La relazione di Marco Simoni

Terza assemblea dei Mille
5-6 settembre 2009

Benvenuti a tutti. Questa è una assemblea un po’ anomala, di un movimento politico anch’esso anomalo. L’abbiamo convocata un po’ in fretta, durante l’estate, perché dovevamo rispettare il mandato che ci eravamo dati un anno fa, di convocare – appunto – la nostra assemblea una volta l’anno. Sentivamo la necessità di rivederci, fare un punto sulla nostra esperienza, indipendentemente dai fatti politici che si susseguono senza sosta. E’ una assemblea anomala perché cade nel mezzo della stagione congressuale del PD, molti di noi sono impegnati in prima fila nel congresso. L’abbiamo convocata così presto, proprio per consentire a molti di partecipare, non volendo aspettare Novembre, ma sappiamo anche che il breve preavviso ha impedito a molti amici, molti millesimi e milleunesimi, come chiamiamo le persone a noi politicamente affini, di poter partecipare. Ci scusiamo con loro di questo, speriamo possano seguire i nostri lavori grazie alla presenza di Radio Radicale, che ringrazio del loro costante lavoro, rimasto l’unico servizio pubblico davvero funzionante.

Come dicevo, iMille sono un movimento anomalo per una serie di ragioni. La prima è il loro esser interamente composto da volontari, che si avvalgono di una struttura formata dal loro tempo e dalla rete internet. La seconda caratteristica è quella di essere un movimento aperto, coordinato da un gruppo di persone a cui si accede sulla base della disponibilità a fare le cose, a impegnarsi nelle campagne de iMille, nel PD, o nelle altre forme politiche e culturali nelle quali iMille si riconoscono. Abbiamo un wiki-programma on-line che approfondisce alcuni temi a noi particolarmente cari: le questioni economiche, del merito, della ricerca, dell’università; le questioni legate ai diritti civili, ai diritti sul lavoro, alla necessità, nel nostro paese, di una decisa politica per aumentare il livello di uguaglianza; le questioni legate allo sviluppo del sud, condizione indispensabile per un pieno sviluppo del nostro paese, e alla costruzione di una più coesa casa europea, in grado di affrontare i grandi, insoluti, problemi del nostro tempo globale. Sono solo i titoli delle questioni principali che abbiamo affrontato in centinaia, migliaia di discussioni online. Sul nostro blog, e sulla nostra mailing list, in cui per iscriversi basta un gesto del mouse.

Voglio mantenere una introduzione breve, per lasciare spazio alla discussione che ci vedrà impegnati oggi e domani, e per questo non mi dilungo sui dettagli delle numerose proposte che hanno caratterizzato la nostra azione politica negli scorsi due anni. Mi interessa piuttosto che, nonostante iMille siano una delle realtà italiane – con difficile possibilità di smentita – dalla produzione politico-programmatica più corposa, le caratteristiche identitarie del nostro movimento non si basano sulla accettazione muta di una serie di precetti o di valor – quale illusione – una delle varie, che hanno caratterizzato il PD negli scorsi anni – la decisione di scrivere una carta dei valori, a freddo, e con la pretesa di raccogliere le ricchezze della nostra società in un documento sintetico!, non dipendono certo da quelle proposte.

iMille negli scorsi due anni sono stati una porta aperta per chi cercasse uno strumento di espressione, il nostro blog è di gran lunga il più importante blog collettivo d’Italia in ambito politico, sempre aperto ai contributi di tutti. Vorrei ipotizzare che è diventato un punto di riferimento, proprio perché è aperto, semplice, perché offre uno spazio a disposizione di posizioni diverse e anche contrapposte. iMille sono una porta per chi cerchi un approccio alla politica italiana e alla discussione pubblica non dogmatico, non settario, non legato ad una filiera di potere e non interessato a fare parte di alcuna filiera di potere. Non ci si iscrive a iMille, anche se ci si può fare avanti per dare una mano. Allo stesso tempo questa assemblea si concluderà con un voto, per eleggere il portavoce, un nuovo portavoce, e il gruppo di chi fa le cose, che rimarrà aperto ad altre persone che volessero contribuire strada facendo. In molte occasioni, iMille scelgono di dare una mano, senza chiedere permesso preventivo, e senza aspettarsi nulla in cambio. Abbiamo cercato di comportarci come un’agenzia di servizi, a disposizione. Io stesso, ho interpretato il mio ruolo di portavoce non per sgomitare un piedistallo, o cercare visibilità. In un paese che pullula di movimenti personalistici, che mi sono sempre sembrati piuttosto ridicoli e sterili soprattutto, ho cercato di limitare al minimo i casi in cui usavo il nostro nome e simbolo, concentrandomi nella missione di costruire un movimento anomalo, basato sulla rete, e finalizzato ad allargare la rete, non ad imporre la propria sigla. Si tratta, anche qui, di una forma politica diversa, in un paese dove la promozione delle micro-sigle è uno sport della nostra tradizione. Anche il formichiere, tuttavia, è un animale strano, con quel muso allungato, eppure esiste e cattura molte formiche.

La missione che ci eravamo dati l’anno scorso era stata quella di continuare a sfidare il PD, sui temi dell’apertura alla società, al rispetto della missione che si era dato. Di costruire una rete più diffusa possibile, assieme alle persone che interpretavano la politica nella stessa maniera. Ci siamo aperti al dialogo con tutti, raccolto positivamente le altre sfide di cambiamento che sono emerse. Un anno fa denunciavamo la necessità di uccidere il padre. Era una metafora. Chiedevamo coerenza tra le promesse della fase costituente e la politica della costruzione del partito. Affermavamo alcune parole chiare sul merito, sul partito aperto – aperto, ma partito – e sulla laicità. Io direi che siamo rimasti molto fermi sulla barra impostata. Vorrei dire che non abbiamo mai cercato notorietà denunciando l’importanza della serietà nelle posizione laiche, per poi acconciarci rapidamente ad un compromesso umiliante con posizioni bigotte sulla strada che porta ad un seggio.

In questo anno, millesimi e milleunesimi (che, ricordo, a volte lo sono loro malgrado!) si sono affermati con forza, sui media, nel partito democratico, e, con una relativa rapidità, nella cultura e nel dibattito pubblico. Dalla elezione di Franceschini, imposta da un gruppo dirigente sconfitto che aveva bisogno di tempo per riorganizzare la propria permanenza, le persone che lavorano per una politica nuova sono diventate molto più visibili, tessendo e rafforzando la rete tra di loro. C’è stata la riunione di Piombino, la grande assemblea del Lingotto. Senza alcuna presunzione, noi siamo sempre stati a disposizione.

E’ importante sottolineare come questo non sia avvenuto in virtù di un accordo a tavolino con qualche uomo o donna potenti. Le numerose novità emerse nel campo del centrosinistra nell’ultimo anno, hanno fatto strada sulle loro gambe, sulle loro idee e sulle loro storie. Il titolo del convegno dell’anno scorso faceva riferimento ad un fenomeno che, come c’era d’aspettarsi, abbiamo incontrato. L’irrefrenabile tendenza italica al fratricidio, per il quale si cerca sempre il benestare del padre. Le critiche più sciocche, superficiali e le doppiezze inutili perché non generano dibattito politico, sono venute non sempre dalle generazioni anziane del centrosinistra. Questo ci dispiace, non ci stupisce, ma non scalfisce minimamente la passione e la determinazione, di chi ha voglia di contribuire al cambiamento della politica italiana. E questi siamo noi, testardi e costanti.

Il concetto di cambiamento, in una prospettiva ampia, penso che possa riassumere molti di quelli che ci sono a cuore. E’ un concetto complesso, che non fa rima con lo stucchevole richiamo al “rinnovamento” e tantomeno all’ancora più stucchevole “rinnovamento generazionale”. Personalmente, quando vengo definito giovane, essendo un uomo di mezza età, con un lavoro e una famiglia da mantenere, metto le mani sulla fondina. La politica del cambiamento che condividiamo e appoggiamo non ha nulla di giacobino o superficiale, non è una improvvisazione, e rimane al cuore della nostra azione per due ragioni: conosciamo l’Italia, e vogliamo bene al nostro paese.

Io credo che l’Italia stia vivendo una crisi sistemica. Da oltre dieci anni tutti gli indici che suggeriscono i caratteri del nostro futuro peggiorano o al più rimangono stagnanti: le quote di mercato in settori emergenti; gli indici di innovazione legati alla ricerca e al progresso tecnologico; la qualità del capitale umano depauperato dalla fuga dei cervelli, a cui non corrisponde un accesso di cervelli da altri paesi, e da pessimi risultati della scuola. Questo si riflette nella lentezza della politica, che sembra arrancare davanti allo sviluppo dei costumi e delle norme sociali, preoccupata di identificare compromessi che non sono compromessi sociali, di cui c’è sempre bisogno, ma riguardano solo pezzi di ceto politico.

Al contrario di simili crisi sistemiche, come ad esempio quelle del sistema sovietico, o più recentemente del sistema finanziario del capitalismo globale, manca un elemento esterno – come fu la pressione militare USA, o il crollo repentino dei prezzi delle case – che determini il precipitare della situazione. In tal modo l’Italia sta facendo la fine della rana che muore bollita perché l’acqua in cui nuota si sta scaldando lentamente. Mentre è noto che se la rana fosse gettata in una pentola di acqua bollente, si salverebbe saltando fuori.

In comune con altri esempi di crisi sistemiche, tuttavia, l’Italia di questi anni è caratterizzata da una quantità impressionante di incentivi avversi pervasivi.

Per usare un linguaggio meno tecnico: in maniera diffusa nell’economia, nella politica, nei più diversi settori di attività, il comportamento che gli individui (e a volte le organizzazioni collettive come i sindacati e gli ordini professionali) portano avanti per realizzare il proprio interesse ha come conseguenza di diminuire il benessere collettivo. In altre parole, esiste una differenza sistematica tra il perseguimento degli interessi individuali, razionali e legittimi, e il perseguimento dell’interesse collettivo, il benessere di sistema.

Per dare qualche esempio:

E’ interesse del professore universitario promuovere un proprio allievo piuttosto che cercare di assumere il migliore ricercatore. Date le attuali regole nella distribuzione delle risorse universitarie, ogni tentativo diverso avrebbe come effetto l’emarginazione del soggetto, e la riduzione delle risorse a sua disposizione.

E’ interesse del proprietario (e controllore) della piccola azienda, data la struttura del diritto del lavoro e del diritto societario, ridurre i costi del lavoro con l’impiego sistematico di personale precario, da sostituire con altro personale precario, accrescendo i profitti nel breve termine anziché investire in capitale umano in settori maturi o investire in nuovi settori magari dinamici, ma più rischiosi

E’ interesse del dirigente politico di centrosinistra, nella attuale configurazione dei sistemi di potere verticali caratterizzati dalla autoreferenzialità e dalla assenza di meccanismi di accountability, promuovere persone sulla base del grado di fedeltà, anziché rispetto alle capacità e alla intraprendenza: doti normalmente associate ad autonomia intellettuale, e a una più alta ambizione individuale.

Ho usato queste esempi, da ambiti eterogenei, per sottolineare come i meccanismi negativi che hanno affossato il centrosinistra, non sono esclusiva della politica. Questa è la più profonda ragione per rigettare le tensioni anti-politiche che hanno dominato troppa della critica agli attuali gruppi dirigenti di centrosinistra. Queste sbagliano mira, e finiscono naturalmente per indebolire il merito di una critica fondata. La ricerca di capri espiatori, negli individui o nelle categorie sociali, ha come effetto la conservazione degli equilibri esistenti. Ha come effetto la regressione evidente del nostro sistema civile, politico, culturale e, nel nostro campo, l’impoverimento culturale e politico del centrosinistra.

Consapevoli dei nostri limiti, la nostra azione ha dunque tentato di innestare circoli virtuosi che contribuissero ad invertire questo meccanismo perverso, e stimolare l’emersione di incentivi positivi, nei quali per quanto possibile, l’interesse del singolo, l’ambizione politica individuale, coincidesse con l’interesse dell’organizzazione nel suo insieme, nel nostro caso, il Partito Democratico e, più in generale, il centrosinistra.

Per questa ragione, iMille che sono la parte del PD più scettica sul PD (quante volte abbiamo sentito dire che “Il PD è l’idea storica più storica e innovativa che c’è” da fautori di comportamenti ispirati dal correntismo anni ’50 più spregiudicato che ci sia!) rimangono un gruppo di persone libere, che non aderisce a una corrente e non ambisce a costituirla, rimanendo aperte a sostenere comportamenti non conformisti, ma seri, ovunque si manifestino. Ripeto, non lo facciamo per un gusto minoritario alla testimonianza, o per uno slancio giacobino per battaglie impossibili. Al contrario, noi vogliamo esser parte della maggioranza, del centrosinistra dell’Italia, nel più breve tempo possibile, pur senza sconti e senza scorciatoie.

Senza meno, la maggior parte di noi ha lavorato perché si concretizzasse una terza opzione al congresso del PD che rischiava di rimaner schiacciato tra opposti gruppi di reduci di stagioni passate, e oggi quindi la maggior parte di noi si ritrova in un modo o in un altro ad appoggiare la candidatura di Ignazio Marino, che interverrà oggi pomeriggio in collegamento Skype dalla prima linea della campagna congressuale.

Accanto ad Ignazio Marino, la figura più rappresentativa della terza mozione al congresso PD è certamente quella di Giuseppe Civati, col quale abbiamo fatto molta strada da un giorno di quattro anni fa in cui ci incontrammo. Io vorrei sottolineare che differenza degli altri candidati, e a differenza di molti altri candidati e segretari di partito, Marino e Civati rappresentano dei modelli esemplari, dei modelli moderni, attuali, non solo per le idee che portano avanti, ma per le loro biografie, che sono state raccontate troppo poco. Da un lato, un professionista di livello mondiale che, ad uno stato avanzato della sua carriera, decide di dare un contributo alla vita pubblica del suo paese fino in fondo, senza risparmiarsi e senza acconciarsi a soluzioni opportunistiche. Solo in questo paese, senza accorgersi di cadere nel ridicolo, si può sostenere che il fatto di avere una professione sia un “limite” di un candidato a segretario. Al contrario, conoscere il mondo anche fuori dalla politica può aiutare chi poi diventa uomo politico ad interpretare, capire, rispondere, alla società che ha davanti.

Dall’altro lato, Civati è l’unico uomo politico della sua generazione ad aver conquistato un ruolo di rilevanza nazionale senza nascondersi dietro le spalle di un padre o una madre di una generazione precedente, aspettando la concessione di un movimento di spalle che lasciasse vedere qualcosa. Vorrei dire che a un giovane che si affacciasse alla politica ora, non è più necessario dire “per fare politica devi rimanere sempre fedele alla tua corrente”, ma si può dire “è più faticoso, ma esiste un modo per fare politica con successo senza piegarsi alle logiche che hanno affossato il centrosinistra, tanto simili alle logiche che – nei settori più diversi della nostra società – stanno tenendo l’Italia sotto il giogo di Berlusconi.” Devi sudare e studiare, consumare le suole delle scarpe per i tuoi territori, e passare molte ore suoi libri. Ora si può dire.

La mozione Marino è dunque il luogo naturale in cui molti di noi stanno militando. Questo non significa tuttavia che iMille non riconoscano importanti contributi che arrivano da altre mozioni del PD, e dagli stessi candidati Bersani e Franceschini, da esperienze associative che si stanno creando nello spazio politico italiano anche al di fuori del PD. Potrei parlare brevemente della fondazione di Italia Futura che ho contribuito a promuovere, ma vorrei esser fedele fino in fondo alla mia idea non personalistica di portavoce della fondazione de iMille (e non è detto che i prossimi portavoce debbano fare lo stesso).

E voglio allora ricordare l’esperienza importantissima che sta facendo Peppe Provenzano in Sicilia. Ormai molti italiani stanno imparando a conoscere Peppe dalle colonne dell’Unità. Un giovane uomo di 25 anni che ha deciso, con in tasca il più prestigioso dei titoli di studio, di tornare nella sua Sicilia e combattere la più difficile delle battaglie politiche, quella per il cambiamento del centrosinistra meridionale, condizione senza la quale ogni vittoria elettorale è preludio di sconfitte umilianti, e senza la quale la questione meridionale potrà essere solo rimossa, non affrontata. Peppe ha deciso, assieme ad un gruppo di compagni, amici, personalità importanti e coraggiose, di affrontare la competizione elettorale con un quarto candidato, Giuseppe Lumia, fuori dalle mozioni nazionali, con una mozione dal titolo “Prima di tutto la Sicilia.” Non mi dilungo sulle caratteristiche di un tentativo che nel campo progressista, in Sicilia, forse non avveniva dagli anni cinquanta. Non mi dilungo neanche sul punto fondato di spezzare la filiera verticale di potere che legando ogni segretario di circolo, ai livelli superiori, finisce meccanicamente col creare strutture correntizie. Dico semplicemente che se votassi in Sicilia, sarei al fianco di Peppe.

Arrivo alle conclusioni di questa introduzione, dove ho cercato di dire alcune cose sull’Italia sulla politica e su iMille che avevo a cuore. Spero di aver contribuito al dibattito di questi due giorni, con le quali si conclude anche il mio mandato di portavoce. Sono molto lieto di poterlo fare in una assemblea che eleggerà un nuovo portavoce. Ribadisco: anche il formichiere è un animale strano, eppure esiste e deve crescere, continuare la sua missione centrale di costruttore di reti, e farlo in una fase molto diversa da quella in cui erano nati, in cui non si poteva prevedere di giungere fino a questo punto, alla necessità di un salto di qualità nella nostra organizzazione che ha bisogno di una molteplicità di persone che si facciano carico della tessitura della rete.

Oggi, molti entusiasmi per la nascita del PD si sono infranti davanti alla inadeguatezza della leadership collettiva – che come sempre si è autoassolta con l’individuazione di un capro espiatorio nel leader che tutti, tutti, avevano acclamato. E’ in corso un congresso nel quale, nonostante tutte, molte speranze per un dibattito più serio e maturo si sono accese e a me pare che al netto di qualche scivolone, molte speranze si stiano mantenendo e che la candidatura di Ignazio Marino, efficacemente supportata, abbia contribuito in maniera cruciale ad un salto di qualità della dialettica e delle proposte degli altri candidati.

Rispetto a due anni fa iMille e i milleunesimi hanno una maggiore capacità di far ascoltare le proprie idee, di contribuire col loro lavoro politico ad influenzare non solo la linea del PD, ma il più ampio dibattito politico-culturale e quel che accade nel centrosinistra più largo. E’ ormai un movimento che vede in prima fila non solo Ivan Scalfarotto, che con grande generosità e senza risparmiarsi ha portato a lungo, da solo, il compito di voce di chi chiedeva un centrosinistra aperto. Oggi Scalfarotto è, naturalmente, al cuore della strategia della campagna di Ignazio Marino. Vorrei citare anche Cristiana Alicata, che sta crescendo dal basso, come si dice, tra i principali leader nazionali del movimento GLBTE, in maniera millesimata, ossia senza sigle da difendere, ma con diritti da conquistare. Rispetto a due anni fa abbiamo anche arricchito il nostro parterre di blogstar, titolo, anche qui, che Francesco Costa si è conquistato, post su post, senza l’aiuto di nessuno. Il lavoro di Francesco è stato indispensabile anche per la nostra rete. Ci sono molte altre persone da citare e ringraziare ma rischierei di abusare della retorica. Concludo con le solite comari artigiane del blog, che hanno fatto un lavoro talmente buono, da convincermi a proporre il loro caporedattore, Riccardo Spezia, come prossimo portavoce in questa nuova fase.

Sono razionalmente ottimista, a questo punto. Molta strada è stata fatta negli scorsi due anni, e credo che siamo arrivati al punto in cui chi ha tela da tessere, tesserà. Credo che la diga sia stata rotta, e il volume d’acqua sia destinato ad aumentare. Per me sono stati due anni divertenti, con il lavoro per iMille mi è sembrato di dare una mano al mio paese, e ne sono stato contento. Grazie a tutti voi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Andrea Ballabeni

    Ottima relazione.
    Bravo Marco.
    Andrea

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