C’è ancora un giudice a Berlino

di Tommaso Caldarelli

La Corte Costituzionale con una sentenza dalla portata ciclopica ha dichiarato l’incostituzionalità della legge 124/2008, il Lodo Alfano. E questo lo sappiamo tutti: ora tiriamo giù qualche riflessione.

Il migliore dei mondi possibili

L’incostituzionalità è stata rilevata sia parametrata all’articolo 3 della Costituzione, sia all’articolo 138: in sostanza il vizio è nel merito e nel metodo. Nel merito: la legge introduce una irrazionale discrepanza fra le posizioni giuridiche dei cittadini comuni e quelle dei “magnifici 4″ protetti dalla legge, e questo attenta all’uguaglianza formale sancita dall’articolo 3. Nel metodo: una disciplina del genere dovrebbe essere introdotta con riforma costituzionale, con tutti gli appesantimenti e i maggiori controlli che questo comporta. E’ lo scenario peggiore per la posizione del premier: la sua tesi è stata appallottolata e cestinata, la norma scritta dai suoi, su misura per lui, è stata strappata via dall’ordinamento, i suoi processi riprenderanno da domani stesso. Per chi si oppone a Berlusconi, è una vittoria su tutta la linea. A Silvio è andata veramente veramente male.

Sussulto di orgoglio

Una decisione molto sorprendente se si pensa che la Corte con il Cavaliere è sempre stata tiepidina, sempre attenta a non impicciarsi troppo, sempre pronta a nicchiare, a dire a metà, a limare e lasciar correre. Così nella vicenda Mediaset-conflitto di interessi, in cui per 3 volte (1988, 1994, 2002) i giudici avevano concesso tempo al governo per risolvere la situazione per via legale. Così per quanto riguardò il lodo Schifani, in cui la Corte rigettò approvando, o approvò ma dovette rigettare: infatti essa disse che l’intento che la legge si prefiggeva (sostanzialmente lo stesso del lodo Alfano), era ammirevole, ma che scritto in quel modo non si poteva proprio fare: in allegato una breve lista di quello che il governo avrebbe dovuto correggere per rendere la legge conforme a Costituzione. E siamo arrivati ad oggi.

Spararle veramente grosse

A mio parere (a-mio-parere) il problema è che le parti civili (Silvio Berlusconi in quanto cittadino), e l’Avvocatura dello Stato (Silvio Berlusconi in quanto primo ministro – ehi, ma è la stessa persona! Strano!) si sono avventurate per terreni accidentati e pericolosi. Niccolò Ghedini ha usato quella che il Times ha definito una “impostazione Orwelliana”: la legge è uguale per tutti, ma l’applicazione è diversa per eletti e non eletti. Ovvero, per alcuni la legge esiste ma non vale. Allo stesso modo Gaetano Pecorella ha sostenuto che il Premier debba avere la più ampia garanzia perchè oramai “è eletto dal popolo, e la nuova legge elettorale sostanzialmente cambia la forma di governo del nostro paese”.
Davanti a queste argomentazioni, la Corte era a un bivio: o piegare la testa, e quindi avallare queste tesi, o rifiutarsi di mettere per iscritto e firmare cretinate. Il punto è che queste tesi appaiono inconsistenti, per il semplice fatto che non stanno scritte da nessuna parte, e in particolare se cercate in Costituzione non le troverete. Il fatto che la legge abbia due livelli di applicazione è palesemente in contrasto con l’articolo 3, comma uno, la solita uguaglianza formale; il fatto che il nostro Stato sia diventato una forma presidenziale diversa dalla parlamentare per effetto di una qualunque legge elettorale poi è enorme. La nostra Costituzione, rigida fino a prova contraria – che speriamo non arrivi mai – istituisce una forma di Governo parlamentare: sostenere davanti alla Corte che essa è cambiata implicitamente, come suggeritoci dal Compagno Gastaldi in uno dei suoi commenti, è una mossa non esattamente da aquile.
Anche l’argomento per cui tutti ora si ritengono offesi e si indignano, cioè l’incostituzionalità ex articolo 138 (riforma costituzionale), è poco saldo: questi dicono che la Corte, nel cassare il lodo Schifani, non aveva detto esplicitamente che il problema era la gerarchia delle fonti. Ma ciò era ampiamente deducibile: il lodo Schifani era incostituzionale, dunque per una disciplina identica serve una riforma costituzionale. Di più: esso era incostituzionale perchè tentava di derogare all’articolo 3, che è un principio supremo dell’ordinamento. Per la Corte questo vuol dire che anche su una eventuale riforma costituzionale essa si riserva di sollevare dei dubbi, e di bloccare l’eventuale procedimento.

Spararle ancora più grosse

La Corte quindi ha avuto compassione di se stessa e ha agito come doveva. Forse è per questo che, secondo Gasparri, Gelmini, Bonaiuti, Ghedini e lo stesso Berlusconi, essa è immediatamente decaduta dal suo ruolo di garanzia. Questa è la nota abitudine per cui l’arbitro è bravo solo quando ti da ragione, e quando concede il rigore agli altri è proprio un venduto. Inoltre, per Berlusconi, il Presidente della Repubblica è un vecchio comunista (era tempo che voleva dirlo, gli si leggeva in faccia, l’ha detto finalmente), e la Corte è piena di giudici nominati da Presidenti della Repubblica comunisti che sono 15 anni che armano il fortino rosso di piazza del Quirinale.
Bossi afferma che se tutto questo andrà ad intaccare il procedimento del federalismo, loro prenderanno le armi. Precedentemente aveva affermato che la Corte doveva stare attenta a non urtare il volere del popolo. E altre amenità del genere.
Amenità inascoltabili, eversive, e che in qualunque paese del mondo avrebbero determinato una sollevazione popolare con immediate dimissioni del soggetto e damnatio memoriae perenne e perpetua, e così sia. Ma quest’argomento mi sta venendo a noia.

Spararle troppo grosse

Tempo fa, in un vecchio post sul blog di Francesco Costa (che ho voglia di andare a recuperare :) ), discutevamo su quanto fosse realistico l’avvento di una dittatura nel nostro paese. Il Costa giustamente rispose che il problema non si poneva, perchè il mondo moderno, la situazione internazionale, la Nato e l’Europa non avrebbero mai permesso che questo succedesse.
Bene: questo vuol dire che se non ci fossero gli altri, tolto il contesto quindi, noi saremmo pronti per una dittatura. Gli elementi ci sono tutti: una crisi economica folgorante, il debito pubblico europeo con meno speranze di rientrare a livelli normali nel breve periodo, un governo dai poteri debordanti e abusati che gode di un innaturale consenso sulla persona del leader, creato da anni di cultura televisiva ammazza-neuroni e tenuto in vita ogni giorno da una informazione barzelletta, con una opposizione impegnata in una dialettica interna senza fini ne frutti, incapace di fare fronte comune, per di più odiata dal paese e che, in fondo in fondo, questo paese non lo capisce, non lo ha mai capito e non gli interessa neanche tanto, di capirlo: ciliegina, badilate di fango ogni volta che è possibile sugli organi di garanzia, Corte Costituzionale e Capo dello Stato. La Repubblica di Weimar non è molto lontana da qui, e in quel caso non andò a finire molto bene.

E ora?

E ora il Processo Mills riparte. Senza lo scudo Alfano il premier è solo davanti ai giudici di Milano, e rischia da tre a otto anni di galera: corruzione in atti giudiziari. Dice che dedicherà alcune delle sue ore per presentarsi davanti al giudizio e mettere la parola fine a queste “autentiche farse” che dei giudici comunisti gli sventolano addosso per fargli perdere tempo. Bene, una cosa normale, cioè. Come faremmo tutti, cioè.
Ma nelle sue parole rintracciamo altri elementi. Primo, il prossimo passo sarà quello di mettere mano al meccanismo di funzionamento della Corte Costituzionale, al meccanismo di elezione dei giudici supremi. Secondo, c’è ancora un’altra carta che il Premier può giocare: la riforma dell’ordinamento giudiziario che il fido Alfano sta da tempo elaborando. Qui potrebbe trovare luogo un complessivo riordino della materia, con chissà quali effetti (depenalizzazioni? interventi sui termini di prescrizione? ricusazione dei giudici? tutto è possibile). L’attenzione, a parer mio, servirà ancora alta, nei prossimi giorni.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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2 Commenti

  1. D’accordo su quasi tutto, soprattutto sulla soddisfazione per la sentenza, che leggeremo attentamente al piu’ presto.
    Due commenti:
    1) la corte non aveva escluso che ci fossero altri problemi di costituzionalità non esplicitati nel 2004.

    2) comunque la nostra forma di governo, nei fatti, è cambiata. Il nostro non è piu’ – per prassi – un regime parlamentare, da quindici anni a questa parte. Questo non vuole dire che il presidente del consiglio debba godere di una sospensione dei processi. Comunque, comunque il nostro è un sistema che è nei fatti cambiato. Dovremmo cambiare opportunamente anche i famosi pesi e contrappesi, one day.

  2. Tc

    già. per esempio abolendo il decreto legge. in una forma di governo presidenziale non esiste.

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