La scuola, senza politica

Poi c’è la questione del tetto stranieri. Questa è la più bella di tutte: insomma, siete passati in dieci mesi dalla classe ponte con 30 stranieri alla classe tetto con un massimo del 30% di stranieri. Che per carità, io potrei anche dirmi d’accordo. Ma parlarne in un’intervista a settembre che senso ha, esattamente? Le classi le abbiamo chiuse in agosto, quindi è un po’ come scrivere a Babbo Natale in gennaio. Ministro, ma si vuol mettere nei panni del genitore che (1) va a leggere la lista dei compagni del figlio, (2) trova venti nomi che non riesce a pronunciare, (3) chiede al Preside ehi cosa sta succedendo, un’invasione? (4) il Preside gli alza le spalle in faccia (5) lui torna a casa un po’ sconsolato, apre il Corriere (6) Sul Corriere c’è la simpatica Ministro che dice che introdurrà un tetto del 30% agli stranieri, ma non subito, eh no, dal prossimo anno, perché non c’erano “i tempi tecnici”? Cioè, il tempo tecnico per liquidare sedicimila insegnanti c’era, ma il tempo tecnico per spedire una circolare ai presidi di tre righe “siete pregati di non comporre classi con più del 30% di studenti stranieri” no? Però c’era il tempo tecnico per parlarne in un’intervista al Corriere. Che poi lo sappiamo abbastanza bene che non se ne farà nulla, no? Esattamente come quando si parlava di classi ponte. Ci sono difficoltà tecniche, e poi chi ve lo fa fare di portare una quota di studenti dalla pelle scura nelle classi ‘in’ dei vostri elettori? Ops, mi sa che l’ho rifatto ancora.
Ma sarà poi davvero politica questa? Pretendere che un Ministro, prima di annunciare questo e quello ai giornalisti, invii ai suoi dipendenti delle comunicazioni chiare, esaurienti e non contraddittorie, senza offendere la categoria… è una richiesta politica? La chiarezza è di destra o sinistra? La competenza, la puntualità, la serietà, sono cose da cospiratori?
Io lo so che c’è un vecchio programma di smantellamento della scuola pubblica. Ma a questo punto non credo sia neanche più il problema. In altri Paesi è successo che smantellassero la scuola pubblica; ma almeno l’hanno fatto con una certa professionalità. Qui no, qui è tutta una confusione, prima basta un’espulsione per bocciarti e poi ce ne vogliono 15 e poi di nuovo una sola; intanto sembra che basti togliere “buono” e scrivere “sette” per rivoltare la scuola come un calzino, si monta tutta una fanfara su un nuovo insegnamento che si chiama “Cittadinanza e Costituzione” (educazione civica non suonava più bene) che se poi vai a vedere nel quadro orario non c’è. Cioè, c’è… ma non c’è. Fa media? Chi lo sa. E se un genitore che non si perde un’intervista del Ministro viene a chiedermelo io cosa gli rispondo? Boh?

Ma sarà poi davvero politica questa? Pretendere che un Ministro, prima di annunciare questo e quello ai giornalisti, invii ai suoi dipendenti delle comunicazioni chiare, esaurienti e non contraddittorie, senza offendere la categoria… è una richiesta politica? La chiarezza è di destra o sinistra? La competenza, la puntualità, la serietà, sono cose da cospiratori?

Io lo so che c’è un vecchio programma di smantellamento della scuola pubblica. Ma a questo punto non credo sia neanche più il problema. In altri Paesi è successo che smantellassero la scuola pubblica; ma almeno l’hanno fatto con una certa professionalità. Qui no, qui è tutta una confusione, prima basta un’espulsione per bocciarti e poi ce ne vogliono 15 e poi di nuovo una sola; intanto sembra che basti togliere “buono” e scrivere “sette” per rivoltare la scuola come un calzino, si monta tutta una fanfara su un nuovo insegnamento che si chiama “Cittadinanza e Costituzione” (educazione civica non suonava più bene) che se poi vai a vedere nel quadro orario non c’è. Cioè, c’è… ma non c’è. Fa media? Chi lo sa. E se un genitore che non si perde un’intervista del Ministro viene a chiedermelo io cosa gli rispondo? Boh?

Leonardo racconta la confusionaria riforma della scuola.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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