di Giorgio Gualberti
Lisbona, 27 Ottobre, 21 e 30.
Due ore e mezza dopo la chiusura dei seggi gli scrutini sono quasi definitivi e la signora Ferreira Leite, segretaria del partito di opposizione di centro destra (il partito socialdemocratico di Barroso - PSD) telefona al primo ministro socialista José Socrates, per concedere la vittoria. Socrates in realtà non ha veramente vinto, anzi ha perso quasi 9 per cento tra il 2005 e il 2009 e, soprattutto, ha perso la maggioranza assoluta. Però il PS si mantiene il primo partito col 36.5 per cento e, considerando che alle europee di giugno era sotto di parecchio, tira un grande sospiro di sollievo: tocca di nuovo a lui.
Il bello però viene adesso, perché il Portogallo è un sistema pentapartitico con legge elettorale proporzionale (buon vecchio metodo D’Hondt), in cui l’unico punto comune è che a tutti, compreso a parecchi socialisti, sta sulle scatole il primo ministro. A sinistra come a destra, Socrates è stato visto come il fumo negli occhi e la maggioranza assoluta era l’obbiettivo da battere per tutti i partiti, in modo da abbassargli la cresta (che effettivamente era un po’ alta).
L’operazione è perfettamente riuscita, ma adesso il governo qualcuno lo deve sostenere, e non si capisce bene chi.
A sinistra del PS c’è un mondo mica da poco con quasi il 18 per cento dei voti e 31 preziosissimi deputati, divisi tra il Bloco de Esquerda (sarebbero i no global e quelli che vorrebbero spostare a sinistra il PS) che in pochi anni ha raggiunto il 9.5 per cento dei voti e il primato della sinistra-sinistra, e il PCP dei comunisti tradizionalisti, se mi passate l’ossimoro, a cui gli rode non poco di essere stati scavalcati da questi parvenu. Teoricamente la sinistra tutta insieme raggiunge il 55 per cento e la maggioranza dei deputati, ma è una somma che non si somma facilmente, per serie divergenze politiche e personali.
I blocchisti – forse sarà il nome – sono ancora più rigidi e intolleranti con Socrates che i comunisti, i quali se non altro mantengono un certo rispetto formale verso i vecchi compagni di esilii, galere e rivoluzioni, anche se temporaneamente venduti alcapitale. Tra di loro comunque i partiti della sinistra-sinistra si detestano sinceramente, un po’ per le diverse basi sociali (contadino-operaio per il PCP e borghese-urbano il BE per semplificare), un po’ per ovvie rivalità su quale sia la strada migliore per il socialismo. Il problema è che al PS mancano 20 seggi e quindi, giocoforza dovrà allearsi sia coi comunisti che col BE, per far passare le leggi. Se gli riesce. Oppure guardare a destra.
A destra l’unico che vince davvero è un partito nazionalista conservatore che si chiama CDS-PP, che arriva al 10 e rotti per cento, ma su questo non c’è molto da dire, tutte le cose che ti aspetti sono li’, autorità, nazione, famiglia ecc. Lo slogan – un po’ criptico a dire la verità – era “Ci sono sempre più persone che la pensano come noi!”.
Rispetto alla Lega Nord questi comunque sono dei gentiluomini, almeno hanno un po’ di pudore a scrivere quello che pensano sui manifesti 3×2. In ogni caso sono incompatibili col PS e quindi fuori dai giochi.
L’altra soluzione è la grande coalizione col PSD. Secondo me non è impossibile, anzi forse è la cosa più probabile, ma più caso per caso sulle singole leggi che in maniera stabile alla tedesca. Così alla prima occasione il Presidente della repubblica (del PSD) scioglie le camere e si pappa i socialisti in un sol boccone.
Sempre che il il PSD riesca a riprendersi un po’, nel frattempo. A questo giro hanno preso il 29 per cento dei voti anche grazie a una campagna terribile basata sullo slogan “E’ arrivata l’ora della verità!”. Come dire, votateci e poi sono cazzi vostri. Chiaro che i portoghesi ci hanno pensato due volte.
Il PSD parla già di opposizione responsabile e vediamo come evolve la situazione. Anche loro non possono tornare sui loro passi tanto velocemente, dopo aver parlato per mesi di “asfissia democratica” per come il primo ministro influenzava l’informazione e le istituzioni (naturalmente non conoscono la cappa romana), ma è chiaro che le forz economiche del paese spingono verso un governo stabile di grande coalizione “per superare la crisi” rispetto ad una ipotetica ipotesi “tutta a sinistra”. Ed è una spinta molto forte secondo me.
Comunque, la cosa interessante è che quello che a noi sembra un incubo, un governo di minoranza che deve contrattare caso per caso, ai portoghesi sembra una scelta legittima e alternativa a quella di dare una maggioranza assoluta a destra o a sinistra. Una grossa fetta dell’opinione pubblica sembra soddisfatta – e considera una garanzia – il fatto che il prossimo governo debba negoziare in parlamento e non possa imporre la propria visione al paese, e nessuno parla neanche lontanamente di rivedere la legge elettorale.
E’ una scelta anche questa, a ben vedere.iMille.org – Direttore Raoul Minetti




