Il gattopardo rovesciato

di Giuseppe Civati

«Non cambiare mai, perché possa cambiare qualcosa». Un formichiere, animale strano, eppure esistente, che nella relazione introduttiva di Marco Simoni intende descrivere iMille e la loro particolarità, diventa, nel mio piccolo contributo all’assemblea nazionale del movimento, un “gattopardo rovesciato”, ovvero un animale che non cambia, che resta fedele a se stesso, al proprio stile e al proprio approccio, perché le cose possano (finalmente) cambiare. Ricordandoci che tutto deve muovere «dal basso», ricorda Daniele Mazzini, lanciando una rivoluzione culturale in cui l’informatica è ben più di una metafora (come questo sito dimostra chiaramente). Attento ai territori e alla questione Nord-Sud, ricordata da Riccardo Spezia. Lungo un percorso che prosegue, come ha ricordato Ivan Scalfarotto, dalla Carovana del Pd alle Feste di questa estate, passando per il Lingotto/2. Il gattopardo rovesciato è in cammino. Non si fermerà il 25 ottobre, proseguirà il suo viaggio nella politica italiana. Solo così il formichiere di Simoni potrà prendere qualche formica: a una a una, rispondendo alle esigenze di quello che Salvatore Biasco definisce (riprendendo De Rita) «popolo indistinto», proprio perché con questo «popolo» si interloquisce; e tutte insieme, con un progetto politico che superi il «programmismo», che lo stesso Simoni ha stigmatizzato nel suo discorso. Ci vogliono idee che diventino cose, proposte concrete. Da portare in Parlamento (se si tratta di omofobia o di voto agli immigrati, andando a vedere le carte del presidente della Camera) da portare nella società, perché se ne discuta davvero. Perché il fritto misto alle Feste democratiche non basta e il rischio è quello di rimanere sempre fermi all’eterno confronto tra «insider» e «outsider», in cui ovviamente vincono i primi, come Giancarlo Bruno ha ricordato con precisione chirurgica.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Raffaella Petrilli

    Giusto: la perseveranza, la testardaggine nel perseguire un’idea, l’obiettivo di cambiare, modernizzare finalmente la politica italiana, insieme con la capacità di cogliere i problemi reali con i quali metterla alla prova è l’atteggiamento giusto, metodologicamente giusto.
    Ma per restare nel metodo corretto, eviterei di pensare/parlare di “popolo indistinto”, anche se solo per metafora o per citazione.
    E’ importante in che modo ci si rappresenta il proprio referente, in proprio compagno di strada, il destinatario dei propri sforzi o l’avversario con cui discutere. Ora, tutti costoro sono “cittadini”, mai popolo, né distinto né indistinto. “Popolo”, soprattutto in quanto sia (o in quanto sia voluto/pensato/rappresentato come) indistinto è oggi inevitabilmente solo “il destinatario di una qualche forma di populismo”.
    Parliamo/pensiamo a cittadini, e già con questa mossa metodologica forse eviteremo qualche errore sostanziale.

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