I tagli sono necessari, si dice. E i tagli consistono nella riduzione del precariato e soprattutto nel non assumere nessuno per anni. Nessun nuovo insegnante, quindi. E però, se c’è un punto su cui ci discostiamo davvero tantissimo da tutti gli altri paesi europei e Ocse è proprio questo. Non il numero di alunni per classe; non le spese complessive (che restano, in ogni caso, molto minori); non il rapporto alunni per insegnante (di poco superiore). La differenza maggiore sta nell’età dei docenti. E non mi sembra che se ne stia tenendo conto come si dovrebbe.
I numeri sono impietosi: gli insegnanti che hanno meno di trent’anni, nel nostro paese, sono una sparuta minoranza, uno su cento. Negli altri paesi sono molto di più, dieci volte tanto. E invece sono tantissimi, in Italia, gli insegnanti con più di cinquant’anni, quelli che nel resto d’Europa sono una minoranza.
Io non riesco a pensare che questo ultimo dato sia ininfluente, anzi. Penso che sia una delle caratteristiche più importanti e più deleterie del nostro sistema scolastico: che lascia fuori i giovani, non raccoglie il loro entusiasmo e la loro energia (che potrebbero essere assai contagiosi), chiude le porte a chi dovrebbe invece spalancarele, per far entrare un po’ d’aria nuova e pulita.
Dall’attenta analisi di Davide Profumo dei dati Ocse su scuola e istruzioneiMille.org – Direttore Raoul Minetti




