di Marco Simoni
Questo blog esce dal letargo per qualche commento sulle primarie del PD. Comincio col dire che, a parte un quantitativamente modesto sostegno alla mozione Marino, ho seguito la campagna poco e di traverso, tra mille altre cose. Sono impressioni soprattutto, più che una ponderata analisi, che svolgo nell’ordine dei candidati.
Bersani è il candidato dell’apparato e del radicamento. La mia formazione politica è stata tutta nei territori e nell’apparato, quindi lungi da me usare queste parole in senso dispregiativo. Ciò che la candidatura di Bersani ha fatto emergere in maniera chiara è la fallacia di uno dei luoghi comuni più abusati a partire dalla fine degli anni ottanta, quello dello “scollamento della politica (o della sinistra, a piacere) dalla gente.” La candidatura Bersani dimostra che non è vero, che in una parte consistente del paese non c’è affatto lo scollamento. In Toscana, in Emilia, nelle Marche, in Campania, in Calabria, in Puglia, il centrosinistra è incollatissimo al territorio, e non si può liquidare questo fatto come semplice adesione ai modelli culturali che si trovano – diversissimi – nelle regioni citate. Si tratta della convinzione che la politica deve avere come primo punto di riferimento l’onda della società, là dove si trova la società nel presente.
In parte, è politica come amministrazione, ottima o pessima amministrazione a seconda del capitale umano a disposizione. Ma è anche una profonda consapevolezza della stabilità dei sistemi sociali, che non sono solo sistemi di potere, ma in essi si coagulano. Nella sua verisone migliore, questo argomento suggerisce che il cambiamento deve avvenire senza scosse eccessive, perchè altrimenti risulta evanescente. Nella versione peggiore, questo argomento impedisce in nuce qualsiasi cambiamento. Bersani incarna la parte migliore, naturalmente. Il leader di un progetto non è un dettaglio, ma informa il progetto stesso. Bersani si propone senza slanci, dunque, ma con grande fermezza. A me ha colpito molto quando, dalle Iene, ha descritto uno dei suoi competitori come troppo ambizioso, più ambizioso di se stesso. La mia opinione è che l’eccesso di ambizione sia uno di quei difetti che diventano pregi se ad averli è un politico. Immaginate Sarkozy, Blair, Obama, Putin, o Berlusconi riconoscere che qualcun’altro sia più ambizioso di loro stessi? In fondo, l’ambizione quasi irrazionale era una delle caratteristiche personali che hanno alimentato il fascino pubblico sia di D’Alema che di Veltroni. Avere un leader non ambizioso, o ragionevolmente ambizioso, è una scelta di difesa, e Bersani stesso mi sembra consapevole di ciò quando, ad una domanda sul futuro, si è augurato che il prossimo Presidente del Consiglio sia il leader di una coalizione alternativa al centrodestra. Un leader, non sé medesimo.
La lettura di Franceschini come eterno vice di una stagione sconfitta, e quindi leader improbabile, è propagandistica e come tale va trattata. La candidatura di Franceschini senza dubbio è in continuità con il disegno politico che era stato espresso non solo da Veltroni, ma dalla nutrita schiera di politici e intellettuali che avevano contribuito a costruire la fondazione del PD, che, ricordiamolo, prese un 33 per cento che a tutti oggi pare utopistico. Nella campagna sta dimostrando una inaspettata grinta, una buonissima capacità comunicativa, ed anche la capacità di seguire disciplinatamente il suo staff, mentre troppo spesso in Italia lo staff passa il tempo a rattoppare buche aperte dal leader di turno. In questo è molto moderno, ed affianca alla sua modernità la solidità mista a spregiudicatezza degli esponenti di punta della sua mozione. La Serracchiani è stata criticata come esempio negativo di un rinnovamento simbolico ed evanescente, salvo che in Friuli non ha solo preso una caterva di voti tra gli elettori, ma anche nel corpo degli iscritti. La tensione alla modernità, e il modo in cui Franceschini affronta di petto temi controversi e decisivi, il rischio positivo nell’usare strumenti comunicativi con audacia, si scontra tuttavia con lo stesso limite che espresse Veltroni: manca la sostanza, e mancano i protagonisti. Nel momento in cui il rinnovamento è solo cooptato, se serve sempre il timbro di affidabilità di clan per rappresentare il nuovo, la cosiddetta vocazione maggioritaria diventa una chimera, oltre che una locuzione incomprensibile a tutte le persone in buona fede. Si tratta appunto di una locuzione roboante ma non impegnativa al tempo stesso, e quindi incapace di allargare il consenso di un partito. Significativo a questo proposito l’impegno di Franceschini, durante il confronto su Youdem, di selezionare “una parte” dei dirigenti di partito sulla base delle competenze e dei curriculum. Questo suggerisce che il modo in cui finora si è proceduto prescindeva completamente da competenze e curriculum, principalmente perchè, come dimostrò abbondantemente il caso Tinagli, delle competenze non si sapeva, veramente, cosa farne. La seconda cosa che suggerisce quella frase è una concezione astratta dell’importanza delle competenze e del merito, che non necessariamente sono la stessa cosa, e che non si possono applicare alla politica in maniera meccanica. Le competenze, come ogni caratteristica professionale positiva (impegno, dedizione, serietà, lealtà), dovrebbero entrare in politica in maniera naturale, trovando il contrappeso nel prezzo pagato da leader che le ignorassero a vantaggio della pura fedeltà al capo. Su questo punto nodale, nè Franceschini nè Bersani possono o vogliono dir niente. Anzi, la fretta con la quale erano disposti a cambiar le regole per l’elezione del segretario, con una telefonata a tre facilitata da Scalfari, spiega bene che la loro idea di uomini politici rimane slegata da qualsiasi responsabilità personale sui risultati, in linea con la tradizione italiana di cui sono espressione.
Marino è il terzo candidato, a cui è andato il mio modesto sostegno, mi auguro tuttavia che questo non sia sufficente ad offuscare le mie capacità critiche. Penso che la sua candidatura sia stata importante per aggiungere credibilità al partito democratico, per offrire un veicolo di partecipazione – che non fosse di sola testimonianza – a chi volesse partecipare. La sua mozione è stata la prima importante palestra in cui si sono misurate migliaia di persone che avevano voglia, appunto, di imparare come si fa a far politica: si tratta di uno straordinario investimento sul futuro, oltre che il frutto della necessità immediata per un buon risultato. Rispetto agli altri due candidati, le basi della campagna di Marino sono piuttosto eterogenee, legate sia a politici di lungo corso come Bettini e Meta, che alla nuova generazione dei Civati – giovani politici con l’ambizione di farcela con le loro gambe, senza padrinati pesanti, ma anche con ragionevolezza e serietà. Questa combinazione ha dato molto fiato alla candidatura, e ai temi che ha proposto: chiari, netti, radicali, molto più comprensibili del passato per strati della popolazione che il centrosinsitra fatica a conquistare: il nord, i giovani, le professioni moderne. La candidatura Marino ha avuto due limiti principali, uno strettamente politico, l’altro anche di impostazione comunicativa. Il primo è stato quello di non riuscire a dialogare in profondità con individui che sarebbero dovuti esser della partita, e questo sia per limiti di leadership, che a causa della tipica diffidenza italiana (e della sinistra) per persone nuove – ancorchè credibili. Il fatto che esista un movimento di non-allineati come Renzi, Chiamparino e Cacciari è soprattutto una sconfitta per Marino. Il secondo limite riguarda l’impostazione della campagna alla segreteria. Dopo il round nei circoli, si è aperta la partita sulle primarie che, verosimilmente, si può discostare significativamente dal risultato nei circoli, ma non ribaltarlo completamente. Marino ha limitato la parte “negativa” della sua campagna, di attacco agli altri candidati, e questo è stato sensato dato che il sistema italiano prevederà comunque un lavoro comune nei prossimi anni. Marino non poteva attaccare troppo, ma comunque è stato presentato dalla stampa come “terzo” uomo, non in corsa per una realistica vittoria, ma possibile ago della bilancia, ed ha finito per subire questa nomea e non controllarla più. In altre parole, il dominio del “voto utile” penso sarà ancora una caratteristica di queste primarie in cui molti non voteranno Marino proprio per le sue scarse possibilità di vittoria. L’obiettivo di “ago della bilancia”, invece, andava esplicitato. Sia per una questione di sostanza, che di trasparenza, e poteva esser fatto rafforzando sia la credibilità del candidato, che la forza del partito. In Italia esistono dei temi che sono rappresentati da una minoranza di persone, che non sono in pensione, che non sono parte di circoli consolidati, che spesso sono di generazioni più giovani e che, in larga misura, costituiscono l’ossatura del sistema produttivo e creativo del paese. La mozione Marino, nel veicolare questa idea di futuro nel PD, avrebbe potuto avere una maggiore ambizione egemonica. Dare a quelle idee una forza più che proporzionale rispetto agli attuali rapporti di forza politico sociali, poteva essere una missione esplicitata con maggior forza da Marino, il che avrebbe aumentato le sue potenzialità, ed anche accresciuto la sua statura di leader.
Nel complesso è difficile non scorgere complementarietà tra questi tre candidati, e non osservare ancora una volta come, a differenza del centrodestra, il centrosinistra ha una grande difficoltà a trovare una sintesi tra le differenze territoriali e sociali che compongono l’Italia. Il nostro è un pase nel quale la globalizzazione, con i sui effetti di frammentazione, è intervenuta in un sostrato già molto diviso. Senza una narrativa nazionale molto forte, unificante, è impossibile vincere le elezioni e diventare maggioranza. Allo stato dei fatti, sembra molto improbabile che tale narrativa possa venire dal Partito democratico che subisce le tante differenze dell’Italia, senza governarle.



















Marco Simoni parla di “letargo” e del suo “modesto impegno” nella campagna per le primarie e fornisce così, mi pare, le coordinate per leggere le sue lunghe riflessioni sui giorni presenti. Dico subito che non mi ci ritrovo per niente, né nelle riflessioni né nelle coordinate iniziali che le inquadrano: ho partecipato alle iniziative per appoggiare Marino nel modo più intenso che ho potuto, e in questa occasione, dato che non sono neppure cresciuta negli “apparati”, li ho conosciuti direttamente. E perciò dire che il vecchio apparato NON è lontano dal territorio mi sembra un’affermazione fantasiosa. La mia impressione si racchiude facilmente in due aneddoti, più che in complesse analisi. Il primo: un iscritto riassumeva il senso del suo impegno per l’”apparato” con la frase: «mica si può sputare nel piatto in cui mangi!». Ergo: l’apparato è ciò che garantisce una minestra ai fedele sostenitore. Il secondo: nel quartiere, già spettatore sbigottito di un brutale e faraonico intervento edilizio targato Vaticano, completo di grande antenna che fa impennare i tassi di inquinamento magnetico della zona, compiuto col favore della Roma veltroniana e barattato con un parcheggio pubblico di cui si sono completamente perse le tracce, nel quartiere dicevo uno spazio destinato al verde pubblico è stato appena trasformato in spazio edilizio, destinato a un mega centro sportivo privato. Si forma un comitato di quartiere, per ricorrere al Tar. Io suggerisco di portare al circolo di zona la protesta. La risposta che ricevo è: «Li conosciamo, quelli! Maglio fare da soli». “Quelli”, per inciso, hanno guidato il municipio fino a due anni fa (mentre la Roma veltroniana concedeva al Vaticano i permessi di cui sopra). Insomma, un apparato che perpetua se stesso, o tenta; un territorio che fa da solo, o tenta. Come si concilia questo con le riflessioni di Simoni? Se sostengo Marino non è per elaborare una idea di futuro, ma per lavorare a un’idea e a una pratica di presente.
Raffaella Petrilli
scusa raffaella se mi permetto un piccolo appunto, ma l’”inquinamento magnetico” non esiste. è pura fantasia. come l’oroscopo. non c’è una dimostrazione scientifica della sua esistenza.
Condivido il resto del tuo intervento (per quanto posso capire, non vivo a Roma e quindi non conosco nel dettaglio la situazione) e il motivo del tuo sostegno alla mozione marino.
però per cortesia smettiamo di parlare di inquinamento elettromagnetico che è una delle più grosse panzane che sono spuntate ultimamente.
Bene, Perunz, mi farà piacere avere da te maggiori dettagli sull’argomento. Detto questo, l’inquinamento a cui mi riferivo non era che la ciliegina sulla torta dell’operazione edilizia. Se la ciliegia non c’è (magari! ma attendo conferma), il nuovo villaggio vaticano(senza parcheggio) resta!
Una ottima analisi. Una sola domanda: Simoni e’ stato il portavoce dei mille per due anni. Gli stessi mille che costituirono i piombini e indi rappresentano lo scheletro della mozione marino. Numerosissime idee di questo blog si trovano oggi nella mozione Marino (lavoro, energia, scuola, diritti civili, etc.)
Ora, l’ultima parte dell’analisi su Marino di Simoni mi lascia perplesso “non voteranno Marino proprio per le sue scarse possibilità di vittoria. L’obiettivo di “ago della bilancia”, invece, andava esplicitato.”. Mi lascia perplesso perche’ a Simoni bastava alzare la cornetta del telefono per comunicare a Marino stesso il suo monito ed accrescere il valore della candidatura. E allora?
L’analisi di Marco e’ interessante e ben scritta. Raffaella, Marco ha espresso la sua posizione (quasi) quartista in modo personale, non ha avuto la pretesa di dire che e’ la posizione de iMille. E la sua posizione e’ del tutto legittima e ben argomentata. Con cio’, non significa che sia la posizione di altri ne iMille. Ci sono moltissimi de iMille che stanno lavorando giorno e notte per la mozione Marino senza tregua. E iMille rappresentano probabilmente la spina dorsale della mozione Marino come suggerito da Antonio.
Nella breve ma intensa discussione che si è sviluppata sul post di Simoni è venuto fuori, quasi per caso, un tema importante: quello della fondatezza delle cognizioni su fatti tecnici o scientifici, che circolano e diventano anche materia di argomentazioni o scontro politico. Mi riferisco all’accenno di perunz sulla “panzana” dell’inquinamento elettromagnetico (ma quali fonti lo dicono?), ma si potrebbero citare molti altri esempi: a cominciare dal nucleare (sento scienziati seri e rinomati, e anche di sinistra come Carlo Bernardini, che si schierano per il nucleare: sono matti? E non leggo niente, su nessun giornale, delle navi con rifiuti tossici affondate qua e là) o il rumore/silenzio intorno all’influenza A1H1 (se non ricordo male la sigla: pandemia o allarmismo inutile?)…
Insomma è il problema del sapere e dell’informazione, della politica della conoscenza, per così dire. Chi non ha accesso diretto alle fonti di conoscenza deve davvero restare in balia di chi vi accede? Ma è inevitabile non avere accesso diretto a tutte le conoscenze tecniche che la nostra società produce. E allora?
Allora Raffaella bisogna STUDIARE, STUDIARE, STUDIARE. E, come disse Pippo Civati “millemila anni fa”, levare la casalinga di Voghera da davanti alla televisione dove ce la siamo scordata, bisogna prendere a colpi di scure la RAI, questa RAI, e sky, e merdiaset, bisogna portare la rete in casa di tutti, (anche di mia nonna che ha 90anni? si anche di lei, se possibile), bisogna ricreare una credibilita’ per la nostra scuola ed universita’, bisogna far capire ai giovani e ai vecchi che il mondo e’ complesso e che dobbiamo fare un sacco di fatica per capirlo, e che le soluzioni semplici per i problemi complessi non ci sono. Bisogna ri-insegnare cosa e’ la Scienza perche’ nel paese di Galileo che l’ha praticamente inventata accendo la TV e ci sono 20 canali con il mago Blum e la cartomante Patrizia, perche’ la prima notizia del TG1 e’ che se scuoti il ketchup conservato nelle preziose ampolle si liquefa (ma va?), perche’ se l’influenza e’ “aviaria” attenti a mangiare la frittata, se e’ “suina” occhio alle salamelle, e il midollo osseo che cavolo e’, sara’ mica il midollo spinale?
Scusate, ho divagato…
Scusate, ma leggendo il post di Francesco mi è venuto spontaneo ripensare a questa frase di Gramsci e a incollarvela. sto divagando anche io, lo so.
Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.
Antonio Gramsci, da “L’ordine nuovo”
sulla panzana dell’inquinamento elettromagnetico, suggerisco a Raffaella di leggere per lo meno wikipedia. Dicono basti un click.
sono felice di aver acceso una piccola discussione su un tema estremamente importante: la fondatezza delle affermazioni, soprattutto in campo tecnico scientifico. (il post originale di marco trattava di tutt’altro quindi non so se è questo il luogo giusto per discuterne).
Io sono di questa opinione: è impossibile che tutti siano a conoscenza di tutto, quindi è vero che è di fondamentale importanza studiare studiare studiare, ma poi alla fine ci si deve anche affidare a degli intermediari.
Non mi soffermerei a discutere in dettaglio sugli esempi citati da Raffaella, perché appunto immagino i suoi fossero solo esempi di una informazione che fa cilecca.
Mi pare che le due cause fondamentali di questo problema siano la scarsa cultura scientifica (in senso lato, poi cercherò di spiegarmi meglio) e l’incapacità del giornalismo di massa di generare informazioni corrette.
Un caso emblematico che cito ad esempio è un servizio del Tg2 sulla notte di san lorenzo. Il giornalista racconta che “domani è la notte delle stelle cadenti” poi intervista Margherita Hack la quale dà la spiegazione su come mai in particolare a san lorenzo cadono più stelle cadenti del solito e poi il giornalista conclude il servizio con questa frase “questa è l’opinione della scienza, la religione invece dà [..] questi significati…”. Il problema sta tutto qua: la scienza è un’opinione come un’altra, vale per chi vuole crederci, se non ti piace c’è la spiegazione religiosa, o l’oroscopo, o la superstizione.
Io sono dell’idea che appunto perché non si può essere esperti su tutto chi fa informazione scientifica deve sapere quello di cui parla e deve essere corretto nella spiegazione, non come il giornalista sopra citato ne’ come i giornalisti che urlano per settimane alla pandemia per un’influenza comune come l’influenza A.
Le lacune di cultura scientifica non sono solo lacune nozionistiche (sapere che cosa sono le stelle cadenti o che cosa succede in un reattore nucleare), ma una grossa lacuna è la mancanza di spirito critico. Che vuol dire capire che queste informazioni devono essere supportate da prove consistenti e non basta enunciare un’opinione perché questa sia vera.
Bello questo scorcio di dibattito su scienza e societa’. Condivido l’osservazione di Perunz sul cattivo servizio all’informazione reso dai giornalisti che si occupano di scienza nei giornali/mezzi di comunicazione di massa, e andrei ancora piu’ a monte del fenomeno individuandone l’origine nella totale impreparazione che la scuola italiana fornisce in cultura scientifica. Anche l’”elite” si forma attraverso un liceo classico che a fronte di 14 ore settimanali di italiano-latino-greco fornisce da 2 a 5 ore (a seconda degli anni) fra matematica e scienze varie.Nel ventunesimo secolo, cioe’ a piu’ di duecento anni dalla rivoluzione industriale.
NB la usuale scusa per propinarci quel numero spropositato di ore di latino e greco e’ che formano “lo spirito critico”
Grazie a Perunz: io però avevo chiesto di sapere, conoscere, essere informata, sulla fondatezza di un problema, quello dell’inquinamento elettromagnetico, che lui stesso ha dichiarato un falso problema. Sono disposta a credergli, ma solo se mi fornisce le fonti, cioè le prove. E lo chiedo perché, nella mia veste di cittadina che fa un altro mestiere ma che vuole capire il mondo in cui vive, avevo già cominciato a chiedere a persone esperte, ovviamente. Non giornalisti, eh!, ma per esempio ingegneri del ministero delle comunicazioni, i quali mi dicevano che quelle belle svegliette che danno anche informazioni sul tempo he fa ecc. sono decisamente inquinanti (elettromagneticamente). Perunz se non capisco male dice di no. E mi consiglia Wikipedia. Grazie. Ma Wikipedia, benché preziosa, non è la soluzione di tutti i nostri buchi informativi. E’ un primo utile approccio, un po’ sbrigativo. Per cui ci vuole per forza qualche altra ricerca. Gli chiedo, di nuovo, un titolo di libro, un saggio, una pubblicazione che sostenga la sua posizione. La scienza, mi pare, vive e vale solo nel confronto e nell’argomentazione, quindi di prove, che rendono falsificabili le parole. Altrimenti è opinione. La politica della conoscenza è complicata. La conoscenza è complicata e faticosa. Attenzione alle ricette facili facili: se non si sta molto attenti si commette l’errore che si pretenderebbe di correggere.
Scusate, non è Perunz, ma antinio che mi suggerisce Wikipedia. Ma quello che ho scritto lo confermo: vorrei il dettaglio di un titolo, grazie!
ciao raffaella,
c’e’ un articolo su RaiNews 24 dal titolo “Elettrosmog, reati prescritti per Radio Vaticana” del 14.10.2009 che forse puo’ interessarti
non sono un esperto e non mi sono mai occupato di questo argomento, ma dalle semplici letture dei giornali ho trovato l’affermazione di perunz – <> – assai problematica.
una semplice ricerca su google da alcuni risultati interessanti; tra questi gia’ un articolo del 2001 su Repubblica denunciava il problema (vedi qui sotto)
facendo la ricerca sullo stesso soggetto, ma in inglese, si trovano molti articoli interessanti sull’inquinamento elettromagnetico; per esempio ci sono scienziati che stanno studiando gli effetti dei telefoni cellulari sul cervello, e i risultati fin’ora sono molto preoccupanti, specialmente per la salute dei bambini che usano spesso il cellulare
e’ chiaro che ci sono interessi economici (e’ il caso dei cellulari ma anche di potenti radio) molto forti e quindi quelle ricerche scientifiche sono spesso contrastate da campagne di disinformazione; basta ricordare che i produttori di tabacco gia’ sapevano da decenni che fumare e’ causa di problemi gravissimi per la salute umana, ma hanno nascosto e mentito finche’ hanno potuto (su quest’ultimo argomento, sono usciti molti articoli sulla stampa anglosassone, anche di recente)
ciao,
gabriele
Uno studio dell’europarlamento denuncia i rischi
di una prolungata esposizione ai campi magnetici
Ue: troppe onde radio
possono nuocere alla salute
La sommatoria di diverse emissioni più o meno forti
potrebbe provocare danni genetici e forme tumorali
BRUXELLES – L’elettrosmog fa male. I campi elettromagnetici possono causare danni alla salute. Arriva dal Parlamento uno studio che mette nero su bianco il nesso tra le emissioni elettromagnetiche e alcune gravi malattie come i tumori e le leucemie.
Il rapporto, pubblicato in questi giorni dalla direzione generale degli studi dell’Europarlamento, premette che “gli studi finora condotti sono troppo recenti per poter definire gli effetti a lungo termine dell’esposizione alle radiazioni” e, in sostanza fa capire che non è ancora stato possibile definire un limite preciso al di sopra del quale le onde elettromagnetiche fanno male. Ma introduce il concetto quantitativo in base al quale, certamente, la somma di esposizioni a campi più forti e meno forti, può generare certamente problemi alla nostra salute: “Il corpo può sopportare una certa quantità di radiazioni provenienti dagli impianti e dalle apparecchiature elettriche che ci circondano, ma ulteriori sollecitazioni come quelle provenienti da radiofrequenze o da cavi dell’alta tensione, possono rappresentare la goccia che fa traboccare il vaso”.
Le sorgenti nocive andrebbero a sommarsi, infatti, con il carico di inquinamento elettromagnetico quotidiano e destabilizzerebbero l’organismo: “Le radiazioni provenienti da frequenze non esistenti in natura – afferma lo studio – possono modificare la posizione delle molecole e danneggiarle, alterando il metabolismo e dando vita a un processo a catena risultante in uno squilibrio che potrebbe modificare l’attività ormonale, pregiudicare i processi di sintesi del materiale genetico, interferire con il flusso di sostanze che attraversano le membrane cellulari in entrata e in uscita e modificare il comportamento delle cellule tumorali”.
Questi, secondo il rapporto, sono i danni fisiologici che derivano dall’esposizione a dosi massiccie di onde elettromagnetiche: “Il meccanismo alla base dell’insorgenza del danno – sostiene il rapporto – comporta la formazione di radicali liberi, che danneggiano le proteine e le membrane cellulari, mutilano i geni e il Dna, riducono i livelli di ormoni antiossidanti, come la melatonina, alterano i processi enzimatici e biochimici essenziali per lo svolgimento delle normali funzioni fisiologiche e disturbano la normale trasmissione di energia elettromagnetica nei muscoli”.
(9 aprile 2001)
Grazie Gabriele.
scusate la mia assenza, argomenterò a breve (spero) le mie posizioni contrarie all’inquinamento elettromegnetico. Nel frattempo magari qualcuno riesce a recuperare il rapporto di cui si parla nell’articolo segnalato da Gabriele? perché gli le parti estratte del giornalista mi paiono poco sensate: parla di radiofrequenze e di radiazioni provenienti da apparecchiature elettriche e poi alla fine descrive i danni tipici delle radiazioni ionizzanti (che sono di tutt’altro tipo e provenienza). Della serie: gli ultrasuoni posso fare danni quindi parliamo a voce bassa. Dubito che in un rapporto dell’europarlamento ci possano essere errori più grossolani e quindi propendo per una sintesi errata del giornalista.
buon weekend a tutti, ci sentiamo.
ah, non c’entra con la nostra discussione ma col post originale di Marco Simoni
http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/10/23/tempo-da-lupi/
[...] L’analisi dei tre candidati la fa perfetta come sempre Marco Simoni, qui. [...]
Perunz, non ti capisco: affermi con sicurezza che l’inquinamento elettromagnetico è pura fantasia, come l’oroscopo, ma in due giorni non riesci a fondare l’affermazione. Dici che “speri” di argomentare. Forse esprimevi solo un augurio? Il tuo desiderio che non esistano inquinamenti? Parlavi per sentito dire o perché eri davvero informato? Di disinformazione e superficialità l’Italia è tristemente piena, non serve che ne aggiungiamo… Davvero non capisco. E poi, tu sai come mi chiamo, io invece non so il tuo nome. La discussione non è equilibrata. Buon voto a tutti!
scusa Raffaella, ma ho detto che spero di argomentare presto, non che spero di riuscire a trovare argomenti.
Il problema è che ho avuto un concerto ieri sera, ne ho un altro stasera e ho un laureando da far laureare. Non avendo le informazioni sotto mano, devo trovare il tempo di andarle a recuperare e al momento di tempo non ne ho. Quindi di sicuro ti porterò dei dati che sostengano la mia affermazione, pazienta prima di accusarmi di superficialità.
Il mio nome è Giovanni, per quanto utile possa esserti.
Scusa, ma l’affermazione che l’inquinamento elettromagnetico è una balla l’hai fatta tu. L’hai fatta proprio come affermazione, cioè dimostrando certezza ma, a quanto dici, senza sapere quello che dicevi. Se è così, l’hai fatta come si fa un oroscopo. Nella mia ignoranza in materia, un po’ di giri tra esperti me li ero fatti. E’ questo che volevo dire, non altro. Ma vorrei essere chiara: tutta questa discussione è per me un esempio tra mille di quanto sia radicata in noi italiani la trascuratezza nei confronti dell’informazione, del dovere di impegnarsi per la informazione corretta. Anche quando meno te lo aspetti, anche tra persone sicuramente colte e corrette come siamo tutti noi, impegnati in questo blog.
so perfettamente quello che dico, non parlo a vanvera, non faccio oroscopi e adesso che sono riuscito a ritagliarmi un po’ di tempo per andare a ritrovare gli articoli che conoscevo te li porto.
Allora, per precisare un pochettino i termini del confronto: le radiazioni elettromagnetiche vanno dalle onde radio, microonde, infrarossi, luce visibile, luce UV, raggi X, raggi gamma. Le onde radio sono le meno energetiche i raggi gamma i più energetici (in termini di energia x fotone).
Il fatto che la radiazione UV, raggi X e raggi gamma siano nocivi alla salute è noto da tempo e quindi non stiamo qui a discutere di quello.
L’elettrosmog è un presunto inquinamento dovuto alle onde radio e alle microonde emesse da antenne (tipo quelle che citavi tu) telefonini, linee dell’alta tensione, apparecchiature elettriche in genere.
Gli articoli che ti porto io sono quattro grossi studi sistematici che confrontano anche la letteratura scientifica presente (ma se non ti bastano e ne vuoi ancora te ne posso dare finché vuoi) pubblicati su tre riviste scientifiche serie e prestigiose. Sono riviste che richiedono abbonamento, ma se conosci qualcuno che studia/lavora all’università te li può procurare.
1- “Low-level exposure to radiofrequency electromagnetic fields: Health effects and research needs” pubblicato su BIOELECTROMAGNETICS, Volume: 19, Pages: 1-19 nel 1998
2- “LONG-TERM, LOW-LEVEL MICROWAVE IRRADIATION OF RATS” pubblicato su BIOELECTROMAGNETICS, Volume: 13, Pages: 469-496 nel 1992
3- “Cellular-telephone use and brain tumors” pubblicato su NEW ENGLAND JOURNAL OF MEDICINE, Volume: 344, Pages: 79-86 l’11 gennaio 2001
4- “Radiofrequency exposure and mortality from cancer of the brain and lymphatic/hematopoietic systems” pubblicato su EPIDEMIOLOGY, Volume: 11, Pages: 118-127 nel MAR 2000
cito testualmente dai lavori:
“It was concluded that [...] no known health hazards were associated with exposure to RF sources emitting fields too low to cause a significant temperature rise in tissue”
“Statistical analyses by parametric and non-parametric tests of 155 parameters were negative overall for effects on general health, longevity, cause of death, or lesions associated with aging and benign neoplasia. [...] Overall, the results indicate that there were no definitive biological effects in rats chronically exposed to RF radiation at 2,450 MHz.”
“These data do not support the hypothesis that the recent use of hand-held cellular telephones causes brain tumors”
“We did not observe higher risk with increased exposure duration or latency. [...] our findings do not support an association between occupational RF exposure and brain cancers or lymphoma/leukemia”
quindi non so che esperti conosci tu, ma questi sono tra i lavori più importanti usciti nella letteratura scientifica degli ultimi 10 anni. Quindi “la trascuratezza nei confronti dell’informazione” forse è dei tuoi consulenti.