L’Ue e il deficit eccessivo dell’Italia

di Simona Milio

Viste le previsioni di disavanzo superiori al 3 per cento nel 2009, ieri la Commissione europea ha adottato, nel quadro della parte correttiva del patto di stabilità e crescita, relazioni su Austria, Belgio, Repubblica ceca, Germania, Italia, Slovacchia, Slovenia, Paesi Bassi e Portogallo. Tenendo debito conto del contesto economico e degli altri fattori pertinenti, le relazioni esaminano se i disavanzi previsti per il 2009 siano prossimi al valore di riferimento e se il superamento sia eccezionale e temporaneo. La Commissione conclude che queste condizioni non sono soddisfatte da nessuno dei nove paesi. All’inizio dell’anno in corso la Commissione ha già avviato la procedura per i disavanzi eccessivi nei confronti di altri nove paesi Ue (il 18 febbraio 2009 contro Irlanda, Grecia, Spagna, Francia, Lettonia e Malta; il 13 maggio 2009 contro Lithuania, Malta, Poland and Romania).

Prima che la crisi scoppiasse nell’autunno del 2008, erano state oggetto della procedura per i disavanzi eccessivi solo l’Ungheria e il Regno Unito. Di conseguenza ad oggi solo 7 Paesi rispettano i criteri del Patto di Stabilità: Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Svezia.

Il passo successivo prevede un parere da perte del Comitato Economico e Finanziario, sulla base del quale la Commissione deciderà se raccomandare al Consiglio una deadline per la correzione del deficit.

Il nostro Ministro dell’Economia rimane calmo, anzi rimette la quetsione in chiave positiva, sostenendo che il nostro deficit è migliore di altri Paesi che arrivano al 10 per cento mentre noi ci fermiamo al 5 per cento.

Ma a noi non interessa sapere che c’è chi sta peggio, ci interessa capire perché siamo arrivati a questo punto. A noi non interessa sapere di essere i migliori dei peggiori. Perché non paragonarsi a chi riesce a rispettare i parametri? Vorremmo capirlo, senza necessariamente nasconderci dietro lo scudo della crisi economica che ha colpito il mondo. Infatti ci si chiede, ma prima della crisi, come stava l’Italia?

La crescita del Pil reale in Italia è sotto la media dell’eurozone sin dagli anni ’90, principalmente a causa di una debole crescita della produttività.

Cosi come il debito pubblico è sempre stato al di sopra del 60 per cento del Pil raggiugendo oggi il 115.1 per cento. Questo dato ci rende i peggiori d’Europa. Infatti i dati Eurostat al 2008 mostrano come l’Italia abbia il debito pubblico più elevato della Ue-27, laddove solo 9 Stati Membri sono al di sopra del 60 per cento, e Spagna e Regno Unito sono ben al di sotto, rispettivamente al 40 per cento e 52 per cento.

Quindi la crisi mondiale non ha fatto altro che peggiorare una situazione economica già in bilico, aumentando l’incertezza e l’avverisone al rischio, insieme a una crescita accellerata dei prezzi delle materie prime. La Commisisone prevede una lenta ripresa dell’economia ma sostiene che l’Italia avrà enormi difficoltà a causa della sua debolezza strutturale, che non accenna a migliorare.

L’Italia è un Paese in continua riforma, ma che non raggiunge mai i target previsti. Infatti, se è vero che ci siano delle riforme in atto per migliorare il settore della Ricerca e Innovazione, sembra che queste siano delle riforme fantasma: la spesa in questi settori infatti è rimasta immobile dal 2005 e ben al di sotto del target del 2,5 per cento del Pil. Allo stesso tempo, la riforma per migliorare il sistema scolastico, sembra non avere fine. Ma è quello che serve all’Italia per riprendersi dalla crisi? Riforme, riforme, riforme?

E che dire della spesa pubblica? Da un punto di vista quantitativo, dal 2000 il deficit di governo ha sempre superato la formazione di capitale lordo fisso, tranne nel 2007. E cosa succede alla qualità della spesa pubblica? La composizione della spesa pubblica è tra le piu rigide d’Europa, essendo caratterizzata da un alto costo del debito e delle pensioni, che esclude la possibilità di investire in spese piu produttive o socialmente utili.

Il Consiglio in una nota datata 10 Marzo 2009, ha gia esortato l’Italia a migliorare la qualità e l’effcienza della spesa publica, sottolineando che la percentuale di spesa a favore delle pensioni è tra le più alte d’Europa. Cosi come necessaria sembra un maggior controllo della spesa stessa, al fine di aver una maggiora trasparenza e accountability soprattutto a livello locale.

Il problema, quindi non è tanto che apparteniamo alla lista dei 20 paesi su cui la Commissione ha aperto una procedura per deficit eccessivo, il problema reale è che la crisi in Italia non è recente, ne difendibile con il ritornello della crisi mondiale. La crisi in Italia c’è da tempo e le riforme che continuamente promettono di sanarla, non affrontano i problemi strutturali alle radici del mal funzionante sistema italiano, ovvero quantità eccessiva di spesa pubblica, non bilanciata da altrettanti investimenti privati; rigidità della spesa stessa che ne compromette la qualità e riduce gli interventi che servirebbero all’Italia per diventare un paese moderno e competitivo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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