Terza assemblea dei Mille
Roma, 5-6 settembre 2009
Sembra passato molto tempo da quando IMille sono nati eppure sono passati solamente due anni. Nel 2007 il PD stava nascendo e noi chiedevamo un partito moderno, democratio, laico e di sinistra. Ignazio Marino a Genova ha detto che se sarà segretario, il suo PD sarà “democratico, laico e di sinistra”. Questa corrispondenza nella visione del partito e della società potrebbe bastare per rappresentare quanta strada si è fatta, non negli incarichi ufficiali ma nelle idee. Un candidato alla segreteria del più grande partito della sinistra italiana è in piena sintonia con la nostra visione del mondo. Se ce lo avessero detto due anni fa non ci avremmo creduto e se lo avessimo detto noi ci avrebbero considerati come dei pazzi presuntuosi.
In questi due anni la politica italiana è cambiata vorticosamente nelle apparenze, ma il nostro bisogno di un partito democratico diverso da quello che è stato e che rischia di essere – un bisogno per la società italiana non un bisogno autoreferenziale – è un bisogno vivo, forse oggi ancora più vitale per il declino culturale cui sta sprofondando l’Italia. Due anni fa Romano Prodi era al governo e la nostra carica innovativa nasceva come esigenza del popolo di sinistra che sentiva quanto fosse necessaria una spinta innovatrice per la società italiana. Oggi è diverso, l’Italia è governata da Berlusconi, e la nostra azione necessariamente cambia. Non abbiamo governi o maggioranze potenzialmente amiche da pungolare, ma un governo e una maggioranza lontanissimi. Per questo oggi iMille devono sia proporre una visione del mondo sia opporsi alle azioni e ai sentimenti del governo in carica. La nostra missione oggi e nei prossimi anni è quindi duplice, di protesta-opposizione e di proposta. Non possiamo fare solo proteste ma neanche solo proposte altrimenti rischiamo di essere e apparire o sterilemente chiassosi o sterilmente astratti.
Nella nostra azione, in campo ambientale, economico, sui diritti del lavoro e quelli civili, denunciamo una vita pubblica cha ha dimenticato che la dignità delle persone, tutte, votanti e non votanti, maggioritarie o minoritarie, è il cuore della politica, della democrazia. Ed è ancor più il centro della politica che voglia essere di sinistra, democratica, moderna e laica.
Quella italiana è una società che, a vederla con un occhio esterno, è assurda, ridicola se paragonata a qualsiasi società occidentale, Francia, Germania, Gran Bretagna. Una società che guarda solo se stessa, che è contratta nel proprio guscio. Un mondo che è rintanato nella sua villetta fuori città, protetta da alti muri. Una cultura che vuole rinchiudersi a doppia mandata, sistemi di allarme modernissimi, grate ad ogni finestra. Un mondo che si è messo in carcere da solo.
Noi sappiamo che quando vogliamo parlare di progetti politici, industriali, di sviluppo, nell’Italia e nell’Europa di oggi non possiamo farlo pensando solo al nostro piccolo mondo, alla nostra isola felice. La Destra non lo fa, e la sua risposta è semplice e immediata: bisogna difendere il fortino da popolazioni inferiori e cattive, invidiose della nostra società. Le leggi speciali del pacchetto “sicurezza” e i “respingimenti” ne sono la prova. La Sinistra non può dare queste risposte. E’ però ingabbiata e quindi o non parla o cerca di fornire delle versioni edulcorate del pensiero dominante della Destra.
Oggi abbiamo, fortunatamente, finalmente capito che i destini di tutti gli abitanti del pianeta sono interconnessi e la sostenibilità ambientale, sociale ed economica del nostro mondo e i diritti delle persone sono facce di una stessa medaglia che mette al centro i bisogni e la dignità delle persone, nel lavoro, nella vita quotidiana, nella salute, nella speranza di un futuro migliore.
I Mille, anche se piccoli, sono ambiziosi – un termine che in Italia sembra proibito mentre se si passano le Alpi è indispensabile per ogni attività – e in questi anni hanno parlato di questi temi sia attraverso l’elaborazione scientifica, sia “sul campo”, nei movimenti. Non utilizzando un logo – anomalia estrema in un sistema dove l’appartenenza viene prima di ogni discussione – ma contaminando e assorbendosi.
Nei mesi che abbiamo davanti dovremo quindi coltivare l’elaborazione scientifica, metodologica delle proposte, per continuare ad essere in prima linea nella società italiana e questa attività da “pensatoio”, ben rappresentata nel blog, dovrà sempre di più giocare di sponda con la nostra attività nei territori. Questo ci porta non solo a contatto con le necessità e ci dà forza nella protesta e nella proposta, ma rende necessaria la definizione di chiari assi principali, delle parole chiave per caratterizzarci.
Diritti è la parola che forse più di tutte è stata usata in questi due giorni di assemblea. Diritti che vuol dire diritti del lavoro, delle minoranze, etniche, sessuali, culturali, politiche, diritti dell’informazione e dell’accesso alla cultura e alle cure mediche. Apertura, condivisione, partecipazione sono il metodo che abbiamo usato in questi due anni di attività politica e che pensiamo debba essere il metodo che, lentamente ma inesorabilmente, invertirà la rotta della società italiana sempre più chiusa, impaurita e insofferente verso i pensieri marginali, una società che sembra interpretare la democrazia come dittatura della maggioranza.
Laicità è un altro termine che abbiamo usato in senso vasto, trascendendo la settorialità cui è relegato da una certa semplificazione mediatica. Così non dobbiamo mai stancarci di affermare che il termine “laicità” trova la sua declinazione in ogni campo: affrontare i problemi guardandoli da più punti di vista e individuare le risposte che non perdano di vista la dignità di tutte le persone, dove cioè i più forti, le maggioranze, non si affermino prevaricando qualcuno.
Oggi la maggioranza politca della destra italiana vuole imporre un modello conservatore che non ammette, culturalmente, il diritto di replica e di dissenso, che distrugge gli ascensori sociali, ma che ancor di più vuole gettare una cappa di piombo sulle aspettative per veder realizzata la massima aspirazione di ogni conservatore e reazionario: eliminare il diritto principale dell’umanità, il diritto a sognare un mondo migliore.
Noi dei Mille invece tante volte abbiamo detto che l’Italia potrà invertire questa tendenza se la sinistra riuscirà a liberare le energie che sono assopite o represse. Per noi progressisti infatti, il progresso non è solamente progresso tecnologico, materiale, o progresso di pochi, ma progresso di una società perché sia veramente aperta, dove ognuno possa svilupparsi al massimo cosicché la società intera si sviluppi al massimo.
Così noi dei Mille dobbiamo continuare a diffondere una visione del mondo moderna e non avere remore nel lanciare proposte anche urticanti, anche apparentemente minoritarie, ma sui cui dobbiamo lavorare in questi quattro anni perché nel 2013 sia soprattutto l’atmosfera culturale ad essere diversa. Siamo noi i primi a dover uscire dalla trincea in cui si è rifugiata la sinistra italiana, e parzialmente anche quella europea, e combattere quell’atmosfera sociale che sembra in questi giorni bui orientarsi verso la chiusura della società italiana. Proposte che nei diritti civili siano moderne per la definizione di rapporti interpersonali più flessibili che riflettono una diversa condizione delle relazioni tra le persone, che diano dignità a tutte le forme di unione tra persone che vivono a pieno nella società, che rispettino le volontà sulla propria salute, sulla propria vita e sulla propria morte, sul proprio corpo indipendentemente da sedicenti visioni tradizionali univoche che sono la forma maggiore di dittatura: la libertà di scelta della propria vita calpestata da una collettività chiusa e paurosa. Proposte che equiparino gli stranieri agli italiani, che superino la “nazionalità del sangue” per una cittadinanza basata sulla condivisione di uno stesso tessuto sociale, che quindi si configura come pieni diritti sociali, civili e politici per chiunque viva nel territorio italiano, perché non sia il sangue – concezione appunto aristocratica – ma la residenza, la partecipazione alla res-publica, a stabilire l’appartenenza allo stato italiano. Proposte perché i diritti del lavoro non partano da ideologie “egualitarie” o “aziendalistiche”, due imposizioni che calpestano da una parte o dall’altra la dignità del lavoro.
Noi de iMille, oggi nell’Italia Berlusconizzata come non mai, dobbiamo e dovremo in questi anni, dare lo spazio ai tanti che si lamentano, che, giustamente, criticano le ingiustizie, gli sprechi, le assurdità, l’arretratezza culturale dell’Italia ma che non possono e non devono stare più alla finestra, non possono e non devono stare più sulla veranda comodamente seduti a fumarsi la pipa discettando dottamente su come dovrebbero essere le cose, o, come fanno molti altri, cercano in un salvatore della patria qualcuno che faccia funzionare il paese. Noi siamo quelli che si sono alzati e che molto faticosamente stanno cercando di cambiare le cose, ma soprattutto siamo quelli che pensano che sia necessario che le tante energie nuove occupino questo spazio per cambiarle veramente.
Noi quindi ora dobbiamo passare ad una fase nuova, una fase dove il gruppo sia più unito e più ampio al tempo stesso, definendo e diffondendo la nostra visione del mondo e valorizzando i gruppi territoriali esistenti e scoprandone sempre di nuovi. Perché nei Mille non si entra chiedendo una tessera, ma se ne fa parte essendoci. E’ come una malattia, benigna, che alcuni forse non sanno di avere e che noi dobbiamo far emergere.
Chiudo questa mio primo intervento come nuovo portavoce dei Mille dicendo solo due cose. Il lavoro che è stato fatto in questi due anni da Marco Simoni come portavoce ha prodotto questi frutti preziosissimi che ora starà a tutto il gruppo far crescere, affermare e diffondere. Un gruppo che passa da una fase pionieristica ad una più adulta e che dovrà essere punto di riferimento e al tempo stesso poroso, modulare, flessibile, ovvero continuare ad essere aperto, ad immergere ed immergersi nella società. Un metodo che è stato e dovrà essere specchio del modello di società che proponiamo.
Non posso non finire con un ringraziamento alle comari del blog che ho avuto il piacere di coordinare, lasciandole nelle mani sicure di Arianna Cavallo, e ai tanti che con i loro post e con i loro commenti hanno dimostrato che la rete è uno spazio che si può utilizzare per fare politica in modo costruttivo, serio, accessibile. Insomma, democratico.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





clap clap clap
non potevamo scegliere portavoce migliore…
in bocca al lupo…