Consigli al Pd

di Francesco Costa

Questa cosa delle assenze al voto sullo scudo fiscale è lo specchio di tutto il dilettantismo e l’improvvisazione con cui sono gestite le cose nel Pd. Ricapitolando, è successo che durante il voto decisivo su questa misura contestata e discutibile ci fossero ventidue deputati del Pd assenti, in un voto che ha visto la maggioranza prevalere per soli venti voti. Risultato: il finimondo. Ora, chiunque abbia un minimo di conoscenza della politica e delle cose parlamentari sa bene che la maggioranza non avrebbe mai chiesto il voto senza avere la certezza di vincerlo, e se i ventidue deputati del Pd fossero stati presenti il centrodestra avrebbe chiesto a tre deputati a caso di rientrare in aula o avrebbe chiesto di rinviare il voto. Inoltre, il Pd ha delle altre attenuanti: il voto si è tenuto in qualche modo a sorpresa, rispetto a quando era inizialmente previsto; il gruppo del Pd è tra i gruppi con la maggior percentuale di presenze e gli stessi ventidue assenti – fatta salva qualche eccezione, vedi alla voce Gaglione – sono tra i deputati con le percentuali più alte di partecipazione al voto. Questo non toglie che si sia trattato di un inciampo notevole, più mediatico che politico, e che se stai all’opposizione questo genere di situazioni è meglio evitarle, sempre e in ogni caso.

Quando il casino succede, però, ci sono due opzioni. La prima, che è quella che percorrerebbe un partito intelligente, è chiedere scusa ai propri elettori ma difendere la credibilità del gruppo parlamentare e del suo operato: dire che è stato uno spiacevole incidente di percorso ma che purtroppo sarebbe cambiato poco e che comunque il Pd svolge il suo lavoro la Camera con costanza e affidabilità. Fare che questa sia la linea, da dire in tutte le tv, in tutte le interviste, senza lasciare spazio ai sensi di colpa e soprattutto rispondendo colpo su colpo a chi su questo incidente mette in piedi la solita prevedibile e strumentale campagna anti-casta contro il gruppo parlamentare che la meriterebbe meno degli altri. La seconda opzione, che è quella che percorrerebbe un partito che basa le sue azioni sull’inseguimento degli umori della ggente – è quella che ha intrapreso il Pd: ammettere l’incidente, cospargersi il capo di cenere e fare giustizia, promettendo severi provvedimenti. A quel punto, però, le misure devono essere esemplari, draconiane. Se fai pubblica ammissione di colpa e avvii una cosa pomposa, solenne e imbarazzante come un’”istruttoria”, con un’apposita presidenza, un “supplemento d’indagine” e le “audizioni individuali” per poi comminare al massimo un richiamo verbale (della già ridicola multa di 400 euro non si parla più) aggiungi una nuova figuraccia a quella che hai già fatto. Avvitarsi in una cosa sciocca come questo sedicente processo non è destinato a portare niente di buono, in nessun caso. Poi dicono che servono persone di esperienza.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Andrea Ballabeni

    E’ probabile che con meno assenti del PD ci sarebbero stati meno assenti nella maggioranza.
    Pero’ in situazioni come questa non ci si puo permettere delle assenze. Per prima ragione perche’ non e’ del tutto scontato che non si possa ottenere una inaspettata maggioranza e per seconda ragione perche’ in queste occasioni e’ importante, dal punto di vista simbolico e mediatico, essere perfetti.
    I parlamentari devono dare l’esempio al resto del paese e devono seguire standard altissimi di professionalita e moralita.
    In queste occasioni non e’ possibile essere assenti se non per motivi di salute che siano veramente seri.
    Quel giorno i parlamentari non seriamente malati dovevano essere in aula perche’ non c’era altro posto al mondo dove avrebbero dovuto essere. L’unico posto dove avrebbero dovuto essere era l’aula.
    Personalmente sono per provvedimenti e misure draconiane. E’ soprattutto una questione di “accountability” e rigore etico e morale.

    Andrea

  2. Leo Perutz

    Il Sen.Marino forse intercettando il sentimento anti-casta o inseguendo gli umori della “ggente” ha proposto, tra le altre cose, nella sua mozione, un meccanismo di verifica delle attivita’ dei singoli onorevoli per selezionare i parlamentari che intendano, attraverso delle primarie, ricandidarsi alle elezioni, lasciando chiaramente capire che uno scarso o insufficiente impegno diretto e personale o il mancato raggiungimento di risultati, dovrebbero precludere la possibilita’ di ripresentarsi. Non ha caso, credo, e’ stato abbastanza tagliente nella valutazione di quanto accaduto.
    Costa, che per il Sen.Marino fa campagna attiva, sostiene oggi che certi “eventi” che coinvolgono il comportamento individuale di alcuni parlamentari in momenti politici topici, dovrebbero o essere valutati alla luce di considerazioni piu’ pragmatiche (“uno spiacevole incidente di percorso ma che purtroppo sarebbe cambiato poco”) oppure comportare effetti piu’ radicali, lasciando dialetticamente intendere che lui propende ampiamente per la prima opzione.
    Quello che mi lascia “disturbato”, come sostenitore di Marino, non e’ il parziale “allineamento” di Costa rispetto a certi punti della mozione Marino che indubbiamente si caratterizzano per la loro grossa potenzialita’ attrattiva ma questo smaccato e sacerdotale pragmatismo, frutto di quelle che lui ritiene intelligenti intuizioni “Spin” che spesso abbonda nelle sue analisi. Analisi che a mio avviso, si preoccupano di essere innanzitutto originali, “brillanti” e splendenti di per se, piuttosto che funzionali ad un progetto, ad un disegno politico ampio e virtuoso, capace di aggregare persone oltre i limiti oggettivi del partito. A volte mi viene da pensare che Costa abbia scelto Marino non tanto per affinita’ politiche ma perche’ l’apparato Marino e’ l’unico che gli consenta di praticare la sua particolare attivita’ speculativa. Conoscendolo un pochino Il Costa pensera’ che sono uno stalinista, glielo lascio pensare … vista il suo livello di conoscenza della storia dei partiti comunisti europei.
    Io vorrei dire semplicemente che se e’ vero che la seconda opzione e’ stata praticata in maniera maccheronica e scomposta e’ soprattutto vero che la prima, quella che Costa “Elefantinamente” propone su questo “Foglio” de iMille, sarebbe risultata inaccettabile, intollerabile, spudorata, soprattutto alla luce della legge elettorale della quale l’attuale parlamento e’ figlio. Insomma Costa, comprendi che, data la situazione, la credibilita’ di un partito si gioca anche sui dettagli e che un capogruppo o un dirigente di una opposizione in crisi di azione, di identita’ e di linea, non puo’ andare davanti alle telecamere e spiegare: ” Scusate, si e’ trattato di un incidente, i parlamentari che abbiamo scelto noi per voi, erano occupati altrove e non hanno potuto rappresentarvi … comunque non sarebbe cambiato niente eh! Perche’ quelli se vogliono vincono sempre!”
    Ecco, come dice Andrea sopra, sono queste concessioni al rigore etico, morale e politico del Costa che, come elettore di Marino, mi disturbano e mi impensieriscono. Perche’ la domanda sorge spontanea: ma se Marino diventa segretario … un Costa con queste idee, dove viene piazzato?
    Nulla di personale, eh!

  3. Capogruppo alla Camera. Ora che hai votato Marino al congresso possiamo dirlo. T’abbiamo fregato.

  4. Paolo

    Assoluzione de Gennaro Minniti si complimenta.

    Mai a sinistra un voto al PD!!!

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