Nel 2001, quando Berlusconi era sicuro della vittoria, Francesco Rutelli chiese disperatamente un confronto televisivo, affermando di avere «tre domande da fare a Silvio Berlusconi». Santoro e Vespa misero a disposizione i loro studi ma non se ne fece nulla. Rutelli si arrabbiò – «Dimostra fifa e arroganza» – ma gli italiani votarono comunque Berlusconi, tra gli strali degli elettori democratici. Nel 2006, copione ribaltato: Prodi in vantaggio e Berlusconi a chiedere un confronto. Solo che qui Prodi accetta (bravo) e gli elettori si godono non uno ma ben due confronti televisivi: il primo vedrà il Professore uscire vincitore, il secondo sarà completamente appannaggio di Berlusconi, con la nota promessa finale sull’abolizione dell’Ici. Nel 2007 si vota per eleggere il primo segretario del Pd. Rosy Bindi ed Enrico Letta chiedono più volte un confronto televisivo, ma il front-runner Walter Veltroni taglia corto: «In tv ci vado pochissimo e ci andrò ancora meno». Non passano nemmeno nove mesi che arrivano le elezioni politiche. Il candidato in vantaggio è di nuovo Berlusconi e allo sfidante dell’opposizione, lo stesso Walter Veltroni di prima, viene improvvisamente voglia di andare in tv: «Penso che per i cittadini sia un grande torto non concedergli la possibilità di sentire le opinioni a confronto». Una giravolta mica male, no?
Francesco Costa racconta del deprimente e rituale teatrino sul confronto tra i candidati alla segreteria del PdiMille.org – Direttore Raoul Minetti




