Insegnare per scardinare i pregiudizi

di Daniela Santus

La Mecca? Si trova a Gerusalemme. I chassidim sono antichi egizi o antichi palestinesi. Lo stato d’Israele è nato da un’invasione armata degli israeliani contro lo stato di Palestina mentre la qibla, la direzione di preghiera islamica, è una festa di pellegrinaggio. Questi sono solo alcuni degli svarioni che, come docente di Geografia culturale e dei paesi mediterranei all’università di Torino, mi ritrovo costantemente sotto gli occhi correggendo le prove scritte d’esame dei miei studenti.

Eppure sono sempre stata convinta che gli studenti debbano essere stimolati a riflettere, a raccogliere informazioni, ad ascoltare opinioni che magari si allontanano dagli stereotipi mentali che i media o i partiti politici hanno inculcato loro; debbano essere sollecitati a leggere i quotidiani e a confrontarne i pensieri. E continuo altresì a essere convinta del fatto che, alla base di tutto l’antisemitismo (definirlo antisionismo mi sembra abbastanza stucchevole) che sta rimettendo radici nel mondo, ci sia una grande ignoranza. Anni fa, ad esempio, ai giovani dell’estrema sinistra che mi avevano violentemente attaccata per il fatto di aver invitato l’economista Elazar Cohen, dell’Ambasciata israeliana, a lezione, avevo chiesto se fossero mai stati nei territori palestinesi o se avessero mai parlato, in loco, con persone residenti a Gerusalemme Est per conoscere davvero come la pensavano. Non l’avevano mai fatto. E così, forte della mia convinzione, ho moltiplicato gli sforzi cercando di portare se non conoscenza, almeno curiosità.

Purtroppo, ogni qualvolta leggo le loro risposte, devo rendermi conto del fatto che è quasi del tutto inutile. Negli anni ho cercato di affinare le mie tecniche didattiche. In aula uso supporti multimediali, propongo film e documentari. La carta d’Israele viene sempre commentata, cerco di coinvolgerli nella lettura e nel commento dei quotidiani. Ma la loro ignoranza è disarmante. Il Tigri e l’Eufrate vengono sempre, da qualche studente, fatti scorrere in Israele. Ormai non sanno nemmeno più chi fosse Arafat. Men che meno hanno idea di chi sia Abu Mazen e Hamas è confuso con un generale israeliano. Tzipi Livni? Una sconosciuta! Inutile dire lo sgomento di quando cito i Rotoli del mar Morto o Masada! Nulla di nulla. E il guaio è che nulla resta. Negli anni ho fatto intervenire molti esperti alle mie lezioni. Lo scorso anno, ad esempio, hanno parlato ai miei studenti l’imam Sergio Pallavicini e il rabbino Somekh. Alla fine neppure una domanda. Un’occasione sprecata.

Sarò fissata, ma ritengo che dopo 60 ore di lezioni frontali, di innovazioni didattiche, di multimedialità, di confronto con testimoni privilegiati, di libri che andrebbero studiati e atlanti che dovrebbero essere aperti, non si possa inserire (su una carta muta), l’Arabia Saudita al posto della Turchia e Cipro al posto dell’Arabia Saudita, piazzando la Turchia in Egitto. Invece è accaduto!  Com’è accaduto che una “studentessa” abbia indicato come mete dei pellegrinaggi cristiani nel medioevo le città di Gerusalemme, Mecca e Medina! E altresì abbia affermato che le costruzioni di luoghi di culto cristiani nella penisola arabica abbiano avuto luogo a partire dal profeta Maometto, tanto che “la Chiesa di Fatima venne eretta in onore della dinastia islamica fatimide”! Non contenti, tra questi studenti burloni, c’è stato chi ha scritto  testualmente che: “Il capitano Dreyfus era un militare pronto per la difesa della Palestina. Questo avvenne nel 1972 per la guerra contro l’attacco comunista. Venne fatto un trattato per il complotto all’interno del Paese per studiare delle tattiche di difesa”. Lingua italiana a parte, siamo al più totale e completo delirio.

Eppure nel 2005 l’estrema sinistra antagonista era insorta contro la mia decisione di invitare a lezione il dottor Elazar Cohen, economista e diplomatico dell’Ambasciata d’Israele. In quell’occasione il dottor Cohen aveva potuto svolgere la sua lezione soltanto grazie all’intervento della polizia. Io stessa ho potuto continuare le lezioni solo grazie alla protezione costante degli agenti. E seppur devo ammettere quanto mi abbia sempre infastidito il concetto per cui un israeliano possa parlare soltanto con un palestinese accanto e non viceversa, l’anno successivo decisi di provare il mio assunto secondo il quale a questi giovani contestatori non interessava nulla del dibattito, ma desiderassero soltanto opporsi a Israele… e restare ignoranti. Così, con l’aiuto della collega Sarah Kaminski e del mio preside Paolo Bertinetti, organizzai una mattina di studio con i due rettori di Gerusalemme: quello dell’Università ebraica e quello dell’Università palestinese di Al Quds. L’ateneo diede molto risalto all’evento, ospitato in Rettorato. Ma non si presentò nemmeno uno studente. Ma come? Se fino a pochi mesi prima si stracciavano le vesti e lanciavano fumogeni perché non era stato garantito il dibattito, adesso che avevano entrambi i rettori seduti accanto a parlare di cooperazione non interessava più niente? Allo stesso modo pochi furono i docenti e i giornalisti che, tra l’altro, non scrissero neppure una riga sull’evento. Un israeliano e un palestinese che parlano di progetti comuni non interessano proprio a nessuno.

E’ dunque evidente che c’è un disegno: i sogni del presidente Obama a parte, è ovvio che si vuole mantenere il conflitto. E perpetuare l’ignoranza. Perché soltanto nell’ignoranza può proliferare l’antisemitismo. D’altra parte la storia ce lo insegna. Quando c’è un problema è meglio dare gli ebrei in pasto all’odio popolare, prima che il popolo ne scopra la vera causa. E’ stato così ai tempi delle crociate e dell’inquisizione, al tempo degli zar e della rivoluzione bolscevica, al tempo di Hitler e a quello di Stalin. Trovo assai preoccupante, ad esempio, che con il crescere dell’ignoranza cresca anche la percentuale di quanti credono che la “vera” causa della crisi finanziaria globale sia da ricercarsi nelle manovre economiche degli ebrei. Un brutto segnale davvero.

Tuttavia non voglio darmi per vinta, così ho pensato che, se un diplomatico accende gli animi (e i fumogeni), se un imam e un rabbino fanno addormentare, se due rettori sono considerati noiosi per prestar loro ascolto, forse la musica – il cui linguaggio è più vicino ai giovani – possa raggiungere le menti e i cuori. Questo è il motivo per cui ho scelto di organizzare un incontro tra la cantautrice israeliana, di origini brasiliane, Elisete Retter e i miei studenti.

Il 19 ottobre – all’interno del corso di Geografia dei Paesi Mediterranei – una splendida testimonianza di pace: da Israele la magica voce di Elisete Retter. In aula 34, Palazzo Nuovo, V. S. Ottavio 20 Torino, dalle 8.30 alle 10.00 Elisete ci parlerà di pace, di convivenza possibile tra i popoli, di musica che unisce e della sua esperienza di giovane donna immigrata dal Brasile in Israele. Magari è la strada giusta per stimolare curiosità e desiderio di conoscenza.

Per il momento ecco un suo brano, con le parole tratte da un discorso di Shimon Peres, e la sua ultima canzoneiMille.org – Direttore Raoul Minetti

Nessun commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento su questo articolo !

Lascia un commento

Subscribe without commenting