”
    Sto fuori tema e quindi mi fermo, ma credo che sarà un tema che riprenderò/riprenderemo.

  10. Antonio

    Francesco Costa, qua sopra: “non si chiedono le dimissioni “per l’indegnità morale”. Siamo in una democrazia, cerchiamo di non fare i bambini.”

    Ivan Scalfarotto, sul suo blog oggi: “non ho dubbi nell’assegnare l’Oscar del vomito a questa uscita di Berlusconi [Su Rosy Bindi]. [..] In un paese civile Berlusconi dovrebbe dare le dimissioni seduta stante per un’uscita di questo genere”.

    Capisco la schizofrenia da congresso e l’esigenza di salire in cattedra a spiegar la politica al volgo, ma almeno mettetevi daccordo.

  11. Carlo Traina

    Mah Antonio: forse dimentichi che questo è un blog dove si cerca di stimolare un dibattito, non è l’ufficio politico di un partito dal quale devono uscire posizioni uniche.

  12. Antonio

    Buffo, Carlo, detto da quelli che si lamentano ogni due per tre che la dirigenza del PD esprime posizioni non uniformi tra loro o financo contrapposte.

  13. Antonio, dài, non giocare con le parole. Questo non è un partito ma un luogo di discussione, e nessuno ha mai chiesto ai dirigenti del Pd di avere la stessa posizione su tutto. Gli abbiamo chiesto di prendere delle decisioni e di essere responsabili. Siamo seri, su.

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