Il 15 ottobre abbiamo avuto notizia che la crisi della finanza è già finita, e le grandi banche sono tornate in utile e allegramente hanno ricominciato a distribuire bonus milionari ai propri manager.
Lo stesso giorno, Cisl e Uil hanno firmato l’accordo separato dei metalmeccanici, in spregio a qualsiasi criterio di democrazia e rappresentanza dei lavoratori.
In pratica, la finanza ha fatto pagare la crisi alle casse degli stati, salvo apprestarsi a chiedere di tornare al buon vecchio libersimo non appena passato il pericolo, mentre la distribuzione del reddito continua a peggiorare a livello globale, grazie alla debolezza politica e sociale dei lavoratori.
Quel che è peggio, una simile distribuzione del reddito non può che portare a una nuova crisi da mancanza di domanda, e a ricominciare da capo.
Quel che è peggio, la finanza è allegra perché è di nuovo drogata dal salvataggio pubblico e dalla timidezza con la quale (non) si sono cambiate le regole e i controlli, ma l’economia reale continua a produrre disoccupazione e depressione e, del resto, non potrebbe fare altrimenti dato che la crisi non è solo finanziaria ma anche energetica.
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Nel frattempo, Franceschini fa discorsi aulici ai piccoli imprenditori del nord est, Bersani – l’operaista del terzetto – accenna alla questione dell’accordo separato limitandosi ad affermazioni alla Catalano sul governo cattivo e seminatore di divisioni sindacali, Marino discetta in modo brillante sul talento su il Sole 24 Ore, ma non risulta pervenuta alcuna riflessione sua o dei suoi sostenitori sul tema.iMille.org – Direttore Raoul Minetti




