Sette domande al ministro Gelmini

di Davide Profumo

Gentile ministro Gelmini,

in merito al comunicato stampa da Lei diffuso nella giornata di ieri, mi permetta, in tutta chiarezza d’intenti e senza alcun sospetto di provocazione, di rivolgerLe alcune (sono solo sette, per la precisione) domande, riguardo ai concetti da Lei espressi sui nuovi sistemi di reclutamento degli insegnanti.

Premetto fin da ora che si trattava di un regolamento necessario, anche urgente; e che quindi siamo tutti felici che finalmente sia stato pubblicato; inoltre, aggiungo volentieri che la sostituzione delle Ssis con sistemi nuovi e più snelli di reclutamento mi trova senza dubbio d’accordo; e che già soltanto per questo motivo vorrei congratularmi con lei e con il suo staff.

Ma alcuni dubbi, già a una prima lettura, mi sono sorti spontanei e approfitterei di questo spazio che da solo mi sono ritagliato per porgerli alla Sua cortesissima attenzione. Ecco, dunque, i miei dubbi e le relative sette domande:

1. Leggo che per insegnare in qualsiasi ordine di scuola sarà necessario (finito il percorso universitario) effettuare un anno di tirocinio, dopo aver passato un test di ammissione. Mi chiedo: saranno pagati i tirocinanti? È una questione non da poco, signor ministro. Si metta nei panni di giovani uomini e donne che hanno frequentato 5 anni di università (magari 6, perché gli imprevisti sono dietro l’angolo); e che poi hanno studiato seriamente per superare il test (che lei stessa dice che dovrà essere molto «selettivo» e «severo»): si tratterà di persone di 25 o 26 anni, per lo più… Le quali, insomma, avrebbero, credo io, diritto a cominciare a costruirsi una vita autonoma, a quell’età. Lei che ne dice? Ci aveva pensato? O crede che un anno in più o in meno non faccia nessuna differenza, finché c’è qualcuno che ti mantiene? E se non c’è nessuno che ti mantiene?

2. Sempre a proposito del tirocinio: 475 ore complessive, in un anno, significa 15 ore alla settimana, più o meno, vale a dire qualche ora di meno rispetto a un normale orario di cattedra. Perché non si è pensato, per esempio, a un tirocinio più corposo, con 18-20 ore alla settimana, remunerato, per due o tre anni in due o tre tipi di scuole diverse? Tanto sono ragazzi che poi vengono assunti, no? Tanto vale cominciare a fargli conoscere bene il sistema scolastico fin da subito… Le spiego: io in quindici anni ho insegnato solo nei licei scientifici; e considero un mio limite il non aver potuto conoscere altre realtà scolastiche. Ne avessi avuto l’opportunità, almeno all’inizio, sarebbe stata un’occasione di crescita, anche per me, come insegnante. Sarebbe stata un’esperienza importante. È per questo che auspicavo un tirocinio un po’ più corposo e articolato. E comunque retribuito.

3. Lei ha poi dichiarato, quasi si trattasse di una rivoluzione, che si tratta di «un passaggio dal semplice sapere al saper insegnare». Stava scherzando, vero? O magari stava semplicemente buttando lì, per la stampa e per i telegiornali, il solito slogan che poi sarà ripreso e citato da tutti, come quelli sul rigore e la meritocrazia e la cultura del ’68? Se è così, niente da dire, che tanto ci siamo abituati. E gli slogan non fanno male a nessuno (forse). Altrimenti, se lei davvero ci credesse a quello che ha detto, sono costretto a ricordarle che del «passaggio dal sapere al sapere insegnare» si parla in tutti i modi e in tutte le lingue (e anche in dialetto) da più di quindici anni. E che le Ssis erano nate proprio per quel motivo e con quello scopo. E che su questa questione del «saper insegnare» ci hanno fatto una testa (e non solo) di tali dimensioni che non abbiamo certo bisogno che arrivi anche lei, a ricominciare. Questo passaggio, quindi, non sarebbe una rivoluzione; anzi, è quello che mi ripetono fino alla nausea da quando insegno, signor Ministro.

4. Mi ha fatto invece molto piacere leggere della necessità di maggiori competenze informatiche per chi sarà assunto nella scuola come insegnante. Trovo che sia un’ottima e necessaria idea. Naturalmente è un’idea che avrà senso nel momento in cui le scuole di ogni ordine e grado possederanno effettivamente le dotazioni informatiche su cui i docenti potranno esercitare insieme ai loro alunni le loro nuove e articolate competenze. Che altrimenti se le terranno tutte per loro e gli serviranno solo a casa, per avere qualche amico in più su facebook (è dura la vita dell’insegnante, guardi). Quindi mi aspetto un bel programma di investimenti per l’informatica nella scuola che immagino Lei avrà già concordato con il suo collega Tremonti il quale avrà già predisposto i necessari finanziamenti… (mi scusi un attimo, ora, che mi scappa da ridere).

5. Mi perdoni la risata, e torniamo seri. L’inglese, mi scusi la franchezza, mi lascia qualche perplessità, invece. E perché è così importante che un insegnante di fisica o di latino conosca bene l’inglese? Per spiegare le declinazioni nella lingua d’oltremanica? Così sarebbero più chiare e facili da imparare? O è un po’ come l’aumento delle ore di inglese, che poi, a ben vedere, era una diminuzione, ma che fa comuqnue la sua bella figura a dirlo in televisione? Mi dica Lei, signor ministro, che questa non l’ho mica capita.

6. E siamo quasi alla fine, stia tranquilla. Il testo del Suo comunicato recita così, in un importante e decisivo passaggio: «Rispetto al percorso SSIS, si prende il meglio di quella esperienza, evitando la ripetizione degli insegnamenti disciplinari, approfonditi già nella laurea e nella laurea magistrale…» E io mi chiedo se Lei sa quello di cui sta parlando. Perché, francamente, nelle facoltà di Lettere (quelle che conosco io) non si approfondisce proprio un accidente; ed è già un miracolo se alla fine dei cinque anni uno studente ha letto dieci canti di Dante e cinque o sei poesie di Petrarca. Cioè, i fondamenti del sapere letterario. Quelli che bisognerebbe avere letto e riletto per intero, più di una volta, perché altrimenti che cosa si va a insegnare? Quello che c’è già scritto nelle antologie? E Lei questo me lo chiama approfondimento? Via, signor Minsitro, siamo onesti: non scriviamolo almeno, che poi c’è gente che magari ci crede e pensa che i laurati in lettere abbiano davvero letto tanti libri… O è quello a cui crede anche lei?

7. E infine, non si stupisca, un’ultima richiesta, per pura curiosità: Le dispiace voltarsi un attimo, per cortesia?

* * *

Ecco, signor Ministro, come vede, niente (quasi niente) di allusivo o di insinuatorio, anzi. Nessun riferimento alla sua irreprensibile vita privata. Roba casta e innocente, insomma; e pure un po’ noiosa (vuol mettere la Noemi?). E poi, parliamoci chiaro, sette domande non sono dieci, no?

E quindi, dando per scontato che lei non risponderà a nessuna domanda, perché ha in questo un ottimo maestro, La prego almeno di tenere conto della diminuzione dei quesiti anche in sede legale. Intendo dire: immagino che ora Lei mi farà causa (sempre questione di maestri); tenga però conto che un milione di euro io proprio non ce lo posso avere, con lo stipendio che Lei gentilmente mi assicura. E non potrò proprio mai averlo. Quindi sia più clemente del suo maestro, insomma. Mi faccia una richiesta simbolica, che ne dice? Magari 100 euro, giusto per far vedere che aveva ragione lei. Oppure una decina d’anni di tirocinio prestato a titolo gratuito, che gliene pare?

Che almeno sto in mezzo ai giovani e, chissà, magari ci guadagno qualcosa in inconsapevole entusiasmo; e trovo pure qualcuno che mi mantenga, nel frattempo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

Nessun commento

Puoi essere il primo a lasciare un commento su questo articolo !

Lascia un commento

Subscribe without commenting