di Marco Simoni (per l’Unità)
Per arrivare a Ventotene continua a esser necessaria una qualche volontà. Da Roma si deve salire su uno di quei treni a bassa velocità che avrebbero bisogno di maggior cura, per attendere il traghetto nel porto di Formia senza alcun riparo dal sole. Ventotto anni fa, quando Altiero Spinelli vi fondò l’Istituto di Studi Federalisti che ora porta il suo nome, Ventotene era ancora più irraggiungibile. Solo tre “barche” a settimana la collegavano alla terraferma e quando il mare era grosso non si poteva lasciare il porto dell’isola. Sono qui per discutere del futuro dell’Europa, proprio in questi giorni in cui il nostro giornale viene aggredito dall’uomo più potente e prepotente d’Italia, che attacca in maniera feroce, e spesso efficace, come dimostra il caso Boffo, chiunque non si pieghi al suo incedere. Ventotene è un simbolo di tenacia, di resistenza e della forza delle idee. Tra i 20 e i 36 anni Altiero Spinelli è stato prigioniero del fascismo, di cui gli ultimi quattro anni al confino su quest’isola. Sedici anni di giovane età adulta senza libertà, un’eternità che nella frenesia della nostra modernità farebbero precipitare nella depressione senza speranze. Invece, proprio quando tutto sembrava perduto, Hitler aveva sconfitto la Francia, invaso l’Unione Sovietica e la sua vittoria sembrava imminente, Spinelli scrisse – nel 1941, assieme ad Ernesto Rossi – il Manifesto di Ventotene, in cui espose in maniera compiuta la formidabile idea politica di una federazione di stati europei come baluardo di pace e strumento di crescita. Un’idea che dalla Liberazione in poi Spinelli ha continuato a perseguire, contribuendo ai passi che hanno portato dalle macerie della guerra, all’attuale Europa allargata.
Negli ultimi ventotto anni, il cuore di quell’idea, la visione di una federazione che non si accontenti di un mercato e di una moneta, ma sia capace di rafforzare i luoghi decisionali sovranazionali, dando senso politico alla comunanza di destini che unisce i popoli europei, è stata curata e coltivata con costanza e serietà dall’istituto Spinelli. L’impegno dei suoi soci, guidati per anni da Guido Montani, professore di Pavia, e ora dal presidente Lucio Levi, professore di Torino, ha garantito non solo celebrazioni e ricorrenze – la più recente delle quali è stata il primo impegno pubblico del presidente Napolitano – ma soprattutto una settimana l’anno di seminari per circa duecento studenti da tutta Europa, non per imparare una dottrina, ma per confrontare idee. Più recentemente, in appendice alla settimana per i giovani, si organizza un altro seminario dove studiosi, funzionari e politici si confrontano sul tema del futuro dell’Europa in maniera meno rigida e strutturata rispetto alle consuete conferenze accademiche e alle discussioni ufficiali.
E’ un lavoro lento e costante, che serve a far circolare il pensiero e continuare a cercare, da questa periferia dell’Europa, una visione. E’ un lavoro che non si aspetta risultati immediati, e cui non seguono roboanti dichiarazioni, in un’isola che dunque sembra, nel suo isolamento e nella sua semplicità, l’opposto del modello berlusconiano. Ventotene, il suo presente e la sua memoria, ci ricorda che le burrasche sono temporanee – per quanto lunghe – e non bisogna mai smettere di pensare e costruire il futuro.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






