Scopriamo le carte della Gelmini

di Marco Campione

Il Ministro Gelmini ha rilasciato un’intervista al Direttore di Tuttoscuola (alcune anticipazioni qui e qui, ma anche qui). A parte la questione di stretta attualità del precariato, in estrema sintesi, si preannunciano tre iniziative: premi agli studenti migliori, carriera per gli insegnanti (con conseguente valorizzazione economica e di status) e finanziamenti alle scuole in base alla valutazione. Le anticipazioni non dicono molto su come il Governo vorrà mettere in pratica questi propositi e dunque il “giudizio” (il mio sicuramente, ma anche – spero – quello di chi non vuole giudicare, positivamente o negativamente, per partito preso) è sospeso.

Tre cose sulla base di quanto detto dal Ministro nell’intervista però si possono dire.

I premi agli studenti migliori già ci sono: in cosa consiste la novità? Verranno dati più soldi? Se così fosse, non ci sarebbe che da rallegrarsene, ma siamo evidentemente di fronte ad una mossa quasi esclusivamente propagandistica.

La carriera docente, se svincolata da una riflessione più complessiva sullo stato giuridico, sull’aggiornamento obbligatorio, sulla formazione iniziale e il reclutamento, è una proposta che non ha senso. Diro di più: continuare a procedere per compartimenti stagni, come sta facendo il Governo può fare dei danni. Come si fa ad esempio a separare la formazione iniziale dal reclutamento? Eppure Gelmini ha deciso di procedere così: emanando il regolamento figlio dei lavori della Commissione Israel e al contempo – prima della pausa estiva e con il pretesto dell’esame di dialetto – avallando (propiziando?) l’affossamento del Ddl Aprea, che aveva nella riforma del reclutamento una delle sue principali novità.

A proposito: a pensar male, quello del Ministro sembra solo un annuncio fatto per rispondere alle (poche) critiche che le sono arrivate per lo stop al Ddl, che era arrivato ad un buon livello di approfondimento in VII Commissione. Il Ministro si è data (e ha dato ai Sindacati) sei mesi di tempo. Ma se – giustamente – c’è tanta fretta, perché non incardinare queste “nuove” proposte in una discussione parlamentare già avviata da più di un anno? Solo perché settori dell’opposizione erano pronti al dialogo con la maggioranza? Spero di no. Solo per non dare soddisfazione e visibilità al Presidente della VII Commissione? Peggio mi sento. Se proprio il Governo voleva prendersi più tempo, avrebbe potuto utilizzarlo non per ricominciare a tessere una tela che di notte qualcuno distruggerà, ma per introdurre ciò che manca al Ddl Aprea; faccio tre esempi (per ognuno dei quali servirebbe un approfondimento, ma non è questa la sede): una migliore definizione delle reti di scuole alle quali si assegnano giustamente funzioni maggiori; limitare le funzioni del Ministero a quelle di controllo monitoraggio e valutazione del sistema; il nodo del finanziamento delle scuole e delle reti.

E così veniamo al terzo annuncio. Afferma il Ministro: “[vogliamo] incentivare le scuole meglio organizzate e che migliorano di più i livelli di apprendimento dei propri studenti, tenendo conto dei punti di partenza. Daremo loro più risorse e mezzi per offrire un servizio sempre migliore”. Questa – se introdota – sarebbe invece una novità vera. Se ne parla da molto tempo e l’Invalsi ha prodotto numeroso materiale su come si potrebe fare (tra questi, vale la pena citare il testo di Checchi, Ichino e Vittadini). Fino ad ora ci si è limitati agli annunci, ma se il Governo volesse fare finalmente sul serio non ci sarebbe che da applaudire e sostenere. Potrebbe essere infatti l’innovazione che dà inizio a quella rivoluzione prima di tutto organizzativa di cui la scuola ha urgente bisogno. Potrebbe avere sul medio periodo lo stesso effetto vela per il cambiamento che (pur con i suoi limiti) ha avuto l’autonomia scolastica. E ne sarebbe, a mio avviso, il suo naturale completamento.

Ovviamente, lo ripeto, il mio giudizio è sospeso fino a quando non saranno più chiari i dettagli. Mica per altro: giusto per controllare che non ci si nasconda qualche diavoletto, che – si sa – nei dettagli ci sguazza. Ma comunque una preghiera vale la pena di aggiungerla. Chi scrive – è noto – non ha votato per questo Governo, anzi. E se devo giudicare dai precedenti, siamo di fronte all’ennesimo bluff. Ma quando un avversario bluffa la risposta a casa mia è “vedo”. La preghiera è quindi ai sindacati e alla mia parte politica perché vada a vedere il bluff: ci guadagneremo tutti.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Grande chiusa.

    Smascherarli e tenerli sul punto. Questo dovrebbero fare l’opposizione ed i sindacati.

  2. Francesco Cerisoli

    Se vedi il mio contributo poco piu’ sotto, facciamo le stesse conclusioni. C On la differenza che i precari della ricerca dai sindacati non possono aspettarsi nulla di nulla: per loro, semplicemente, non esistiamo. Pero’ il PD potrebbe davvero affidarsi a coloro che i problemi li viviono dal di dentro, invece che nominare inutili responsabili nazioonali che nel migliore sparano dalla turris eburnea una sentenza ogni tre mesi riportata dall’Unita’ in 16ma pagina e poi silenzio. Brutta cosa se una classe dirigente non e’capace ne’ di governare, ne’ di fare opposizione…

  3. Concordo con una precisazione. Nel mondo della scuola esiste da sempre una “corrente di pensiero” che sostiene che solo gli insegnanti possono occuparsi di scuola e di politica scolastica. E’ una “corrente” che ha alcune ragioni e soprattutto che è giustificata dal fatto che è esasperata dal vedere che la scuola sembra la nazionale di calcio: siam tutti CT.
    Però questo modo di pensare (come ho scritto qui e nei relativi commenti) nasconde anche un certo corporativismo della categoria che si riflette anche sui sindacati che la rappresentano.

    Per questo più che di “coloro che i problemi li vivono dal di dentro” parlerei di “coloro che la realtà la conosco bene”.

    E aggiungo una considerazione: l’atteggiamento del Pd non è figlio di ignoranza o di sindrome della torre d’avorio, ma di una subalternità (in questo caso soprattutto, ma non esclusivamente, ai sindacati) che dura da almeno dieci anni (fallimento dell’esperienza berlingueriana).

    Subalternità che ci porta (me per primo) a chiedere disperatamente di andare a vedere le carte della Gelmini, quando in realtà un partito politico dovrebbe soprattutto distribuire le proprie di carte…

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