Di catastrofi ed eroi

di Giuseppe Veltri

Leggendo i giornali sembra un interrotto flusso di catastrofi. Messina, Paola, fango e rifiuti tossici. L’illusione di curare esclusivamente i propri interessi distrutta dalla realtà di una gestione sciagurata del territorio, in cui tanti cittadini meridionali si sono resi, chi più chi meno, complici.

Allo stesso tempo, leggi le storie di Simone Neri e Natale De Grazie, due cittadini meridionali, due marinai, due eroi. Il primo morto mentre cercava di salvare un bambino, dopo aver salvato otto persone dal fango di Giampilieri. Il secondo ucciso “da un caffè” mentre indagava sul traffico di rifiuti tossici e delle “navi a perdere” di cui tanto si parla in questi giorni. Luci, in un mare d’ombra.

E’ la “tragedy of the commons” in salsa meridionale.

Sembrerà qualunquismo ma è una semplice constatazione: le nefandezze sono state da ogni partito o coalizione andata al potere.

Paradossalmente, quando tutti ammettono la fine di una politica di altri tempi, quella con una tensione etica vibrante e un’incrollabile fede nel migliorare la società in cui vive non accontentandosi solo di amministrarla, è proprio quello di cui il Sud avrebbe bisogno. Non vedo politici meridionali all’altezza del compito.

Una condizione essenziale è la fine dell’auto-indulgenza degli amministratori meridionali. Mi piacerebbe vedere qualcuno di questi sciagurati amministratori provare della vergogna, essere oggetto di disprezzo da parte dei suoi concittadini.

Dall’indignazione e dal disprezzo che forse dovrebbero ripartire i cittadini meridionali. Non il perdono, ma il disprezzo verso chi li uccide lentamente, chi fa emigrare i loro figli, chi avvelena il loro ambiente, chi svende opere pubbliche, chi mostra di non avere il minimo riguardo nei confronti di chi vive accanto a lui. Forse non andranno in prigione, cosa ardua in Italia, ma almeno sapranno di essere disprezzati da tutti.

Questa gentaglia però è stata eletta, non viene da qualche remoto pianeta malvagio. Eletti per un posto di lavoro qualche tempo fa, ora più spesso per una promessa di posto di lavoro o per un contratto a tempo determinato da 6 mesi. Per qualche bolletta pagata, per un cellulare, per un pezzo di pane.

Si vende l’anima al diavolo, a poco prezzo, e poi non rimane che piangere.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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