L’Europa alle primarie del Pd

Anche all’estero il PD ha iscritti e circoli. E anche in questi circoli si sono votate le mozioni a sostegno delle candidature dei tre candidati segretari. In Europa in particolare hanno votato circa ottocento iscritti, che rappresentano tante storie di emigrazione, vicina e lontana. Una partecipazione che testimonia la grande passione che l’Italia e il PD provoca negli italiani che vivono all’estero, sia che lavorino in una pizzeria, sia che dirigano un centro di ricerca internazionale.

E queste storie diverse si sono espresse diversamente. Se infatti nei luoghi dove prevalgono gli immigrati dei ceti più popolari sono Bersani e Franceschini ad imporsi, con Bersani nettamente in testa in Belgio (56%) e Germania (48%) e Franceschini in Svizzera (59%) , Marino si fa strada nelle grandi città, dove i circoli sono stati “invasi” da studenti, ricercatori, imprenditori, da tutti i cosiddetti “cervelli in fuga” (che poi non sono altro che lavoratori in fuga da un paese che premia solo parenti e conoscenti). Questi hanno votato massicciamente per Marino, riconoscendo la propria storia con quella del chirurgo che è dovuto andare in Inghilterra e negli USA per acquisire una fama internazionale. Marino prende così molti voti a Parigi (77%), Berlino, Londra e Madrid (oltre il 40%), Ginevra (36%).

Questa divisione porta ad un risultato che, a differenza dell’Italia, non vede alcun candidato prevalere, con Bersani davanit a Franceschini per pochi voti e Marino con il 15% dei voti. Per cercare di capire questi dati bisogna sapere che fino ad oggi il consenso degli italiani all’estero è gestito da patronati ed associazioni di lavoratori che in Europa si sono divisi quasi equamente tra i due candidati “tradizionali”. Il voto di protesta verso la dirigenza attuale sconfitta in tutte le ultime elezioni e il voto di chi vede il PD come il suo vero primo partito di militanza hanno incrinato questi schemi ed hanno fatto sì che nessun candidato abbia potuto prevalere sull’altro.

Ora arriveranno le primarie, dove sarà importantissimo coinvolgere il maggior numero di italiani all’estero, farli partecipare per costruire un partito democratico moderno ed europeo che si opponga ad un governo che sta “distruggendo il paese” (come ci diceva l’altra sera un pizzaiolo leccese di Parigi) e che possa essere pronto, propositivo per vincere le elezioni ma soprattutto cambiare l’Italia.Gli italiani d’Europa questo vorrebbero: non doversi vergognare di un presidente del consiglio che offende capi di stato (dai coniugi Obama, alla cancelliera Merkel, al presidente Sarkozy) e promette calciatori alle elezioni. Vorrebbero che l’Italia rilanciasse invece l’Europa unita come unità dei cittadini, dei diritti e delle possibilità. Un’unità effettiva che faccia essere l’Europa attrice protagonissta del secolo che è appena iniziato.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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19 Commenti

  1. Andrea Ballabeni

    Bravo Riccardo, ben detto.
    Aggiungo solo una breve nota.
    Magari quelli che hai indicato fossero gli unici motivi per vergognarci di chi ci governa.
    Io ad esempio mi vergogno ancora di piu ad avere un premier che si e’ tenuto in casa per oltre un anno un boss mafioso (Mangano), che ha da una vita un braccio destro mafioso (Dell’Utri, 9 anni di carcere in primo grado), che corrompe giudici, avvocati e guardia di finanza tramite suoi sottoposti, che si fa delle leggi per evitare la galera, che si fa delle leggi per favorire le proprie aziende, che controlla l’intera informazione televisiva. E altre schifezze ancora.
    Andrea Ballabeni

  2. Gianni

    Purtroppo l’ analisi di Riccardo e’ sbagliata, perche’ basta mettere il naso fuori dall’ Europa per vedere che non c’e’ alcun equilibrio tra i due candidati, dato che gli iscritti all’ estero hanno votato per Bersani in percentuale persino superiore a quanto avvenuto in Italia (attorno al 57% mi pare).
    Se fosse giusta pero’ sarebbe un ottimo argomento per sostenere Bersani, che e’ il candidato che ottiene il maggiore consenso tra i ceti popolari (inclusi i pizzaioli di Zurigo, che quadagnano il triplo dei ricercatori di Parigi anche se di politica ne capiscono solo il doppio). Questo detto da un fighetto di imprenditore, laureato, quattro lingue e con un master americano FT-10, giusto per pareggiare il conto con lo snobismo di classe piccolo borghese.

  3. beatrice

    Il fatto non è che vota Marino chi ha il PHD e Bersani chi lavora impastando o cucinando. Il fatto è che ci si divide tra chi pensa che ci siano delle priorità da risolvere ora e chi pensa che questo ondulamento al governo possa durare all’infinito, tanto comunque vada un po’ di parlamentari li facciamo, qualche regione la prendiamo, qualche comune grande ci resta. Quando a primavera perderemo Piemonte e qualcos’altro forse qualcuno dirà che ci rifaremo alle politiche. Se invece non lo perderemo sarà perchè al congresso avremo stabilito delle priorità tra cui ( e cito solo le più urgenti) riformare la classe dirigente, riformare il parlamento, avere soluzioni per i precari (che non significa dargli un posto fisso, ma quantomeno mettere a norma la loro situazione, “non abbiamo paura del precariato, ma del precariato senza regole” dice Marino nella mozione, e poi ci sono le proposte di Ichino). Insomma in Europa ci sono mille motivi per cui un pizzaiolo di Zurigo o un impiegato di Francoforte, o una mamma di Parigi possono votare Marino. E se al congresso ci arriviamo bene aiutiamo questo partito a definire qualche priorità, poche ma chiare, cosa che ai cittadini italiani in patria e all’estero interessa molto, indipendemente dal titolo di studio. Smetterei di pensare che la politica si fa solo vecchia maniera. Una rendita un po’ esauribile di questi tempi.

  4. Gianni

    Insomma chi vota Marino vuole vincere le elzioni e chi vota Bersani no? Sinceramente persino la spiegazione phd-marino e pizzaiolo-bersani mi sembra piu’ articolata. Va a finire che ha ragione Spezia.

  5. gianni, purtroppo ti devo avvisare che il ricercatore di parigi non guadagna tre volte il pizzaiolo di zurigo … forse il ricercatore di NY.
    E comunque sai bene che in Nord America la mozione Marino è arrivata addirittura seconda dietro Bersani.
    Di come sono stati organizzati i congressi nelle altre due ripartizioni forse è meglio sorvolare.
    Poi questo post si concentrava sull’Europa, non sul mondo intero. La prossima volta punteremo ad essere maggioranza sulla luna, non ti preoccupare!
    E piacere di averti finalmente conosciuto ieri!

  6. ah gianni la mia articolazione non era sull’elettorato ma sulla “classe dirigente”, ovvero sugli scritti e sui più attivi tra gli iscritti.
    Sai bene che un iscritto molto attivo conta più di dieci iscritti che non fanno molto perché il primo magari riuscirà a convincere quanti più elettori possibili a dare fiducia al PD. Al di là di queste consultazioni interne.

  7. Gianni

    Piacere mio, veramente. Io comunque dicevo che era il pizzaiolo a guadagnare tre volte di piu’, eh.
    Io penso che farebbe bene, sinceramente, convincersi di non avere la verita’ in tasca. Non e’ che quando si vincono i congressi e’ perche’ si ha ragione e quando li si perde e’ a causa della ndrangheta, dei truschini dei patronati o del fatto che repubblica non scrive di marino. Alle volte, semplicemente, si ha solo meno ragione degli altri (cit. Forrest Gump – 1994). A me certi atteggiamenti sembrano un sintomo di immaturita’ politica, proprio della incapacita’ “culturale” di ascoltare e capire chi hai di fronte.

  8. Arianna

    E se passassimo tutti un po’ piu’ di tempo a cercare di costruire insieme?

    Per esempio su una cosa ha ragione Riccardo: perche’ non unire gli sforzi per portare alle primarie piu’ elettori possibile (in Italia, e fuori), che poi decideranno come credono? Se alle primarie andranno due milioni e mezzo di elettori contro i quasi quattro di due anni fa, sara’ una sconfitta per tutto il PD.

  9. Antonio

    “Alle volte, semplicemente, si ha solo meno ragione degli altri.”

    La forza delle idee di Bersani dovrebbe essere tale da fare meno a sporchi giochetti degni del vecchio PCI. Pero’ non vi si rinuncia.

  10. Leo Perutz

    Vivo in Germania e, dal mio piccolo osservatorio non posso che concordare con l’analisi fatta da Riccardo. Il voto nei circoli, soprattutto in quelli di provincia o comunque quelli distanti da quei centri urbani dove si e’ andata in questi ultimi anni configurando una diversa tipologia di immigrazione italiana, rispecchia la presenza e il livello di attivita’ delle varie associazioni, patronati e “Verein” (circoli). L’iscritto al PD di questi circoli vive spesso una pratica politica completamente “mediata” da questi “vettori” che sono dei centri di aggregazione e promozione culturale molto attivi ed importanti, con una stampa interna fiorente, dei calendari regolari, delle proposte di assoluto livello e portatori di una attivita’ di sostegno e consulenza, soprattutto in campo pensionistico, fondamentale.
    Si tratta di organizzazioni chiaramente “storicamente allineate” che hanno sempre avuto, per necessita’ o per scelta, dei referenti politici precisi in Italia e spesso sono state delle emanazioni di essi.
    Portare un gran numero di Italiani di Germania alle primarie del 25 sara’ abbastanza complicato. Sicuramente ci sono dei grossi margini di miglioramento nelle citta’ con importanti poli universitari o finanziari (Monaco, Berlino, Francoforte) dove si concentra quella popolazione italiana di arrivo recente, politicamente informata e socialmente molto attiva. Ben altro discorso riguardera’ invece la provincia e i poli industriali dove invece la popolazione italiana e’ spesso residente di lunga data e sostanzialmente avulsa o indifferente alla politica italiana. Per “trascinare” questi italiani al voto delle primarie e per farli votare per Marino sara’ necessario (ma non sufficiente) che il Senatore spenda delle parole specifiche per essi, per le loro necessita’, per le loro contigenze, per le loro visioni, ricordando pero’ che queste non sono quelle di un ricercatore di Heidelberg, di un visiting professor al Max Plank Institute o di un brillante manager di qualche corporate di Francoforte.

  11. Antonio

    Maro’. Che analisi sgangherata e semplicistica. Per giunta dal nuovo portavoce dei mille.

    In sunto, dall’ analisi del voto all’estero l’ autore del post – phd e ricercatore con non poca stima dei suoi titoli – conclude che chi vota bersani e franceschini lo fa in quanto appartentente agli apparati (patronati, associazioni) e obbediente alla logica del capobastone mentre gli altri, i cervelli in fuga, i phd delle grandi citta’, l’elite, son tutti per marino.

    La disarmante categoricita’ di queste sperequazioni gia’ basterebbe a relegare questo articolo all’oblio. Quel che e’ ridicolo e’ che un’analisi cosi’ profondamente classista fare piu’ male che bene proprio a Marino. Primo, perche’ il valore della candidatura di Marino in Europa viene relegato da Spezia al tema dei “cervelli in fuga”, tanto caro ai phd quanto ahime’ di ben scarso valore per i ben piu’ numerosi pizzaioli svizzeri o minatori lussemburghesi. Secondo perche’ sostenere apertamente che i sopracitati pizzaioli e minatori, come scrive Spezia, votano Bersani o Franceschini perche’ obbedienti ai capibastone, oltre che profondamente irrispettoso, taglia i ponti con le persone che si vorrebbe raggiungere per ottenere la vittoria.

    Complimenti.

  12. mi fa piacere notare come gli ultimi due commenti siano di segno totalmente opposto …
    giusto una nota per Antonio: si parla dei voti di iscritti, ovvero si parla di chi fa militanza attiva in europa e non di chi poi vota (che si spera sia una platea molto piu’ grande) e ovviamente non semplificatoriamente onnicomprensive come dici …

  13. Antonio

    Caro Spezia, guardi che quello che delinea categorie omnicomprensive e’ lei – mariniani=cervelli in fuga, bersaniani/franceschiniani=pecorelle al seguito dei patronati capibastone. Il mio commento va invece in senso opposto. Se vuole rispondere a quel che dico, risponda a quel che dico.

  14. Antonio

    PS fa piacere notare come anche tra gli “addottorati” mariani si faccia strada lo stesso virus da cui loro si dicono immuni: il disprezzo degli avversari. Secondo l’analisi di Spezia, gli elettori che votano Bersani e Franceschini – pizzaioli e manovali – li votano perche’ sono guidati dai capibastoni dei patronati locali, espressioni di una certa politica. Mai sfiora Spezia che un pizzaiolo vota Bersani (o Franceschini) perche’ ritiene Bersani la miglior soluzioni ai suoi problemi e non perche’ glielo dicono patronati o associazioni. Seriamente, un disprezzo di tal guisa dell’elettorato, considerato al pari di una massa di pecoroni dietro al capobastone di turno, e’ merce rara. Per fortuna.

  15. Caro antonio, l´equazione la fai tu guardando con pregiudizio un´analisi dei dati. Ovvero che nelle grandi città d´Europa (come anche in italia d´altra parte) Marino ha un risultato molto superiore a quello delle zone più popolari. Non ho detto né che è un bene (come pensi tu) né che è un male (come probabilmente è o meglio un limite su cui riflettere e lavorare).

    Non c´è nulla di strano che ceti sociali diversi cercano interlocutori politici diversi, è sempre stato così. Poi sta alla politica diversificarsi nell´unità di fondo.

  16. Raffaella Petrilli

    Penso che ci sia un solo modo per sapere se un pizzaiolo vota Bersani perché glielo dice un capobastone o perché lo ritiene la migliore soluzione ai suoi problemi: chiederglielo. E cioè avere informaziuoni dirette della situazione di cui si parla. Altrimenti si resta sul piano delle ipotesi e delle interpretazioni, e le ipotesi ognuno le fa a seconda di quello che pensa, ritiene giusto, gli piace ecc. ecc.
    Le ipotesi hanno sempre abbastanza soggettive. Se si vuole contestare una serie di dati (per esempio il post di Riccardo) lo si può e lo si deve fare restando sui dati, non come fa Antonio facendo scivolare il discorso sull’interpretazione dei dati.

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