di Giovanni Salvemini
La crisi economico-finanziaria di questo periodo storico ha avuto e sta dando molti risvolti, certe volte anche positivi. La riduzione dei consumi, ad esempio, ha portato in alcuni casi ad una diminuzione dello sfruttamento di risorse e dell’inquinamento, ma soprattutto alla rivalorizzazione di certi aspetti della vita sociale e familiare come il dono, la reciprocità ed il risparmio. Tutto questo sta mettendo nella condizione non solo le singole
persone, ma anche le Istituzioni, di considerare se gli attuali metri di misura del nostro benessere sono effettivamente da ritenere tali, a partire dal Prodotto Interno Lordo.
Il PIL, si sa, misura solo la circolazione di merci e di denaro, in quanto esso è solo il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all’interno di un Paese in un certo intervallo di tempo. Molti studi e rapporti sono stati pubblicati negli ultimi tempi (non ultimo quello presentato alla Commissione delle Comunità Europee dagli economisti Stiglitz e Sen) riguardo al fatto che ci sono altri fattori che devono essere presi in considerazione quando si cerca di capire quanto i cittadini di una nazione si sentano felici o soddisfatti delle proprie vite, come certe caratteristiche della sfera personale e sociale, o come l’impronta ecologica e la sostenibilità ambientale.Si è, finalmente, capito che sulla misurazione della crescita o meno del PIL vertono punti quali aspettativa di vita, felicità e impatto ambientale delle persone nelle diverse nazioni.
Lo studio realizzato dalla “Commission on the Measurement of Economic Performance and Social Progress”, coordinata dal premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz che ne ha presentato il documento finale che ha identificato i limiti del PIL come indicatore della performance economica e del progresso sociale; considerato quali informazioni aggiuntive sono necessarie per la produzione di nuovi indicatori di progresso sociale più rilevanti; di sistematizzare la possibilità di strumenti capaci di misure alternative e di discutere come presentare le informazioni statistiche in modalità appropriate.
Il rapporto argomenta raccomandazioni che partono dalla valorizzazione di svariati aspetti e capacità di misurazione di fattori che, appunto, non sono compresi nel PIL. L’importanza di questo rapporto non risiede solo nel prestigio dei componenti della Commissione che lo ha realizzato, ma come già accennato sull’alto livello del dibattito internazionale che ha scatenato l’appoggio del presidente della Repubblica francese nell’agenda politica planetaria,
che si spera possa presto portare a delle decisioni concrete in materia
di economia e di ambiente.
C’è bisogno di un nuovo indice in grado di tenere conto anche della sostenibilità ambientale e delle incidenze sociali.
Il documento mette in evidenza le riflessioni già emerse nella Beyond GDP, – la conferenza organizzata per la prima volta nel 2007 dal Parlamento Europeo e che poneva come importante evidenza quella di una nascita di un nuovo indicatore in grado di tenere conto anche dei fattori più strettamente legati al benessere, come detto, alla qualità della vita e alla sostenibilità ambientale Il Prodotto Interno Lordo, infatti, è l’unità di misura dell’attività
macroeconomica istituita negli anni ‘30 che è diventata oggi il parametro standard per misurare tutte le attività economiche a livello mondiale e l’indicatore ufficiale del progresso in generale. A fronte però dei tanti cambiamenti avvenuti nella società contemporanea, necessita di una revisione che tenga conto anche di altri fattori, primo fra tutti quello della sostenibilità ambientale.
Vengono così proposte delle misure da prendere nel breve e nel medio periodo per migliorare la definizione delle politiche e dei dibattiti pubblici. Cinque le azioni principali individuate:
1. Completare il PIL con indicatori ambientali e sociali: nel 2010 verrà presentata una versione pilota di un indice ambientale globale e un indicatore sociale da integrare al PIL in grado di tener conto di fattori quali:
- cambiamenti climatici e il consumo d’energia
- natura e biodiversità
- inquinamento atmosferico e ripercussioni sulla salute
- utilizzo e inquinamento delle acque
- produzione di rifiuti e uso delle risorse
- reddito, i servizi pubblici, la salute, il tempo libero, la ricchezza, la mobilità
2. Intensificare gli sforzi per produrre più rapidamente i dati ambientali e sociali e attualizzare quasi in tempo reale queste informazione che, ad oggi, vengono pubblicate con una cadenza biennale o triennale.
3. Impegnarsi a fornire informazioni più precise su distribuzione e diseguaglianze con politiche che misurino e tengano conto, oltre ad aggregati quali il PIL o il PIL procapite, anche delle disparità tra i singoli cittadini.
4. Sviluppare una Tabella europea di valutazione dello sviluppo sostenibile, redatta in collaborazione con gli stati membri per permettere di determinare velocemente le tendenze ambientali ed elaborare strategie di intervento mirate.
5. Estendere i conti nazionali alle questioni ambientali e sociali: integrare i conti nazionali con una contabilità economico-ambientale che fornirà dati del tutto coerenti e aggiornati da completare a più lungo termine, da conti aggiuntivi relativi ad aspetti sociali.
Insomma , non solo ricchezza ma anche benessere e sviluppo sostenibile. Ma siamo sicuri che è pronta l’Italia quando ancora si parla di sviluppo nel nucleare?iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Molto interessante. Finalmente, dopo che chi si occupa dell’ambiente e dello sviluppo umano, ormai da molti anni, segnalava la parzialità e distorsione del PIL come indicatore unico e indiscutibile, si muovono anche le istituzioni e gli uffici di statistica. E mi sembra si muovano bene e nella giusta direzione.
Tra l’altro, un aspetto da non sottovalutare dell’introduzione di una contabilità ambientale è la possibilità di usarla anche e sopratutto a livello aziendale, per poter impostare poi una fiscalità ambientale adeguata (incentivi, disincentivi, carbon tax…)
Oh Salvemini ma smettila di darti un tono …. sei proprio un gialdone!
Con affetto e oserei dire stima
Ste