di Giuseppe A. Veltri (per L’Unità)
Il piano del governo sul nucleare va avanti senza troppa attenzione mediatica. I segnali sinora mandati sono poco incoraggianti sul lato della governance delle future centrali nucleari. Il governo intende stilare una lista dei siti adatti a ospitare le future centrali nucleari e che poi saranno scelti dagli operatori privati che dovranno anche confrontarsi con le comunità locali. Ci sono due aspetti preoccupanti nella strategia del governo.
La prima è quella che ha motivato l’iniziativa di protesta contro la Legge 99/2009 delle regioni Toscana, Liguria, Piemonte e Calabria. L’accusa è di scavalcare le competenze delle regioni e la volontà delle comunità locali, creando aree equiparate a quelle militarizzate ma gestite da privati.
La scelta di non coinvolgere le amministrazioni locali è una scelta pericolosa in una strategia di governance dei rischi. La fiducia nelle istituzioni è un elemento chiave nell’accettazione nella popolazione di rischi legati alla presenza d’infrastrutture come le centrali nucleari e in Italia sono proprio le amministrazioni locali ad avere maggiore fiducia.
L’altro aspetto strategico preoccupante è quello del comprimere le richieste dei cittadini a una questione di compensazione monetaria, lasciando gli operatori privati a gestire il confronto con i cittadini. Governare tecnologie che comportano potenziali rischi, remoti e non, è un esercizio complesso in cui varie dimensioni entrano in gioco. Molti studi provano quanto sia importante che i cittadini siano coinvolti nei processi decisionali, che la comunicazione sia trasparente, che sia chiaro a chi rivolgersi nel caso di problemi e che sia, aspetto molto importante, chiara anche l’accountability, vale a dire chi è responsabile di cosa. Sono tutti aspetti che un governo centrale non può eludere e di cui dovrebbe farsi carico. Ad esempio, si prevede la creazione di un’agenzia della sicurezza di cui non sono ancora chiari i compiti. L’auspicio è che possa assolvere questi aspetti di governance del rischio in modo neutrale e severo.
Rimane, infine, da sfatare il mito che le popolazioni locali agiscano unicamente in base a pulsioni irrazionali. Anche in questo caso, come dimostrano molti studi, le richieste e preoccupazioni delle comunità locali sono spesso fondate e semplicemente diverse, ignorarle non è utile e auspicabile. Anche i cittadini hanno il dovere di riconoscere gli interessi nazionali ma sempre nell’ambito dell’essere consultati dal governo. In altre parole, diminuire la percezione dei rischi richiede più trasparenza e democrazia, non il contrario.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




