E’ forse “colpa” del rumore delle proteste dei precari della scuola, ma dal luglio scorso, quando il Ministro Gelmini annunciò un “pacchetto” di provvedimenti sull’Università, il dibattito politico sembra aver messo in soffitta le riforme di Università e Ricerca.
Cominciamo dalla prima delle questioni urgenti: i concorsi sono bloccati da quasi due anni perché non vengono indette le elezioni per costituire le commissioni. Esattamente dalla prima sessione del 2008, essendo nel frattempo intervenuta la riforma contenuta nel DL180, gli ormai mitici 4000 posti da ricercatore dei quali il Ministro si attribuisce la paternità non sono che ipotesi di posti. Considerato che ci sono alcune decine di migliaia di precari della ricerca che hanno come ultima possibilità prima dell’espatrio proprio questa manciata di concorsi, non si capisce il generale disinteresse per la questione da parte di media ed opposizione.
Seconda questione in ordine d’importanza, ma non meno urgente, è quella finanziaria. Gran parte dei mitici 4000 posti ha infatti una copertura finanziaria garantita dalla finanziaria 2007, quando vennero istituiti ai tempi dell’ultimo governo Prodi. Purtroppo il Ministero non ha adottato i provvedimenti legislativi per utilizzare tali fondi. Dato che per legge i soldi vengono ripresi dal Ministero dell’Economia se entro 3 anni dal loro stanziamento non sono stati utilizzati, l’inerzia del Ministero rischia concretamente di buttare dalla finestra tra 2000 e 3000 dei mitici 4000 posti.
Terzo aspetto: come verranno assegnati i posti? La riforma introdotta dal DL180 dice chiaramente che i candidati dovranno essere giudicati in base alla loro produzione scientifica, essendo state abolite le prove orali e scritte che sono state molto spesso manipolate, in passato, per promuovere i peggiori a spese dei migliori. Purtroppo il Parlamento nella legge ha lasciato due vistosi “buchi” attraverso i quali si sono subito gettate le baronie accademiche: da una parte ci si è (volutamente) scordati di abolire la possibilità da parte delle Facoltà che bandiscono di introdurre tetti massimi alle pubblicazioni che i candidati possono presentare per attestare il loro valore. Il risultato è che i bandi usciti dopo l’introduzione della riforma prevedono limiti massimi anche di solo 3 (tre!) pubblicazioni. Molto probabilmente per favorire candidati che hanno poche pubblicazioni, alla faccia della selezione dei migliori.
Inoltre nella legge si accenna ad un colloquio in cui il candidato è tenuto ad illustrare i propri titoli alla commissione, che in alcuni bandi si trasforma invece in una vera e proria prova alla quale e’ lecito sospettare verrà riservata un particolare “peso”.
Ce n’è quindi abbastanza per richiamare gli Atenei ma soprattutto il Ministro Gelmini a rendere conto degli strombazzati annunci di rinnovamento e meritocrazia: un’opposizione democratica ha il dovere di incalzare un Governo inadempiente sul terreno delle azioni concrete che esso (non) intraprende, specie quando riguardano la vita di un numero non indifferente di persone e, soprattutto, la sopravvivenza di un comparto fondamentale per lo sviluppo del Paese.iMille.org – Direttore Raoul Minetti
– 09/09/2009Pubblicato in:





Naturalmente sono d’accordo con quanto afferma Francesco nel suo articolo molto ben scritto e documentato. E’ da sottolineare anche come la Gelmini abbia più volte promesso nei mesi scorsi di presentare in Parlamento un ddl omnicomprensivo sull’Università. Di questo DDL sono girate tante bozze su Internet, nelle Accademie, perfino in qualche redazione di giornale. L’unico posto in cui il DDL non è ancora arrivato è il Parlamento, ma sappiamo dell’ambizione di Berlusconi di durare 5 anni, quindi che fretta c’è? AAA riforme annunciasi.
Un settembre di fuoco accademico, direi. Ne discuteremo anche alla conferenza della VIA a Manchester il 21 settembre prossimo
Sarebbe l’ora che il PD cominciasse a fare opposizione e strappasse questo scenario di menzogne vendute per riforme
mi piace quando France s’arrabbia
L’idea di togliere il limite alle pubblicazioni va bene, cosi’ pure quella di tolgiere i concorsi, pero’ come “avvocato del diavolo”, dico che questo non mi blocchera’ dall’assumere mio “cugino” invece di uno che ha la migliore reputazione nel settore. A parte che con questi stipendi dubito che accetti il lavoro, comunque, a me piace paragonare il prof. come all’allenatore di calcio che con il budget a lui affidato deve procurarsi i giocatori per vincere lo scudetto: e’ chiaro che se perde, a fine stagione viene retrocesso. Questo e’ il meccanismo di base e cioe’ tagliare la testa a chi sbaglia, altrimenti quando le cose vanno male, iniziano a darsi la colpa l’un con l’altro e alla fine non si capisce piu’ tanto bene cosa sia successo. Questo meccanismo, giusto o sbagliato, spinge il responsabile a fare del proprio meglio per raggiungere l’obiettivo, altrimenti, sa gia’ a priori che sara’ il primo a saltare.