I dati ufficiali non sono ancora stati comunicati, ma il dato politico è oramai chiaro: Bersani è il nuovo segretario con circa il 50% dei voti, Franceschini è secondo con il 35% e Marino arriva forse al 15%. Ovviamente i numeri esatti si potranno sapere quando sarà terminato lo spoglio di tutte le schede e soprattutto il complicato conteggio dei seggi che attribuisce i delegati all’assemblea nazionale, quelli che poi eleggono (o acclamano a seconda del risultato) il segretario.
Ma percento di più o percento di meno il dato non cambia.
Bersani ha vinto, ha circa il 50% dei simpatizzanti, e poco cambia se dovesse avere il 50%+1 o il 50%-1 dei delegati. E giustamente ieri sera quando i dati davano Bersani attestarsi intorno al 50% con uno scarto enorme dal secondo, tutti hanno riconosciuto Bersani vincitore. Come succede nelle elezioni politiche di tutto il mondo e come è ancora più normale per elezioni interne di un partito. Così lo “spettro” di una situazione tipo PS francese è stato scongiurato (con Aubry segretario eletta per pochi voti contro Royal e un seguito di infinite contestazioni, accuse reciproche e naturali sconfitte elettorali e annientamento del partito) e questo ci fa sperare che almeno per un periodo ragionevolmente lungo la leadership del partito sia stabile. Una leadership che avrà speriamo onori per le vittorie e oneri per le sconfitte, che non sarà da giudicarsi nei prossimi mesi ma nei prossimi anni. Quattro anni per portare il PD a vincere le elezioni e soprattutto a formare in caso di vittoria un governo duraturo che possa incidere culturalmente e socialmente nel paese. Una presa di responsabilità speriamo nel medio periodo.
Franceschini ha perso. Diciamolo francamente. Per il segretario in carica, erede del primo segretario che aveva preso un numero enorme di voti nel 2007, erede e co-autore sia della gestione pratica si di quella “ideale” di modello di partito e di modello di opposizione, un risultato intorno al 35% è una sconfitta netta e sonora. A lui non mancavano né i mezzi (come non mancavano a Bersani ma forse un po’ a Marino), né il tempo di preparazione, né la possibilità di dettare i temi. E’ invece stata alla fine la brutta copia del veltronismo, si è fidato dell’endorsment di Repubblica restando intrappolato tra l’incudine e il martello. Ovvero tra la “sicurezza” di Bersani e la “scommessa” di Marino. E così non decolla e resta inchiodato. Abile nelle trasmissioni televisive e nei comizi, pero’ lascia alla fine ogni volta, anche dopo aver scaldato i cuori, come in occasione della Convenzione Nazionale per esempio, un senso di vuoto.
Marino, l’outsider che tutti speravamo come in un sogno vedersi imporre, non ha sfondato (né ovviamente vinto come nessuno poteva onestamente credere) ma non ha fallito. Ha avuto soprattutto, al di là di un risultato che giudicherei buono, due meriti principali. Il primo: la sua stessa candidatura ha dato vigore alla campagna, motivando i due candidati più conosciuti a mettersi in gioco, ha reso la corsa per la segreteria del PD qualcosa di più che, mediaticamente parlando, una contrapposizione tra ex-DS ed ex-margherita (o tra socialdemocratici e cattolici-popolari). Ha reso la campagna veramente una campagna per il PD. Una campagna che è stata rilanciata perché da una parte Franceschini ha dovuto darsi più slancio come innovatore per non farsi troppo scavalcare da Marino, e dall’altra Bersani ha dovuto modernizzarsi di più (pensiamo alla green economy) e soprattutto diventare più genuinamente “di sinistra”, per non farsi, paradossalmente, scavalcare da Marino. Il secondo, e più importante, merito è stato quello di aver dettato i temi della campagna elettorale: non solo laicità (ma certamente anche laicità), ma problemi energetici, del lavoro, dei diritti della persona. Ha rimesso al centro del dibattito culturale progressista la questione dell’uguaglianza e del merito. Dopo anni passati a interrogarsi su caminetti e alleanze, ha avuto il merito di portare un po’ di contenuti attuali nel dibattito politico del PD e quindi dell’Italia.
Una nota di speranza infine: vedere Romano Prodi (che ha votato online da New York) sorridente e felice per la grande partecipazione delle primarie. Perché forse saranno le ultime primarie “casarecce” ma non saranno le ultime primarie popolari. Bersani, che non è uno stupido, sa bene che la partecipazione del popolo della sinistra alla scelta del suo leader è un forte richiamo identitario, è la base di quella differenza tra il modello sociale e culturale partecipativo democratico e quello del capo unico che paga, impone e dispone della destra.



















amen
ripeto, ad armi pari secondo me il successo era uno sfondamento.
per il pd mi preoccupa che gli elettori di Marino sia esterni in maggioranza al partito (addirittura elettori di IdV, aaaah…)
meglio Bersani di Franceschini, almeno lui non sfascia partiti di mestiere.
Boh, mica ti capisco, Riccardo.
Marino stesso disse che un risultato sotto il 20% non lo avrebbe considerato un successo.
Quanto alla grande partecipazione io non la vedo. Anzi conto 900.000 (novecentomila) votanti in meno.
Quanto ai capi unici che pagano, la gente brava col calcolatore mi facesse il conto di quanto del “netto vantaggio” di Bersani viene appunto dai voti comprati in Calabria, Campania e compagnia. Ma davvero adesso il messaggio è di dire: viva Bersani perché TANTA GENTE lo ha votato? Magari inventiamoci pure tanti giovani, arrivati per la prima volta al PD, attirati da una campagna aperta verso gli esterni, verso la società civile?…
E dai! Io non ho visto questo. Ho visto gli ultimi rantoli di un conflitto tra apparati fuori dal tempo, fuori dal mondo.
E per fortuna che c’era Marino.
Marino è stato votato da una MAREA di gente come me ovvero gente che ha voluto dare ad un partito moribondo un ultima chance. Gente che ha portato alle primarie altre persone che non ci sarebbero andate. Questa gente è già via e non date per scontato che rivoterà PD alle regionali o alle politiche.
O Bersani fa qualcosa di eclatante (che so, espellere i fascisti omofobi dal partito, tanto per dirne una) oppure il PD implode.
E, ripeto, per l’implosione non serve niente di meglio che considerare quasi un milione di elettori in meno come un successo e immaginare la squadra di Bersani (La Ganga, Loiero, Bassolino, D’Alema.. e via delinquendo) come quello che ci vuole per tornare a parlare alla gente che non vive di politica.
Bacioni
G.
goffredo, il messaggio non è proprio “viva bersani perché tanta gente lo ha votato” ma l’oggettività (bersani ha vinto con un ampio margine). Sull’origine del voto tralasciamo, in ogni modo ha vinto anche in zone non “sospette”. E comunque sappiamo bene che il “sospetto” nasce da una visione di un certo atteggiamento al voto un po’ di parte … ma insomma sono commenti e non ho lo spazio (e il tempo ora) per dilungarmi sulla tipologia di voto in certe regioni d’italia.
Per farla breve, bersani ha vinto secondo me anche al netto di un certo tipo di voto (ah perché non è mancato neanche a franck non ti preoccupare …) per risponderti direttamente.
Sull’implosione ovviamente mi auguro di no …. stiamo qui per questo
La partecipazione e’ stata stroardinaria, non conosco nessun partito al mondo che sappia mobilitare tante persone non solo per votare nei gazebo, ma anche per discutere e confrontarsi nei circoli. Il dato politico relativo Bersani lo ha sottolineato Riccardo; quello per Marino secondo me non sta tanto in un risultato largamente sotto le aspettative espresse dello stesso Marino, ma nel riconoscimento del fatto che i temi che hanno definito la sua candidatura (laicita’, diritti civili) sono assolutamente marginali nell’ elettorato della sinistra. Sono marginali e quasi trascurabili nel partito, e lo sono ancora di piu’ tra chi ha votato alle primarie nonostante proprio su questo si siano mobilitati, come veniva ricordato, radicali e dipietrini ceh sono andati compatti a votare Marino.
Insomma, la favola che si perderebbero voti “a sinistra” a causa di posizioni troppo moderate sui temi eticamente sensibili e’, appunto, una favola. Considerando anche che chi non ci vota come partito per quei temi, ma e’ comunque venuto a votare Marino alle primarie, ci votera’ poi nella coalizione. Paradossalmente, il risultato politico della candidatura di Marino e’ un rafforzamento politico delle posizioni cattoliche moderate nelle posizioni del centrosinistra. Questo succede, a lasciar far politica a chi non sa farla.
La partecipazione e’ stata straordinaria.
900.000 elettori persi in due anni.
Decidiamoci. Le analisi partano da dati di fatto sennò tanto vale andare a Porta a Porta.
G.
PS: ero al seggio Acli, Riccà! Lo so dei voti a zio Franck e m’hanno pure coglionato un paio di volte… Son troppo ingenuo…
Concordo con l’analisi di Riccardo ed anche con alcune note critiche di Goffredo, soprattutto quando parla della necessita’ per Bersani di fare qualcosa di “eclatante” per rendere elettori quella schiera di persone che domenica sono arrivate ai gazebo senza prendersi pero’ l’impegno di tornare un giorno ai seggi elettorali.
E’ vero: l’agente Marino e’ stato l’additivo che ha trasformato geneticamente questa campagna per le primarie. Doveva essere cosi’ e cosi e’ stato. Obiettivo raggiunto. Ed e’ per questo che i 3 milioni di persone risultano un successo: nel 2007 l’operazione primarie era stata puramente “sentimentale”, non politica, quando opportunamente si presento’ al paese un bamboccione, non un ventaglio di candidati segretari, nel quale anche le zie suore potessero riconoscere il nipote prediletto.
Le considerazioni sul 15% di Marino lasciano il tempo che trovano perche’(almeno per me) e’ sempre stato chiaro che il difficile sarebbe arrivato adesso: che fare di questi voti, qualunqe fosse stata la loro entita’?
Giustamente, come dice Riccardo, a Bersani la leadership con annessi e connessi ma a Marino l’obbligo di investire il capitale raccolto. Un obbligo dal quale non puo’ tirarsi indietro.
La mia paura invece e’ che i soliti “professionisti della sconfitta” stiano gia’ preparandosi all’abbandono nave (di Marino) e si siano messi gia’ in caccia di qualcun altro al quale vendere le proprie infallibili ma complicate ricette con le quali cucinare il proprio saporitissimo isolamento. Arrivati al 27 il loro silenzio e’ assordante. Sentiamo che dice il senatore oggi alle 15:30.
Saluti.
Grande e straordinaria partecipazione ma perdiamo, se va bene, mezzo milione di voti rispetto al 2007, se poi consideriamo che la base elettorale è stata allargata (dai sedicenni agli extraconunitari) il dato è ancora più pesante. Se vogliamo dirla in altro modo è andato a votare lo “zoccolo duro” dell’elettorato PD e malgrado Marino non c’è stato un recupero di quegli elettori che hanno abbandonato il PD. Il risultato (scarso, insufficiente)di Marino pone una domanda che dovrà trovare risposta. La domanda riguarda se e come stare e con quale obiettivo dentro al PD. Ovviamente sto parlando del collettivo che a tutti i livelli ha lavorato per l’affermarsi della mozione. I mariniani continueranno con le esperienze già viste delle “carovane” dei “piombini” o si daranno l’obiettivo di cambiare i rapporti di forza dentro al partito con una lunga marcia di avvicinamento al prossimo congresso per poi mettere in campo una proposta e una leadership più “strutturata”, capace di lavorare dentro al partito per la conquista del consenso?
Insomma Marino e i mariniani ora devono parlare e dire dove vogliono andare.
molte analisi condivisibili. Aspettando cosa dirà Marino più tardi, aggiungo un dato. Ero al seggio domenica 25, e ho notato la bassa, anzi bassissima percentuale di giovani (16-30) tra i partecipanti al voto. Molti anzianni, molti capelli bianchi o grigi. Questo mi sembra preoccupante.
Marino e i mariniani sono gia’ arrivati. Sono riusciti ad ufficializzare il carattere minoritario se non marginale dell’ interesse sui temi a loro cari, e hanno dimostrato di non avere alcuna capacita’ di trazione sul territorio: nessun segretario regionale appartiene alla loro corrente, e nessun loro candidato ci e’ andato nemmeno vicino.
Un altra delle tante, tristi meteore della sinistra italiana, dopo Serracchiani, Soru, Veltroni, Cofferati….
Ma niente paura, tra una settimana Valter Gallo ci dira’ chi e’ il nuovo eroe del mese.
Per smentire Gianni basterebbero azioni concrete per disintegrare sul nascere l’idea che il movimento sorto intorno alla candidatura di Marino fosse ad personam. Io ho fatto campagna per Ignazio Marino ma non sono certamente un Mariniano.
Il primo segnale potrebbe essere quello di ufficializzare che Marino non si ripresenterà mai in futuro la sua candidatura a segretario del partito.
Saluti
G.
Cosa fa, va in Africa?
Boh, basta che non si ripresenti. Mica so esattamente dove stanno Gore e Kerry in questo momento. So dove è chi è venuto dopo di loro.
G.